Questo è il momento giusto. Con la destra a pezzi e il Terzo Polo ormai scomparso, la Lega fortemente ridimensionata, il PD ha retto l’impatto di queste amministrative. Ma non può illudersi di reggere alle legislative dell’anno prossimo, se non si dimostrerà capace di dare voce e spazio alla società civile e alle sue aspirazioni.
Le strade percorribili sono solo due: la prima, da percorrere con la solita, scarsissima classe dirigente che continua a perdere da 20 anni, conduce alla batosta elettorale ed alla crisi politica definitiva; la seconda, aperta da un rinnovamento programmatico e dirigenziale, può condurre alla vittoria e può dare il via ad una grande stagione di riforme.
Ovviamente le vecchie carampane del partito non hanno la minima intenzione di abbandonare i loro scranni. La decisione spetta ad altri, in particolar modo ai vari Civati, Renzi, Serrachiani, Orfini, Fassina: mettano momentaneamente da parte le divergenze ideologiche, costringano la generazione sessantottina a cedere le redini.
Azzeramento dei vertici e primarie. Da qui bisogna partire se si ha l’ambizione di diventare forza di governo. Facile a dirsi, un po’ meno a farsi, è vero. Ma non è impossibile, ci vuole solo un po’ di coraggio.
