Monthly Archives: March 2012

Microsoft, il copyright e il mercato cinese

Come molti sanno, la Cina è la patria della contraffazione, il posto da dove partono verso il resto del mondo milioni di prodotti equivalenti agli originali, ma vietati per legge. Il settore informatico non fa eccezione, ed anzi ha visto fin dai primi anni ’90 la diffusione massiccia di copie piratate delle varie versioni di Windows.

Un fenomeno che Microsoft ha sempre cercato di contrastare, vendendolo all’opinione pubblica come un vero e proprio furto, un danno agli asset aziendali. In realtà si tratta semplicemente di concorrenza, e non danneggia la Microsoft più di quanto un imprenditore danneggi il proprietario di una ditta di trasporti entrando in quel mercato. La teoria propagandata da tutti i detentori di un monopolio intellettuale secondo cui ogni copia contraffatta venduta sarebbe una somma sottratta al loro business risulta infondata a chiunque abbia visto anche una sola volta nella vita una curva di domanda.

La curva di domanda mostra una cosa molto banale, ma le cui implicazioni pratiche sono spesso ignorate: la domanda di un bene cala all’aumentare del suo prezzo. Ci sono pochissimi beni che fanno eccezione a questa regola e il software non è tra quelli.

Dunque chi pirata un software e lo vende ad un decimo del prezzo della versione originale non sta danneggiando l’azienda produttrice, perché chi ha acquistato la copia illegale, ad esempio, a 10 dollari non l’avrebbe acquistata se il prezzo fosse stato 100 dollari. Paradossalmente i monopolisti intellettuali dovrebbero ringraziare i “pirati”, perché vendendo i loro prodotti ad un prezzo competitivo ne favoriscono la diffusione e creano una clientela fidelizzata, che in futuro potrebbe decidere di comprare il prodotto originale. è un fenomeno già osservabile nel mercato musicale, dove le vendite online continuano ad aumentare parallelamente alla persistenza della pirateria informatica.

Sembra che Microsoft abbia finalmente capito l’andazzo, ed abbia deciso di rispondere nel modo economicamente più efficiente: abbassando il prezzo della versione cinese di Windows.

L’unica cosa che mi lascia scettico è la loro convinzione di poter impedire la diffusione in Occidente di quella stessa versione. Fare differenziazione di prezzo in un mercato globale come quello informatico non è difficile, è praticamente impossibile.

L’Open Source e i soldi

A tutti quelli che “l’open source è roba da comunisti” e “non ha futuro perché è tutto gratis”, un piccolo annuncio: Red Hat, l’azienda californiana che produce e vende una particolare distribuzione Linux, nel 2011 ha ottenuto ricavi per più di un miliardo di dollari – come ha fatto? Ve lo spiegano qua. Ovviamente  i numeri non sono paragonabili a quelli dei monopolisti del settore come Microsoft o Apple, ma al contempo sono di tutto rispetto e smentiscono ancora una volta la vulgata secondo la quale l’assenza di copyright impedirebbe di fare business. Non è che lo impedisce, è che ti costringe a fare un prodotto migliore perché i tuoi concorrenti non sono stati estromessi dalla legge.

La Corte Penale Internazionale a fumetti

Su Cartoon Movement potete trovare un bel fumetto interattivo che riassume la storia della Corte Penale Internazionale e le questioni ancora aperte che la riguardano. Particolarmente significativa la seconda vignetta, che raffigura i 199 paesi che hanno sottoscritto lo Statuto della Corte. Gli USA, unico tra gli Stati occidentali, non l’hanno ancora fatto.

Potter arriva in ebook, ma i prezzi rimangono cartacei

Apprendiamo dal Post che Pottermore, la “casa editrice” personale lanciata poco tempo fa dalla Rowling, ha messo in vendita tutti i romanzi della saga di Harry Potter in versione digitale. Molto bene, peccato che i prezzi siano da rapina:

6 euro per i primi tre e circa 8 e mezzo per gli altri 4. Cifre non molto diverse da quelle che sborseremmo per un’edizione economica in formato cartaceo. Un errore di marketing? Ma no! Semplicemente uno dei tanti effetti spiacevoli del copyright. Chi ha il monopolio di un bene, infatti, può venderlo al prezzo che desidera, senza preoccuparsi di ciò che farà la concorrenza, visto che per definizione la concorrenza non esiste. Quella legale, almeno. è altrettanto ovvio che fissare un prezzo troppo alto spingerà molti consumatori a rivolgersi a canali “alternativi” come i torrent, eMule e compagnia bella. Un principio microeconomico basilare: chi vuole acquistare un prodotto ma non vuole farsi “spennare” dall’unico soggetto che ha il permesso di venderlo cercherà, se possibile, di non farsi spennare. E di questi tempi condividere in rete un ebook non è particolarmente difficile.

