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Santoro e Freccero a capo della RAI?

L’annuncio al Festival del Giornalismo di Perugia: Michele Santoro e Carlo Freccero si candidano, rispettivamente, a direttore generale e presidente della RAI. I mandati sono vicini alla scadenza e il Governo Monti può (a condizione di volerlo) esprimere finalmente una scelta indipendente dai partiti e dalle logiche correntizie che in questi decenni hanno distrutto l’azienda. Nello specifico, le candidature di Santoro e Freccero vanno guardate positivamente?

Conosco poco il secondo, il primo non mi piace granché, ma credo che l’opzione vada giudicata tenendo conto del contesto: in particolare, delle reazioni della politica. Unite mirabilmente da toni isterici e aggressivi e da parecchia bava alla bocca, destra e sinistra hanno risposto in maniera molto simile. Gli unici a dichiararsi favorevoli sono Parisi, Di Pietro e Vendola, gli altri commentano in questo modo:

Se i politicanti vari si spaventano e rispondono in maniera scomposta e volgare, è per un motivo evidente: hanno una paura fottuta di perdere il controllo di radio e televisione. Nel caso avvenisse, sarebbe l’inizio della loro fine.

Io sarei anche favorevole a questa candidatura…..poi leggo un altro articolo, sempre sul Fatto. Carlo Tecce intervista Freccero, che si lancia in lodi sperticate del modello televisivo “à la Servizio Pubblico” e sintetizza così il debutto del talk show santoriano:

Michele Santoro e i centomila presentano Servizio Pubblico. Mettiamoci un bel punto, spazziamo il vecchio. Andiamo oltre il nemico, il contraddittorio, il pesetto di maggioranza. Non c’è bisogno di avere la Santanchè o Ghedini. Questa comunità ha rivoluzionato la televisione. Stringiamoci intorno al nuovo, e smettiamola di creare teatrini e presepi con chi dice qualcosa e chi replica col contrario. Abbiamo visto una trasmissione nuova con un modo nuovo.

Ecco, a me questa sembra una cazzata bella grossa. Se c’è un aspetto della tv berlusconiana che Santoro ha accentuato con Servizio Pubblico, è stata proprio la contrapposizione tra gli invitati e l’incentivo allo scontro verbale, a discapito della qualità del dibattito. Il modo è nuovo ma la trasmissione è vecchissima. Poi arriva ciò che vorresti non aspettarti (ma che in realtà hai già “odorato”):

Il sondaggio in tempo reale è uno strumento di democrazia senza luoghi.

Falso, il sondaggio su facebook durante la trasmissione è soltanto demagogico, per due motivi:

1) è privo di qualsiasi valore statistico, visto che il campione è casuale nel numero (anche se mostra una certa regolarità) e distorto nel target (chi partecipa al sondaggio è uno spettatore di Santoro e quindi ne condivide quasi sempre la linea politica: il campione è autoselezionato)

2) è l’equivalente mediatico dello “scambiamoci un segno di pace” cattolico. Un rito di massa in cui ognuno si sente per un attimo più buono (nel caso del segno di pace) o più importante (nel caso del sondaggio) ma le conseguenze pratiche sono nulle. Serve ai telespettatori per illudersi di contare qualcosa, alla squadra di Servizio Pubblico per coinvolgere il pubblico e mostrare i muscoli.

Questo modello è migliore di quello che abbiamo avuto finora? Francamente non saprei, probabilmente sì. Vale comunque la pena di rischiare. Con la consapevolezza, però, che Santoro a capo della RAI non significa per forza una televisione migliore.

P.S. In ogni caso mettetevi il cuore in pace, temo che il Governo Monti non sia disposto a prendere in considerazione questa candidatura.

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