Category Archives: Milano

La biblioteca del futuro

Sbagliava di grosso il cialtrone che pochi anni fa dichiarava sprezzante che “con la cultura non si mangia”, che i libri non servono a niente: certo, dipende da quali libri si leggono e da come li si studia; ma la qualità del capitale umano è un asset indispensabile per chiunque voglia competere nell’economia globale.

Il sistema bibliotecario pubblico è stato un grande strumento di liberazione delle masse: liberazione culturale prima che economica. Grazie all’esistenza di un sistema bibliotecario pubblico i ceti meno abbienti hanno potuto attingere ad un patrimonio culturale altrimenti irraggiungibile.

Oggi, tuttavia, la biblioteca come istituzione è in crisi profonda: intendiamoci, non è il pubblico che manca, anzi. La crisi è di natura diversa, ed è dovuta in particolare allo scarto tra lo scopo istituzionale perseguito e le esigenze degli utenti.

L’obbiettivo della biblioteca è offrire gratuitamente prodotti culturali (libri, film, musica….); ma è questo ciò che vuole il consumatore? Dipende.

Le biblioteche pubbliche sono frequentate da persone di tutte le estrazioni sociali: dalla ragazza della “Milano bene” che studia filosofia o giurisprudenza nella Braidense al clochard e all’immigrato che utilizzano Internet e ascoltano musica nella biblioteca del Parco Sempione. Per come il sistema bibliotecario è attualmente disegnato, la categoria più svantaggiata è quella dello studente – per inciso, si tratta della categoria di gran lunga maggioritaria in tutte le biblioteche.

è svantaggiata perché lo studente non ha bisogno di prendere in prestito i libri: se è ricco li compra, se è povero o non vuole spendere li fotocopia o li scarica da Internet. Che questo sia legale o meno non ci deve interessare, dobbiamo solo tener presente che nessuno studente ha difficoltà ad accedere ai libri.

Di cosa ha bisogno, quindi? Di spazio. Lo studente oggi cerca uno spazio per poter studiare in tranquillità, un riparo dalla giungla di rumori e distrazioni che lo circonda. La biblioteca offre molti, moltissimi libri, ma pochi, pochissimi posti a sedere e un orario di apertura ridicolo, che termina, se va bene, alle 19,30.

L’offerta dovrebbe focalizzarsi sull’attività, non sull’oggetto di quell’attività. Il fallimento del sistema attuale va ricercato nell’impostazione dirigistica che lo caratterizza: “noi scegliamo i libri tra i quali puoi scegliere”. Dinamiche di questo tipo non sono più efficaci, ammesso che lo siano mai state. La dinamica vincente, ora, è quella della responsabilità personale: “sei tu a scegliere, noi ti diamo gli strumenti per portare fino in fondo la tua scelta”.

Questo, concretamente, significa mettere a disposizione spazi comunali o di altri enti pubblici, da impiegare in maniera pressoché esclusiva come sale di lettura, aperte dalle 8,30 alle 23,30. Proviamo ad immaginare come uno scenario del genere potrebbe cambiare il nostro modo di vivere la città: certo, gli studenti che a casa non possono studiare avrebbero la possibilità di stare in biblioteca tutto il giorno. Ma è solo la punta dell’iceberg; pensiamo ad esempio agli effetti sulla sicurezza e sull’ordine pubblico: tenere aperte le biblioteche fino quasi a mezzanotte significa mantenere attivo un centro di aggregazione anche nelle ore serali, sottrarre quella zona alla desolazione che colpisce alcune parti di Milano dopo le 20,00. Un quartiere affollato è un quartiere più sicuro.

Il costo economico di tutto questo? Non credo sia alto: si può rinegoziare il contratto dei bibliotecari estendendone l’orario e riducendo il carico di lavoro. Nel caso in cui la rinegoziazione fosse impossibile, si potrebbe assumere qualche studente con un contratto a tempo determinato per coprire le ore aggiuntive rispetto a quelle attuali: si darebbe un lavoro ad alcuni e si offrirebbe un servizio a molti.

Mi chiedo, a questo punto: la Giunta Pisapia ci ha già pensato? Quella che ho indicato è una strada praticabile?

Quotidiani disagi di chi frequenta la Braidense

La Biblioteca Nazionale Braidense è una delle più belle di Milano. è anche uno degli edifici pubblici con gli impiegati più arroganti, scansafatiche e menefreghisti che ci siano in circolazione.

Quando, pochi giorni fa, Milano è stata messa in ginocchio dall’ennesimo sciopero ATM, gli impiegati ne hanno approfittato per chiudere la biblioteca con un’ora di anticipo rispetto all’orario di chiusura, giustificando la cosa con “è per permettere a tutti di tornare a casa”. Come se l’orario di chiusura normale fosse nel cuore della notte: le 6 e un quarto. Vedete voi.

Ieri, la perla: usciamo mezz’ora prima perché c’è una “visita guidata non programmata”. Visita guidata non programmata, proprio così ha detto. Ora, già il fatto che in una biblioteca si facciano le visite guidate è indice del marciume che alberga nella mente degli amministratori. Ma è l’espressione “non programmata” che mi lascia esterrefatto: se la visita non è programmata, a maggior ragione è folle interrompere il servizio, non vi pare?

