Monthly Archives: May 2012

In difesa della bestemmia

Come forse saprete, recentemente un sito di integralisti cattolici che non voglio citare per non far loro pubblicità ha chiesto che tutti coloro che bestemmiano su Facebook vengano cancellati dal social network e denunciati, come previsto da una norma ancora oggi in vigore che sanziona la bestemmia con una multa.

Al di là dell’episodio, che conferma la nocività sociale di questi clerical-fascisti, a me pare assurdo che nel XXI secolo un privato cittadino venga punito per aver provocato un danno inesistente.

Perché questo è il punto vero della questione: la repressione della bestemmia ha basi giuridiche nulle, visto che l’esistenza del soggetto offeso non è ancora stata provata, nonostante decine di persone abbiano sprecato le loro vite nel tentativo. Finché l’esistenza di qualcosa non è dimostrata, dobbiamo concludere che quella cosa non esiste. E una cosa che non esiste non può essere danneggiata.

Ok, direte voi, però la bestemmia offende il credente. E allora?? Peggio per lui. Dovessimo seguire questo ragionamento, dovremmo vietare anche “porco cane”, ad esempio. I padroni di cani potrebbero offendersi. Per non parlare di tutte le imprecazioni che coinvolgono le prostitute. Praticamente ogni opinione espressa od ogni condotta tenuta da qualcuno può risultare “offensiva” per qualcun’altro.

Quando un ragazzo lascia una ragazza, questa in genere non lo denuncia. Se dicessi ad un amico che cucina da schifo, probabilmente ci rimarrebbe male, ma certamente non mi denuncerebbe. Invece se qualcuno bestemmia, teoricamente può essere denunciato. Dico teoricamente perché la palese inapplicabilità della legge la rende sostanzialmente inapplicata, a meno che uno non si metta a porconare davanti ai carabinieri.

Ma allora, se è una legge sbagliata, stupida e per giunta inapplicabile, cosa aspettiamo ad abrogarla?

Contro chi non vuole la parata del 2 giugno

Mi spiace, ma a me la proposta di abolire la parata del 2 giugno per dare i soldi ai terrremotati sembra la solita cazzata all’italiana. Intendiamoci, le parate non mi piacciono, non le guardo da almeno 10 anni, sono noiose e il militarismo mi è sempre stato sul culo. In particolare, festeggiare la Repubblica facendo sfilare dei militari è una pratica che non approvo.

Detto questo, chiedere di abolire questa parata è sbagliato. Chi lo chiede dice che sarebbe uno spreco impiegare dei soldi per la parata invece che per i soccorsi ai terremotati. Vero. Ma l’alternativa quale sarebbe stata? Se non ci fosse stato il terremoto, i soldi della parata sarebbero stati soldi ben spesi? No di certo, sarebbero stati soldi buttati nel cesso. Perché anche senza il terremoto, non ci sarebbero certo mancate delle opzioni di impiego preferibili alla parata: avremmo potuto dare i soldi agli esodati, alla famiglia della vittima dell’attentato di Brindisi, e così via.

Invece no, preferiamo strillare a gran voce che la parata non va fatta e che i soldi vanno dati ai terremotati. A mio modesto avviso la parata non andrebbe fatta mai, ma chiederne l’abolizione per dare più soldi ai terremotati è l’ennesima soluzione ipocrita prospettata da chi si indigna sul momento ma in realtà non è veramente interessato a risolvere il problema.

Perché il problema si risolve con l’applicazione severa delle leggi anti-sismiche, con la costruzione di edifici di qualità migliore, con una vigilanza intransigente sul settore edilizio, con poche norme ma che siano chiare, pochi passaggi burocratici e quindi la minima dispersione di responsabilità possibile. Non si risolve con il moto d’indignazione popolare contro la parata.

Gli italiani e il calcio: Winston Churchill aveva ragione

Disse Winston Churchill, Primo Ministro inglese durante la Seconda guerra mondiale: “gli Italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre”. Beh, forse aveva ragione, a giudicare da quel che ha detto oggi Mario Monti. Ha avuto tante occasioni per indignarsi, per esternare tutto il suo disprezzo: le liberalizzazioni mancate, la corruzione, la crisi europea.

Cos’è che invece l’ha spinto a dichiarazioni così dure? L’ennesimo scandalo del calcioscommesse. Il buon vecchio populismo all’italiana non morirà mai, pare.

L’Egitto del futuro tra islamisti e fascisti

Una vignetta eloquente sulla situazione in cui versa il paese dopo la rivoluzione. Sempre da CartoonMovement.

ItaliaStartup: uniti per cambiare. Gli startupper a confronto col Ministro Passera

Sabato scorso, nella cornice veneta dell’incubatore H-Farm, si è tenuto l’open day di ItaliaStartup, associazione indipendente che riunisce soggetti attivi nel campo dell’innovazione e dell’imprenditoria digitale. L’evento è stato unico nel suo genere per la presenza, accanto a startupper, manager e consulenti, del Ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera, che….

