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Gli appunti di Storia della Repubblica in pdf

Stesso discorso fatto per quelli di storia dell’industrialismo.

Il pdf lo trovate qui.

Vendola, Emiliano e De Magistris: arriva la sinistra populista

Una recente intervista concessa al settimanale Gli Altri da Michele Emiliano, sindaco di Bari, ci permette di soffermarci su un processo che potrebbe rivelarsi decisivo per il futuro della sinistra italiana: la creazione di un polo, di un’area politica ben definita e riferibile a Emiliano, Vendola e De Magistris. Una sinistra a guida meridionale, sanguigna e parolaia allo stesso modo, una sinistra che punta ad un’identità populista e lo dice espressamente. Cito dall’intervista:

E lei a questo morbo risponde: Lista civica nazionale.
Una lista formata da Pd, Sel e Idv per appoggiare le campagne di personalità eccellenti. Che confluiscano poi nei gruppi parlamentari. Un movimento che metta sangue vivo nelle arterie dei partiti. Peraltro né io né De Magistris andremmo in Parlamento, in quanto impegnati a livello locale. Dimostrazione che ci crediamo sul serio.
A cosa, in concreto?
Al fatto che il Sud, realtà che conosco meglio ma la cui crisi temo sia estendibile a tutto il Paese, non verrà salvato dai partiti. Ma solo da chi è connesso quotidianamente con la società.
Lasciare campo aperto ai Cesari, dunque? Il tempo del carisma e dei plebisciti?
Sì, e non lo vedo come un rischio. Con molti sindaci ha funzionato. Ed è stata forse l’unica esperienza politica positiva degli ultimi decenni.
Ma anche la radice dei nuovi populismi, da cui manco il governo tecnico è immune. Monti, il taumaturgo.
Ma Monti mica è stato eletto. E poi sa perché non temo il populismo? Perché laddove c’è democrazia (le primarie) e la meritocrazia (lotta allo strapotere dei funzionari) non c’è personalizzazione.

Il primo punto, il più importante. è finita l’era dei partiti, il futuro è nelle mani di “chi è connesso quotidianamente con la società”. Quindi, ci vuol dire Emiliano, la cosa importante non è lavorare per trovare soluzioni ai problemi della società, ma riuscire ad interpretare gli umori profondi dei suoi componenti. Parole inquietanti, mi pare. Anche perché sorrette dalla convinzione implicita che il Governo sia eletto dal popolo, in violazione di quanto previsto dalla Costituzione. Lo vediamo dalla polemica su Monti, accusato di non essere stato eletto. Dobbiamo dedurne che Emiliano vuole introdurre un sistema presidenziale?

Sull’economia c’è da ridere (o piuttosto da piangere):

Il lavoro.
Ti dico: vuoi la flessibilità? Ok, ma la paghi cara. Vuoi aiutare le imprese a ripartire? Bene, ma devi garantire ai lavoratori un reddito per i periodi di inattività. Precarizzare la vita, ridurre le persone nell’incertezza più globale (investire, fare figli, progettare) è pura violenza.

Quindi per Emiliano la precarietà si combatte tassando di più i contratti atipici. Demagogia allo stato puro. L’aumento dell’imposizione fiscale su questi contratti sarebbe soltanto l’ennesimo balzello sulle spalle dei precari: la soluzione è  abbassare le imposte su impresa e lavoro e introdurre un contratto unico con la garanzia di un sussidio di disoccupazione decrescente nel tempo, come proposto da Pietro Ichino. Sui sussidi, dal testo citato sopra, sembra che Emiliano sia d’accordo: ma allora perché non perde occasione per rimarcare la propria lontananza dalle posizioni dei liberal PD?

L’impressione è che ricevere il plauso del popolo per Emiliano sia più importante dei contenuti politici e questo non è un buon segno. La sinistra ha già tirato fuori dal cappello un Mussolini, quasi 100 anni fa: meglio evitare che la storia si ripeta.

Egitto, la democrazia è ancora un miraggio

Ieri una manifestazione di protesta animata da cristiani copti e da musulmani è stata stroncata brutalmente dall’intervento dell’esercito nei pressi di Palazzo Maspero, sede della radio e della televisione di stato egiziane.

Secondo il blog Egyptian Chronicles la protesta è andata avanti senza problemi fino al tunnel Shubra, quando i manifestanti sono stati oggetto di lanci di sassi e alcune persone (che, pare, non stavano manifestando) hanno sparato in aria.

Davanti al palazzo della televisione la manifestazione è stata dispersa con la forza dall’esercito, e sono iniziati scontri tra le due parti. Veicoli della polizia militare hanno travolto diverse persone, e diversi poliziotti sono stati aggrediti dai manifestanti.

La copertura mediatica degli eventi da parte di svariate televisioni satellitari (25 TV, al-Hurra, al Jazeera) è stata interrotta dall’esercito, mentre la televisione di Stato ha sin da subito accreditato l’ipotesi della violenza etnica, indicando i copti come una forza pericolosa per il benessere e la stabilità dello Stato. I presentatori della televisione governativa hanno lanciato appelli alla popolazione perché “proteggesse l’esercito dai Copti”. La “chiamata alle armi” ha avuto successo, centinaia di giovani musulmani sono scesi per strada e ne sono seguiti ulteriori scontri con i manifestanti.

Il bilancio di questa “domenica nera” è di 24 morti e 212 feriti. Dal resoconto degli avvenimenti sembra ormai chiaro che il governo provvisorio, formato dal Consiglio Supremo delle Forze Armate, sta cercando con ogni mezzo di destabilizzare il paese facendo leva sull’argomento etnico, per impedire la transizione democratica e sostenere l’esigenza di un governo forte: un modo come un altro per restaurare la dittatura.

Sembra che l’opposizione non sia in grado di reagire in maniera efficace alle mosse dei militari; il fallimento della Rivoluzione egiziana è ancora possibile ed è un pericolo da cui fuggire: avrebbe infatti conseguenze devastanti sul processo di democratizzazione del Medio Oriente e dell’Africa mediterranea.

Una spiacevole sensazione

In questi giorni, ed in particolar modo in queste ore di mobilitazione contro la legge-bavaglio, i social network traboccano di link, commenti e sfoghi riguardanti i diversi modi con cui il governo ci sta lentamente trascinando nel caos.

L’economia è in stagnazione, la crisi del debito non è ancora stata risolta e presumibilmente non lo sarà per diversi mesi, Internet è oggetto di svariati tentativi di irregimentazione per via legislativa, i cittadini sono vessati dalle tasse, impantanati in un sistema che impedisce la scalata sociale, la reputazione dell’Italia è quotidianamente infangata da una classe dirigente la cui incompetenza non sembra avere limiti. è comprensibile che la gente sia stanca, disillusa e parecchio incazzata.

Tuttavia.

Tuttavia vi è una tendenza inquietante, già presente da anni ma che in questi mesi si è accentuata notevolmente: la diffusione di un clima di odio, la pratica di una violenza verbale che sembra non veda l’ora di tramutarsi in violenza fisica. In particolare su Facebook, che tra tutte le reti sociali è sicuramente la più popolare, le pagine politiche pullulano di gente che sbraita, urla, grida frasi incoerenti ed insulti pregni di qualunquismo. Intendiamoci, non voglio dare la colpa di questo ad Internet, che rimane uno strumento e si limita a registrare uno scontento che ha radici profonde nella vita reale.

Credo però che a questo nervosismo, a questa furia contro tutto e contro tutti, l’opposizione debba rispondere con proposte concrete e coraggiose, che vadano oltre il “copia e incolla” delle vecchie ideologie. Né il veterocomunismo né tantomeno il clericalismo risolveranno i problemi di cui siamo afflitti: la sinistra deve trovare un nuovo modo di perseguire i suoi scopi storici di libertà ed eguaglianza, e deve recuperare la credibilità per presentarsi davanti agli elettori. Purtroppo sembra che questa visione strategica sia confinata a pochissime personalità e che queste persone non abbiano il carisma indispensabile per fare la differenza.

Il vaso, però, si riempie, e di questo passo non ci metterà molto a traboccare.

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