Monthly Archives: November 2011

Si avvicina il governo tecnico

Su quelli che saranno i futuri sviluppi della crisi di Governo si può immaginare qualcosa, una volta venuti a conoscenza di ciò che Napolitano ha fatto oggi:

Nello stesso giorno in cui con una nota rassicura opinione pubblica e mercati sul carattere definitivo delle dimissioni di Berlusconi e si impegna a favorire la formazione di un governo tecnico, il Capo dello Stato nomina senatore a vita Mario Monti, economista che da molti giorni è indicato come il probabile premier di un governo di salute pubblica. Che sia una coincidenza? Dubito.

Rimane una perplessità: che provvedimenti dovrà prendere il futuro governo? Oltre ad accogliere le richieste contenute nella famosa lettera della BCE, cercherà anche di approvare una nuova legge elettorale? Difficile dirlo, ma è improbabile che accada, visto che i partiti in gioco hanno posizioni inconciliabili su questo: PDL e PD spingerebbero per un maggioritario, l’UDC per un proporzionale, come anche la Lega e forse l’IDV. Il rischio dunque è che, una volta esauritosi il compito di un eventuale governo tecnico, si torni a votare con il porcellum e si ottenga una maggioranza nata già moribonda. Uno scenario certo non auspicabile per il futuro del Paese.

Internet Explorer è in crisi

Uno dei principali indicatori del successo di un prodotto, anzi in realtà l’unico, è la quota di mercato che è riuscito a conquistarsi. Per Microsoft arrivano brutte notizie: uno dei suoi prodotti di punta, Internet Explorer, da quest’anno è sceso sotto il 50% di tutti i computer, logorato dall’ascesa di Google Chrome e dei browser per smartphone e tablet. Mozilla Firefox rimane il secondo programma in quanto a popolarità, ma sembra incapace di continuare a crescere: la variazione di ottobre rispetto a settembre è un misero +0,03%, a fronte di un +1,42% del browser di casa Google. Per vedere come sono messi gli altri player c’è l’infografica di Linkiesta.

Questi dati dimostrano che della concorrenza tra i giganti dell’informatica a beneficiarne sono soprattutto gli utenti, che possono scegliere tra prodotti gratuiti e di alta qualità. Lo stesso Explorer è infatti migliorato sensibilmente rispetto a quando doveva misurarsi soltanto con Firefox. Sarebbe ora di aprire anche il mercato dei sistemi operativi, impedendo ai costruttori di computer di inserire Windows sulle loro macchine come sistema predefinito, o Mac nel caso di Apple. La competizione tra Windows, Mac e Linux diventerebbe diretta e porterebbe ad un crollo verticale dei prezzi, con grandi vantaggi per i consumatori. I sistemi Linux sono open source e nella stragrande maggioranza dei casi vengono distribuiti gratuitamente: quindi il prezzo dei sistemi operativi potrebbe scendere fino a zero. La maggiore concorrenza nel settore dei browser è stata introdotta nell’Unione Europea nel marzo 2010, quando è entrato in vigore la possibilità dell’acquirente di Windows di selezionare, al primo avvio del prodotto da lui acquistato, il browser che preferisce. Se e quando verrà introdotta una norma simile per quanto riguarda i sistemi operativi il settore ne uscirà probabilmente rivoluzionato. In meglio.

Servizio Pubblico, Santoro sfonda. Ma convince?

Ieri è andata in onda la prima puntata di Servizio Pubblico, il programma in multipiattaforma ideato e condotto da Michele Santoro. Un successo, bisogna dirlo: le prime stime parlano del 14% di share, che significa terzo “canale” della serata, dopo RaiUno e Canale5.

Di questo 14% pare che il 12% sia riferito alle televisioni locali che hanno mandato in onda la trasmissione: il residuo 2% sarebbe direttamente imputabile agli accessi web (Il Fatto Quotidiano, Repubblica, Corriere, ServizioPubblico.it, etc). Sono dati interessanti: grazie al nuovo progetto di Santoro le emittenti regionali, fino a questo momento schiacciate e sopraffatte dal duopolio RAI-Mediaset, hanno l’opportunità di ritagliarsi uno spazio di tutto rispetto, paragonabile per share e ricavi pubblicitari alle televisioni mainstream – anche se bisogna tenere presente che con tutta probabilità le prossime puntate otterranno uno share minore, come sempre accade in questi casi.

Ma non è così facile come sembra: al momento, contrariamente a quanto scrivono in molti, un terzo polo non esiste. Un programma che va in onda una volta alla settimana, anche se fa ascolti da record, non può costituire una valida alternativa ad un palinsesto strutturato. Se Santoro vuole veramente creare una televisione indipendente, autonoma da RAI e Mediaset e capace di incidere sul dibattito pubblico in Italia, deve andare oltre il format “Raiperunanotte”, dove sono tutti felici e contenti per una sera, dopodiché per tutta la settimana seguente bisogna tornare a RAI e Mediaset.

Una televisione vera significa avere programmi a tutte le ore di tutta la settimana, o almeno avere un programma in ogni prima serata. Altrimenti la cosa non ha molto senso. Senza contare che il progetto attuale è economicamente inefficiente, nel senso che quando Servizio Pubblico è in onda, il sito del programma deve riuscire a gestire l’enorme traffico che lo riguarda, e dunque deve assicurarsi di avere una larghezza di banda sufficiente. Banda che rimane inutilizzata o utilizzata solo parzialmente nel resto della settimana, quando il traffico sarà sensibilmente inferiore.

Ottima l’idea dei sondaggi su Facebook: un bel modo per coinvolgere gli spettatori. Peccato che la qualità delle domande faccia cadere le braccia. Come quello qui sotto, ad esempio:

Qualcuno aveva dei dubbi su come sarebbe finito questo sondaggio? è serio un sondaggio che come opzione di risposta prevede “il governo se ne deve andare e basta“? Soprattutto, è significativo, tenuto conto del profilo politico medio di chi guarda Santoro? Cosa ci dice? Ci dice che chi guarda Servizio Pubblico vuole che il Governo si dimetta. Ma questo, come dire, lo sapevamo già.

Infatti la domanda non puntava a questo, puntava semplicemente a dare agli spettatori l’impressione che la loro opinione conti qualcosa. Mentre è proprio il contrario: il voto diventa un rito di massa, che si realizza compiutamente nell’imponente flusso di commenti che nessuno leggerà (proprio perché non sono fatti per essere letti).

Ecco perché Santoro non mi entusiasma: il populismo è la rovina dell’informazione.

I sondaggi di Servizio Pubblico

 

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