Continua su Working Capital.

Una nuova classe dirigente per il PD

Non se ne può più, hanno superato ogni limite. Eppure di possibilità ne hanno avute tante, forse troppe. Ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

La classe dirigente del Partito Democratico è imbarazzante, probabilmente è la peggiore nell’intera storia dei partiti politici progressisti europei. Anche volendo essere indulgenti non si può far finta di non vedere l’inadeguatezza di questi signori: ristagnano in Parlamento da vent’anni e collezionano un fallimento dopo l’altro.

Volevano fermare Berlusconi e gli hanno consegnato il paese. Volevano migliorare le condizioni dei lavoratori e hanno creato il precariato per non infastidire i sindacati. Negli altri paesi si discute apertamente di matrimonio gay, da noi se un ministro accenna brevemente alla cosa viene costretto a “scusarsi” e il PD fa finta di niente: a volte mi chiedo se lo facciano apposta, ma ho paura della risposta che potrei ottenere.

Cosa stiamo aspettando? Quando ci decideremo, militanti, iscritti e simpatizzanti, ad inserire la rottamazione dei dirigenti come punto prioritario dell’agenda politica del PD? è finito il tempo dei richiami alla compattezza e all’unità, sono minacce poco credibili: sarebbe errato parlare di divisione, visto che essa presuppone l’esistenza di due fronti contrapposti, mentre pochissimi iscritti si schiererebbero con queste vecchie ciabatte.

Il rilancio del PD passa inevitabilmente per l’azzeramento della sua classe dirigente: i vari Veltroni, D’Alema, Bersani, Bindi, Letta devono prendere atto del proprio fallimento prima di condannare il partito allo stesso destino.

I trentenni devono fare un passo avanti, sfidare apertamente la leadership di Bersani e chiedere di risolvere la questione con le primarie. Solo così sapremo con chiarezza dove stiamo andando, con chi e con quale programma.

Most valuable global brands: un’infografica

Molto interessante, quest’infografica che riassume l’indagine condotta annualmente da MillwardBrown, perché aiuta ad evidenziare alcune tendenze di lungo periodo dell’economia mondiale: come si modificano i rapporti di forza tra diversi settori e tra diverse zone geografiche.

Possiamo notare facilmente il peso fondamentale che Internet e le tecnologie informatiche hanno assunto: tra le prime 10 aziende per valore del marchio, 7 sono ICT.

Altri due punti da tenere d’occhio: un’età media delle imprese in calo, dovuta probabilmente all’entrata di nuovi competitori in molti mercati, e il ruolo sempre più importante dei paesi emergenti, asiatici ma non solo, anche se la Cina come al solito fa la parte del leone. Buona lettura.

La favola dei moderati

Tra i tanti difetti del lessico politico di casa nostra, uno mi ha sempre colpito: ostinarsi ad etichettare gli elettori leghisti e pidiellini come “elettorato moderato”. Cercando di spacciare all’opinione pubblica l’idea che votare Berlusconi sia un po’ come votare DC.

Ma come è possibile che tale definizione sia ancora in uso, dopo 18 anni di berlusconismo nefasto e di deliri leghisti? Chi vota per un partito che ha sempre avuto tra i suoi punti programmatici principali la delegittimazione della magistratura NON è moderato, e non lo è nemmeno chi crede nell’esistenza di una fantomatica nazione chiamata Padania.

Eppure in questi giorni di crisi del centrodestra i giornali più importanti scrivono in continuazione di scomparsa dello schieramento moderato. Uno schieramento morto da 20 anni.

Le elezioni presidenziali in Egitto

Da CartoonMovement: gli elettori egiziani, tra l’esercito e gli islamisti.

La Fornero sui gay se l’è fatta addosso

Pochi giorni fa la Fornero aveva timidamente accennato alla possibilità di riconoscere alle coppie omosessuali gli stessi diritti di cui godono quelle eterosessuali: non l’avesse mai fatto! Immediatamente i profeti dell’odio di genere sono insorti, rilasciando dichiarazioni come questa di Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari, alla cui conferenza il Ministro aveva appena parlato:

(da il Giornale) Il ministro, scrive Belletti in una lettera aperta, è salita in cattedra e ha impartito una lezioncina senza ascoltare e senza preoccuparsi dei «bisogni veri delle famiglie» mentre «ha spostato l’attenzione sul tema del riconoscimento delle coppie di fatto». Belletti chiede alla Fornero se davvero pensa che sia questa la priorità rispetto invece ai bisogni «dei genitori, dei lavoratori, delle famiglie separate e di quelle vedove, di chi ha figli disabili». Il Forum ricorda che «le famiglie autentiche sono oramai all’angolo, grazie alle stangate e ad un regime fiscale che da troppo tempo penalizza le famiglie con i figli».

