Category Archives: Religione

In difesa della bestemmia

Come forse saprete, recentemente un sito di integralisti cattolici che non voglio citare per non far loro pubblicità ha chiesto che tutti coloro che bestemmiano su Facebook vengano cancellati dal social network e denunciati, come previsto da una norma ancora oggi in vigore che sanziona la bestemmia con una multa.

Al di là dell’episodio, che conferma la nocività sociale di questi clerical-fascisti, a me pare assurdo che nel XXI secolo un privato cittadino venga punito per aver provocato un danno inesistente.

Perché questo è il punto vero della questione: la repressione della bestemmia ha basi giuridiche nulle, visto che l’esistenza del soggetto offeso non è ancora stata provata, nonostante decine di persone abbiano sprecato le loro vite nel tentativo. Finché l’esistenza di qualcosa non è dimostrata, dobbiamo concludere che quella cosa non esiste. E una cosa che non esiste non può essere danneggiata.

Ok, direte voi, però la bestemmia offende il credente. E allora?? Peggio per lui. Dovessimo seguire questo ragionamento, dovremmo vietare anche “porco cane”, ad esempio. I padroni di cani potrebbero offendersi. Per non parlare di tutte le imprecazioni che coinvolgono le prostitute. Praticamente ogni opinione espressa od ogni condotta tenuta da qualcuno può risultare “offensiva” per qualcun’altro.

Quando un ragazzo lascia una ragazza, questa in genere non lo denuncia. Se dicessi ad un amico che cucina da schifo, probabilmente ci rimarrebbe male, ma certamente non mi denuncerebbe. Invece se qualcuno bestemmia, teoricamente può essere denunciato. Dico teoricamente perché la palese inapplicabilità della legge la rende sostanzialmente inapplicata, a meno che uno non si metta a porconare davanti ai carabinieri.

Ma allora, se è una legge sbagliata, stupida e per giunta inapplicabile, cosa aspettiamo ad abrogarla?

Piergiorgio Welby: 5 anni dopo non è cambiato niente

Il 20 dicembre 2006 moriva Piergiorgio Welby, dopo una lunga battaglia civile per affermare inequivocabilmente il diritto dell’individuo a rifiutare cure che non desidera e a disporre della sua vita in piena libertà.

Welby ha vinto la sua battaglia personale, grazie al sostegno dell’anestesista Mario Ricci (che per questo è poi stato indagato dalla magistratura e dall’Ordine dei Medici). Ma sul piano politico la situazione è sostanzialmente la stessa, nonostante siano passati 5 anni.

L’influenza nefasta dell’oscurantismo vaticano è purtroppo ancora forte, nel nostro Paese. Assistiamo ogni giorno imperterriti allo stupro sistematico delle libertà individuali. A parole tutti la vogliono: politici, giornalisti, intellettuali. Quando si tratta di agire di conseguenza e di garantirle sul piano pratico, i toni cambiano e si invoca il “buon senso”, si dice che “sono cose che vanno fatte per gradi”, et cetera.

Balle. Tutte le intromissioni dello Stato nella sfera privata del cittadino sono violazioni della sua libertà personale. E non trovano giustificazione alcuna nella presunta difficoltà di garantire questa libertà. Lo stesso vale per la Chiesa. Sono entrambi organismi che hanno come obbiettivo istituzionale il controllo sociale.

Lo Stato deve criminalizzare il consumo delle droghe leggere per rafforzare la criminalità e dunque dare alle forze di sicurezza un pretesto per ingrandirsi. La Chiesa deve inculcare nella gente la paura della morte e la convinzione perversa che la propria vita dipenda da qualcun altro, altrimenti la sua ragione d’essere verrebbe meno.

L’atteggiamento proibizionista sulle droghe leggere, che pure è da condannare e combattere con decisione, non è però spregevole, autoritario e inumano quanto la pretesa dei clericali, prontamente riconosciuta dalla legge dello Stato, di decidere dove inizia e dove finisce la vita altrui.

Questa pretesa non è soltanto una continua negazione dei più basilari principi di libertà, ma è anche un grave insulto a ciò che si sostiene di voler proteggere: la vita stessa.

Davvero un cattolico crede che mantenere artificialmente in vita una persona attaccandola ad una macchina sia il miglior modo per rispettare la volontà di dio?