Il concetto è banale, ma visto lo stato del dibattito in materia temo sia il caso di ripeterlo: l’innovazione tecnologica di per sé non garantisce prezzi più bassi per il consumatore finale, se non avviene in un contesto concorrenziale. I libri digitali venduti a 10 euro non sono altro che l’effetto di un processo innovativo che però è stato “tenuto a bada” dall’unico attore presente sul mercato – in questo caso, la signora Rowling.

Rivoluzione Open Data, cosa cambia per le startup: intervista a Lorenzo Benussi

Gli Open Data entrano a tutti gli effetti nell’Agenda Digitale del Governo: ne parliamo con Lorenzo Benussi su Working Capital.

Le relazioni extraconiugali dei governi mediorientali

Da Cartoon Movement:

Gli appunti di Storia della Repubblica in pdf

Stesso discorso fatto per quelli di storia dell’industrialismo.

Il pdf lo trovate qui.

Il nuovo iPad fa il record di vendite

Alla faccia di tutti coloro che pronosticavano difficoltà per l’azienda in seguito alla morte di Steve Jobs, ieri Apple ha reso pubblici i dati sulle vendite dei primi tre giorni successivi al lancio del Nuovo iPad:

the numbers are big. Very big. Three million iPads sold in the first three days big.

Il cambio del nome del prodotto non ha influito, pare: del resto pensarlo era ingiustificato. Il marchio Apple, complice la sua immediata associazione alla figura iconica di Jobs, è forte come mai prima d’ora e lo rimarrà ancora a lungo.

Storia della Repubblica italiana – Parte terza: la fine del centrismo

Anche dopo l’attentato a Togliatti, l’atteggiamento massimalista del PCI. funzionale al mantenimento dell’unità del movimento e mai sfociato in un atteggiamento eversivo, non fa che rafforzare l’isolamento in cui i comunisti si trovano: un rapporto di forze che rimarrà immutato fino al 1992, condannando il PCI a svolgere il ruolo di perenne opposizione.

Nel 1949 l’Italia aderisce al Patto Atlantico: è lo stadio conclusivo del percorso che porta definitivamente il nostro paese a far parte del blocco occidentale. Il Patto Atlantico sconfessa di fatto il progetto universalista dell’ONU. Le Nazioni Unite nascono infatti come organizzazione che propone una politica internazionale basata su accordi dal respiro mondiale e non più su patti bilaterali e multilaterali.

Nel 1944 Fausto Gullo, ministro comunista, aveva emanato dei decreti che assegnavano ai contadini terreni da coltivare, ma nel 1946 i decreti Segni cancellano i decreti Gullo e restituiscono le terre alle classi dominanti. Negli anni seguenti le proteste popolari si moltiplicano e il malcontento si diffonde anche nelle grandi città. Tra il 1949 e il 1950 viene varata da De Gasperi la riforma agraria, per garantire una distribuzione delle risorse più equa e  per procurare alla DC il sostegno dei contadini. Il provvedimento tuttavia è un parziale fallimento, perché le terre assegnate sono troppo piccole per essere economicamente efficienti, non vengono create cooperative né aziende di produzione. La strategia governativa non punta a rendere il Meridione una zona industrializzata, ma ad innalzare il livello di vita ed il potere d’acquisto della popolazione tramite trasferimenti regolari, in modo da creare un mercato di sbocco per i prodotti delle industrie settentrionali. La Cassa del Mezzogiorno, nata nel 1950 e inizialmente destinata a chiudere nel 1970, diventa invece una caratteristica strutturale del sistema economico nazionale. Ezio Vanoni vara un’importante riforma fiscale, che rende obbligatoria la predisposizione della dichiarazione dei redditi e abbassa drasticamente le aliquote, in particolare quelle sui redditi medi (artigiani, commercianti, liberi professionisti passano dal 42% al 14%). I controlli sono più frequenti e il rischio di essere scoperti molto maggiore: la filosofia è “pagare meno per pagare tutti”.

Le amministrative del 1951 e del 1952 vedono il calo della DC, che sembra sempre meno capace di aggregare il consenso dei cittadini. Per cercare di mantenere il governo del paese De Gasperi e Scelba fanno approvare la cosiddetta “legge truffa”, che assegna un premio di maggioranza alla coalizione che ottiene il 50% +1 dei voti. La legge è truffaldina perché la DC è l’unico partito in grado di dare vita ad una coalizione maggioritaria. Il progetto legislativo passa l’esame delle Camere ma alle elezioni del ’53 l’alleanza guidata dalla DC manca il quorum per pochissimi voti: è la fine della carriera politica di De Gasperi e il tramonto del progetto centrista.

Il Male ripesca Aldo Moro

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