Monthly Archives: September 2011

Il nuovo Cetto Laqualunque

Quando la realtà supera la fantasia

Alberoni lascia

Un’ottima notizia per il Corriere, che si è finalmente liberato del suo editorialista più banale, noioso e insipido, un vecchio dispensatore di panzane che scriveva cose vecchie per un pubblico altrettanto vecchio. Lunedì è scaduto il contratto che lo legava al Corriere della sera, e finalmente se ne va in pensione.

Ora è il turno degli altri matusa come, ad esempio, Piero Ostellino e Giovanni Sartori.

 

Lo stanno scaricando tutti. Ma la Lega rimane al guinzaglio

Il titolo è eloquente. Dopo le parole forti che la presidente di Confidustria Emma Marcegaglia ha pronunciato contro il premier il 20 settembre scorso, oggi Silvio Berlusconi riceve il benservito dal presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni e dal Presidente della CEI, Angelo Bagnasco, cioè da quasi tutti gli amichetti che lo hanno sostenuto più o meno apertamente in questi anni. Gli unici che rimangono fedeli sono i leghisti, che, ormai lo sappiamo, hanno perso qualsiasi parvenza di forza politica autonoma, e si apprestano a votare NO alla mozione di sfiducia presentata dall’opposizione contro Saverio Romano, ministro imputato per mafia. Ma le pressioni si fanno sempre più frequenti, e provengono da personaggi sempre più influenti. Forse laddove ha fallito l’opposizione potrebbero riuscire i mercati e gli organismi internazionali. Speriamo bene.

Della serie “l’avevo detto”

Oggi sul Post potete trovare la segnalazione di un articolo del New York Times sui recenti problemi economici della Cina, articolo che conferma nella sostanza ciò che scrissi quasi un anno fa su La Golpe et il Lione. Gli Stati Uniti sono sempre più insofferenti rispetto all’atteggiamento del regime di Pechino, che mantiene basso il valore del renminbi (la moneta cinese) per favorire le esportazioni e garantire la sopravvivenza della poderosa ma inefficiente industria manifatturiera nazionale. In questi ultimi anni però gli interventi governativi non sono riusciti ad impedire un lieve apprezzamento del renminbi, che ora rende le imprese della Repubblica Popolare meno competitive di quelle di altri paesi del sud est asiatico. I recenti dati riportati dal NYT indicano che il settore manifatturiero è in contrazione per il terzo mese consecutivo.

A causa di anni ed anni di politiche monetarie espansive indiscriminate ora l’inflazione viaggia intorno al 6%, mentre il tasso d’interesse che le banche corrispondono ai risparmiatori non supera il 3%. Dal momento che tenere i soldi in un conto corrente è economicamente sconveniente, chi dispone di capitali li impiega nel settore immobiliare, che si sta gonfiando a ritmi preoccupanti.

A tutto questo si aggiunge la precarietà di un sistema bancario che è stato costretto a prestare enormi somme alle imprese statali e ai governi locali e che ora rischia di non riavere indietro quei soldi, spesso utilizzati per finanziare progetti infrastrutturali enormi ma poco profittevoli.

Il regime, per evitare che il paese cada nella recessione – con effetti devastanti sulle prospettive di ripresa dell’economia globale – deve abbandonare la politica dei sussidi alle esportazioni per incentivare lo sviluppo della domanda interna, in un’ottica di miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei cittadini cinesi. Si tratta però di una strada molto pericolosa per i burocrati di Pechino; una politica economica di questo tipo innalzerebbe il livello di benessere della popolazione, e con esso anche le loro aspettative: dopo il pane, i cinesi comincerebbero a pretendere la libertà.

Neutrini 1 – Gelmini 0

Oggi Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha emesso un comunicato stampa, disponibile sul sito ministeriale, in cui afferma che esisterebbe un tunnel sotterraneo tra il Cern (in Svizzera) e i laboratori del Gran Sasso (in Abruzzo), e che in questo tunnel i ricercatori avrebbero dimostrato che la materia può viaggiare a velocità superiore di quella della luce.

Altro che ponte sullo Stretto! Altro che Salerno-Reggio Calabria! Queste sono le grandi opere di cui il Paese ha bisogno! Costruite così in fretta che nessuno era a conoscenza della loro esistenza! Dopo aver fatto viaggiare i neutrini per 700 km, il prossimo grande obiettivo è dimostrare che il cervello della Gelmini ospita dei neuroni. Sarà dura, ma ce la faremo!

Outinglist di proscrizione

Questa mattina sul blog Listaouting sono stati pubblicati i nomi di alcuni politici (tutti di centrodestra) che, secondo gli autori (anonimi) del blog, sarebbero pubblicamente omofobi e privatamente omosessuali.

Il gesto ha diviso la comunità LGBT e la blogosfera, perché riporta al centro del dibattito pubblico un problema antico: il rapporto tra privacy e diritto di cronaca.

L’operazione “outinglist” è spregevole e disgustosa, e rischia soltanto di danneggiare la causa di gay, lesbiche, trasgender e coppie di fatto. Quello che mi fa specie non è la violazione della privacy dei politici pubblicamente “accusati”. C’è chi pensa che la privacy sia un valore assoluto; c’è chi invece, come il sottoscritto, ritiene che se al comune cittadino deve essere sempre garantita l’inviolabilità della propria corrispondenza e delle proprie comunicazioni, fino a quando queste non sono di pubblico interesse ma possiedono i requisiti della personalità e della sensibiità, sia difficil stabilire un confine netto tra pubblico e privato per quanto riguarda l’uomo pubblico, ed in particolare l’uomo politico.

Il politico in fin dei conti dispone di un potere notevolissimo, incomparabilmente più grande di quello in mano ai cittadini: non sarebbe quindi ragionevole aspettarsi una compressione del suo spazio di privacy? Quali sono le condotte private del politico che non influiscono sulla sfera pubblica, o che non possono essere considerate di pubblico interesse?

In ogni caso, non è questo il punto. Almeno, non oggi. La pubblicazione della lista è criticabile perché è assolutamente inaffidabile, priva di fonti, di dati, di file audio o video, di immagini che possano supportare l’accusa. Se non è possibile accertare la verità di queste informazioni – e non è possibile accertarla, visto che non vi sono link né citazioni di fonti né tantomeno i nomi degli autori – l’intero gesto si riduce alla diffusione di una “lista di proscrizione”, un modo feroce ed incivile di fare politica, che si pensava scomparso da tempo. E che farebbe bene a non ripresentarsi, perché costituisce un grosso ostacolo alla costruzione del clima necessario allo sviluppo ed all’allargamento dei diritti civili nel nostro Paese.

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