Coloro che si oppongono all’introduzione del biotestamento o dell’eutanasia lo fanno, a loro dire, per difendere la sacralità della vita umana. Per loro la vita è più di un semplice stato “medico”, e un “qualcosa” che ci è stato donato. Ma allora perché vogliono difenderla attaccandosi a criteri meramente tecnici? Perché è l’unico modo che abbiamo per “identificarla”. Se l’identificazione della vita umana risponde a criteri tecnici e possiede dunque un certo grado di oggettività, il diritto di disporne appartiene al singolo individuo e a nessun altro. 

Dal momento che il valore della vita di una persona è il valore che quella persona gli dà, “obbligare” tutti i cittadini a vivere, senza tenere in considerazione la volontà del singolo, è un oltraggio alla dignità della vita umana oltre che un atto di sopraffazione.

Ecco perché ricordare Welby non basta. Ecco perché ogni forza politica progressista (in primo luogo il PD, se ci tiene ad essere considerato tale) non possono che considerare prioritaria l’approvazione di una legge in materia che ci faccia rientrare nel novero dei Paesi civili. Con la vita dei cittadini si è già giocato abbastanza, è ora di cambiare.

Il buon esempio del Papa

Sono rimasto impressionato dal contrasto tra due notizie sulla homepage di oggi del Corriere. Una subito dopo l’altra.

Il Vaticano mostra i muscoli

Avrete sicuramente letto della polemica scoppiata qualche giorno fa in seguito all’esposizione, a Roma, di un cartellone pubblicitario della Benetton raffigurante un bacio tra Joseph Ratzinger e Ahmed al-Tayyeb, Imam della moschea del Cairo.

Le reazioni non si sono fatte attendere, e come prevedibile sono pregne di dogmatismo e intolleranza: Luca Borgomeo, presidente dell’associazione dei telespettatori cattolici Aiart, considera la campagna “un’offesa al cattolicesimo” e chiede che venga ritirata. Forse vi ricorderete del caso scoppiato nel 2005, in merito ad alcune vignette raffiguranti Maometto pubblicate su un quotidiano danese. Vi furono violente proteste nel mondo islamico, e in Europa molti difesero (giustamente) la pubblicazione di quelle immagini, a garanzia della libertà d’espressione degli autori. Il Vaticano, bisogna dirlo, si comportò coerentemente alla sua tradizione illiberale ed autoritaria, dichiarando che

“Il diritto alla libertà di pensiero non può offendere il sentimento religioso dei credenti di qualsiasi religione”.

In sostanza, dicono i preti, ognuno è libero di esprimere il suo pensiero, purché esso non sia in contrasto con ciò che penso io. Sai che libertà! Quest’atteggiamento è ribadito e confermato dalle reazioni indignate di questi giorni. “Inaccettabile”, “si deve tutelare l’immagine del Papa”. Si parla di lui come fosse un marchio, lo si parifica di fatto ad una marca di detersivo, o di dolci al cioccolato. Niente di male, visto che in effetti la Chiesa Cattolica è un’azienda. Peccato che le modalità, secondo il Vaticano lesive della sensibilità dei fedeli, abbiano anche l’aggravante di essere “tipicamente commerciali”. è proprio necessaria tutta questa ipocrisia??

Alla fine l’immagine è stata ritirata. Una piccola ma significativa vittoria per gli ambienti cattolici più reazionari? Sì e no.

Sì, perché la campagna di Benetton proponeva, attraverso un uso spregiudicato del montaggio, messaggi di fratellanza e di tolleranza tra religioni e culture differenti. Messaggio che non potrà essere più essere visibile nelle strade, grazie alla censura vaticana.

No, perché l’immagine ritirata circola su Internet e sarà impossibile rimuoverla, nonostante la Segreteria del Vaticano abbia dato mandato ai propri legali “di intraprendere in Italia e all’estero, le opportune azioni al fine di impedire la circolazione, anche attraverso i mass media, del fotomontaggio realizzato nell’ambito della campagna pubblicitaria Benetton”.

Queste poche righe rendono pienamente la miseria morale di una classe dirigente vaticana vecchia, autoritaria ed incapace di parlare la lingua della modernità. Lingua che ha tra i suoi verbi fondamentali le libertà civili e il dialogo interreligioso. Altro che islamici, i fanatici ce li abbiamo anche noi, e hanno la loro sede centrale a Roma.

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