Quei “veri” e “autentiche” li trovo raccapriccianti, un modo neanche troppo nascosto di dire che l’amore eterosessuale è in quanto tale superiore a quello omosessuale.

Ma la Fornero avrà mostrato gli attributi, si potrebbe pensare: un Ministro che ha approvato due riforme durissime in tempi record, membro di un Governo che ha introdotto il pareggio di bilancio in Costituzione con uno schiocco di dita, non si farà certo intimorire dai proclami razzisti del primo bigotto che passa per strada.

E invece.

Invece pare che la Fornero se la sia fatta addosso, visto che oggi ha pubblicato su Avvenire una dolce letterina di scuse, in cui ammette di aver esagerato e chiede perdono per l’atteggiamento irrispettoso. In particolare dice:

Non ho quindi auspicato che le unioni di fatto, sia etero sia omosessuali, siano equiparate alla famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, ma semplicemente invitato ad aprire gli occhi sulle diverse realtà che stanno emergendo e a non dimenticare, e meno che mai a discriminare, i diritti dei singoli individui che vi si riconoscono e che chiedono con forza un riconoscimento.

Bellissimo. Di fatto quello che dice è: “dobbiamo ascoltare le richieste degli omosessuali, però anche no, ché alla fine della fiera sono froci, cazzi loro”.

La letterina a Babbo Natale è seguita da una breve risposta di un compiaciutissimo Marco Tarquinio (direttore di Avvenire) che contiene passaggi come questo:

L’importante è però la sostanza della lettera del ministro: in essa non si parla a sproposito di «matrimonio» (di serie A o di serie B), ma del tutto a proposito ci si riferisce alla Costituzione repubblicana (che riconosce, e non disegna a suo capriccio, la famiglia «come società naturale fondata sul matrimonio») e riguardo alle diverse forme di convivenza si ragiona saggiamente e civilmente di «diritti dei singoli individui». Beh, questo è applicare in modo serio il principio enunciato dal ministro stesso: «Nelle analisi è bene separare preferenze e convincimenti personali da valutazioni più oggettive».

è sconcertante constatare come in Italia tutti siano liberi di dire le peggiori bestialità senza doverne poi rispondere all’opinione pubblica. Lascia spiazzati la malafede di Tarquinio: la Costituzione parla di “società naturale fondata sul matrimonio”, non parla espressamente di matrimonio eterosessuale. Ne consegue che il dettato costituzionale può essere liberamente interpretato e che per aprire l’istituto del matrimonio anche agli omosessuali è sufficiente una legge ordinaria. Ma più si va avanti peggio è:

Voglio dire che sedici milioni di famiglie fondate sul matrimonio tra un uomo e una donna sono un dato oggettivo e non rappresentano una «eccezione», bensì un’immensa e buona realtà dell’Italia che purtroppo non è ancora oggi rispettata e sostenuta come merita e come la Costituzione indica e, anzi, nella realtà finisce per essere addirittura disincentivata.

Qui il ragionamento raggiunge vette inarrivabili. Possiamo azzardare due interpretazioni:

1) La legge vieta agli omosessuali di sposarsi——> Tutte le famiglie sono eterosessuali——> “Vedi?! Se tutte le famiglie sono eterosessuali ci sarà pure un motivo!”. Una logica un po’ traballante, mi verrebbe da dire.

2) “Siccome la maggioranza degli italiani è eterosessuale, gli omosessuali non possono sposarsi. Noi siamo di più e vinciamo noi, pappappero.” Che è un po’ come dire che siccome la maggior parte degli italiani non beve il tè col latte bisogna vietare per legge di bere il tè col latte. Giudicate voi.

Il punto fondamentale è il secondo: lo Stato italiano impedisce ad alcuni privati cittadini di unirsi in matrimonio perché sono dello stesso sesso. Non so voi, ma io una cosa del genere la chiamo razzismo. Bisogna che sia chiaro a tutti che dare più diritti ai gay non implica toglierli agli eterosessuali: permettere agli omosessuali di sposarsi non implica privare gli eterosessuali dell’istituto del matrimonio!

Ma si sa, in Italia chi la pensa in questo modo è considerato un pericoloso sovversivo. Un buon cristiano, anche se è gay, deve sposare una donna perché lo dice Tarquinio, perché se pretende di scegliere liberamente come gestire la propria vita non “rispetta” la splendida realtà delle 16 milioni di famiglie italiane.

Su questo fronte una sinistra moderna può e deve distinguersi dall’autoritarismo fascio-clericale. Altro che PACS, DICO, registri e giocattolini vari: bisogna chiedere con chiarezza e con forza il matrimonio gay. Perché l’estremista non è chi lo propone, ma chi lo ostacola.

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