Storia della Repubblica italiana – Parte quarta: crescita e miracolo economico

La dura sconfitta elettorale subita dalla DC nel 1953 provoca l’inasprimento dei contrasti interni al partito, diviso in due correnti guidate da Mario Scelba, ex ministro dell’Interno, e Amintore Fanfani. L’impossibilità di risolvere questa contrapposizione nel breve periodo porta alla formazione di un “governo d’affari” (cioè con il sostegno esplicito dei grandi industriali) presieduto da Pella. L’esperienza governativa di Pella finisce nel 1954, con la crisi  di Trieste,

Il governo di Mario Scelba si caratterizza per l’atteggiamento antisindacale ed anticomunista, nel solco della strategia da lui seguita in passato. Le discriminazioni nei confronti degli iscritti al PCI o dei suoi simpatizzanti, unite alla repressione dura e gratuita delle proteste sindacali, contribuiscono a creare un divario netto tra classe operaia e forze dell’ordine.

Proprio i suoi legami con la polizia sono all’origine di alcuni scandali che vengono trattati in maniera approfondita dalla stampa.

Lo scandalo Montesi è particolarmente sentito: Wilma Montesi, bella ragazza di umili origini, viene trovata morta sul lido di Torvaianica, seminuda, senza reggicalze. Dopo ripetuti tentativi di insabbiamento da parte delle forze dell’ordine, emerge una serie di torbidi intrecci tra alti dirigenti della DC, alta borghesia e parte della gerarchia ecclesiastica. Pietro Piccioni, figlio di Attilio Piccioni, alto dirigente della DC, tra i potenziali successori di De Gasperi, frequentava la villa di Ugo Montagna, ex marchese, poco distante dal luogo in cui era stato ritrovato il cadavere e sede di frequenti festini orgiastici. Piccioni e Scelba vengono costretti alle dimissioni. Secondo quanto riferito da Aldo Moro durante il suo sequestro, lo scandalo sarebbe stato “pilotato” da Fanfani per garantirsi la successione.

Scelba, poco prima di dimettersi, riesce a bloccare le indiscrezioni della stampa sullo scandalo Pisciotta, facendo trapelare indiscrezioni sui passatempi notturni di un dirigente comunista famoso per il suo atteggiamento moralista ed intransigente.

Durante gli anni Cinquanta la società italiana diventa a tutti gli effetti un paese industriale: tra il 1958 e il 1963 il tasso annuo di crescita del PIL supera il 6%. Contrariamente a quanto avvenuto in altri paesi, lo sviluppo economico non si accompagna a fenomeni inflazionistici o a squilibri nella bilancia dei pagamenti. Possiamo distinguere due sottofasi, pre e post-58. La prima fase è caratterizzata dall’aumento della domanda interna, sostenuta dal massiccio intervento dello Stato nell’economia. A partire dal 1958 la nascita del mercato comune europeo permette all’economia italiana di intraprendere un sentiero di crescita basato in misura sempre maggiore sulle esportazioni.

Il sistema economico italiano venne definito da Eugenio Scalfari una “cometa”, avente il suo centro tra Torino e la Lombardia, la sua coda lungo la Valle Padana: i settori trainanti sono la meccanica, la petrolchimica, le automobili, gli elettrodomestici bianchi, la siderurgia.

Parallelamente al dualismo tra grandi e piccole imprese, ne esiste un altro tra imprese efficienti e non. Le imprese esportatrici sono efficienti, perché operano in mercati avanzati e devono fronteggiare la concorrenza; le imprese che vivono di mercato interno sono invece tendenzialmente inefficienti, producono prodotti di qualità abbastanza scarsa, con manodopera non particolarmente qualificata.

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