Anche quando il personale decide che, suvvia, si può anche rispettare l’orario, riesce comunque a fregare alla collettività quel quarto d’ora. Alle 6 meno qualcosa arriva sempre il tizio di turno che inizia a chiudere le persiane della sala – mentre tu sei dentro e stai leggendo! Come a dire: “muoviti, sloggia, ché mi fai perdere tempo!”.

Ora, magari voi state pensando che sono un rompicoglioni che non ha nulla da fare (il che è anche vero), ma mi sembra che questi comportamenti siano indice di un’abitudine molto diffusa: quella a considerare il pubblico ufficio non un servizio alla collettività, ma un posto di lavoro tranquillo e riposante.

Ma, certo, se dici cose del genere sei un “turboliberista”.

Il Comune di Milano che vorrei tra 10 anni

Visto che si parla tanto di taglio delle province, rilancio l’idea di una gloriosa area metropolitana che ristabilisca finalmente il dominio di Milano su quei provincialotti dei Monzesi (che ancora una volta sembrano averla scampata):

Le settimane di stocazzo

Le settimane di stocazzo sono diffusissime in Italia, non so nel resto del mondo. Ogni grande città ne ha almeno due o tre: la settimana della Moda, quella della Cultura, quella del Taglia  & Cucito, quella dei Libri, quella dell’Elettronica, et cetera.

Questo proliferare di iniziative temporanee e iperpubblicizzate mi sembra il segnale dello stato patologico della vita culturale nel nostro Paese. Mi spiego meglio. Da oggi fino al 25 aprile in tutta Italia sarà la Settimana della Cultura: musei ad accesso gratuito, promozioni, iniziative varie, e così via. Bene. Questo pomeriggio, subito dopo pranzo, mi sono infilato nella centralissima Biblioteca Nazionale Braidense col proposito di studiare per un esame. Lascio la mia roba nell’armadietto, percorro l’imponente scalinata che conduce all’ingresso, vado dal bibliotecario per compilare il foglietto. Salvo scoprire, pochi secondi dopo, che la biblioteca è chiusa perché nella sala è in corso un’iniziativa della Settimana della Cultura: trattasi per la precisione di una pubblica lettura di nonsocosa.

Ora, già a Milano ci sono poche biblioteche in rapporto alla decine di migliaia di studenti (considerando solo gli universitari) che ci vivono; già queste biblioteche hanno orari che a momenti neanche l’ufficio postale di un anonimo comune del foggiano: è opportuno privare gli studenti del servizio per ospitare una cazzo di lettura??

Come al solito ciò che importa è la facciata: facciamo qualche bella iniziativa fighetta, divertente, poi però le biblioteche sono sempre strapiene e chiudono alle 7 (se vi va bene!), gli over 65 e i militari hanno il cinema scontato e noi no, soltanto negli ultimi anni sono aumentate le convenzioni teatrali, grazie all’impegno delle Università. Ecco, magari è meglio avere le biblioteche aperte fino alle 11 piuttosto che i reading della poetessa Distaminkia o gli happening col sociologo Kedupall, non credete?

Gianfranco Fini vuole raccattare Letizia Moratti?

Letizia Moratti, apprendiamo oggi dai giornali, si è dimessa dalla carica di consigliere comunale del PDL a Milano, ufficialmente per dedicarsi a tempo pieno alla comunità di San Patrignano. Sarà vero?

Da quel che scrive Gianfranco Fini su Facebook, viene qualche dubbio:

Staremo a vedere. Leggendo i commenti sembra che i militanti non siano entusiasti. Certo che se Fini si riduce a corteggiare la Moratti significa che quelli di FLI sono messi proprio male!

Un Capodanno di paura

Il 31 dicembre ero da un amico, quindi non ho potuto assistere al concerto di Piazza Duomo. Sono però venuto a sapere da un conoscente di una rissa che avrebbe coinvolto parte dei presenti. I giornali ne hanno parlato pochissimo, e in maniera assai vaga.

Oggi sulle pagine milanesi del Corriere una lettrice racconta l’accaduto.

L’episodio lascia perplessi, per vari motivi. Cosa ha determinato questi disordini? Forse l’ordinanza proibizionista sui botti? Chi erano e che motivazioni avevano queste persone?

Per quale motivo la polizia non è intervenuta subito? è vero che la notte di Capodanno è sempre molto impegnativa per le forze dell’ordine, ma forse la reazione delle autorità è stata un po’ troppo lenta.

Un vero peccato, iniziare il nuovo anno in questo modo è piuttosto triste. Chissà, forse senza l’ordinanza anti-botti non sarebbe successo niente. Su queste tematiche l’atteggiamento repressivo non è mai stato troppo efficace.

Un WiFi serio a Milano? Forse ci siamo

Se quello che il Corriere scrive verrà realizzato, sarà il primo grande progetto realizzato dalla Giunta Pisapia. Internet accessibile a tutti a Milano, grazie al wifi comunale.

Una connettività diffusa che, se venisse implementata con serietà ed efficacia, sarebbe il primo passo concreto per ridurre il divario che ci separa dalle grandi città europee. Speriamo che sia solo l’inizio.

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 1,722 other followers

%d bloggers like this: