Questi sono i bersaniani su Facebook. Buon divertimento.
Ah, il link postato da Dan Marinos, alla fine del thread, conduce a questa foto:
Del fenomeno del patent trolling ho già parlato qui. Sostanzialmente parliamo di aziende che si occupano esclusivamente di registrare grandi quantità di brevetti per poter poi ricattare i grandi player del settore, come Microsoft, Google, Apple e molti altri.
Eolas è uno dei troll più aggressivi e difende la sua pessima reputazione con una nuova querela questa volta diretta contro Facebook, Wal-Mart e Disney:
Eolas Technologies Inc. acted on behalf of the University of California Regents today to sue Facebook, Wal-Mart, and Disney over four patents related to hypermedia display. The University of California has licensed the four patents to Eolas, who is litigating on behalf of the UC Regents. The company gained notoriety several years ago when it sued Microsoft in a lengthy courtroom battle which ended with a settlement in 2007. Eolas was initially founded to litigate on behalf of the UC system’s patents, and has earned critics for its aggressive litigation.
Questi parassiti continueranno a prosperare fino a quando la normativa sui brevetti non verrà modificata e riportata sui binari della ragione, del progresso tecnologico e della concorrenza.
Una bella infografica di NowSourcing che prova a fare un po’ di chiarezza sul valore della futura IPO di Facebook: sarà superiore a quello di Google?
L’opinione prevalente tra gli utenti della Rete è che i social network, per la loro stessa struttura, facilitino il dialogo ed il confronti tra gli utenti. Il che, a ben vedere, non è sempre vero. La mia impressione è che vi sia una relazione di proporzionalità inversa tra la “popolazione” di una pagina o di un profilo di un social network e la possibilità di portare avanti una discussione.
Questo è quanto emerge ad esempio osservando l’attività dei profili facebook più frequentati, oppure delle fanpage di programmi televisivi molto seguiti. Prendiamo la pagina di Serviziopubblico, il programma multipiattaforma di Michele Santoro. Giovedì sera, quando il programma è in onda, lo staff pubblica status e sondaggi per aggiornare gli utenti sugli argomenti della serata e per favorire il loro coinvolgimento attivo. Il risultato che si ottiene però dovrebbe far riflettere: se scorriamo i post della pagina in questione, vediamo svariati status corredati da 300, 400, anche 700 commenti. Viene spontaneo domandarsi: ma chi li leggerà, quei 700 commenti? Ovviamente, nessuno. Né le persone che commentano, né coloro che amministrano la pagina. Ma allora il commento perde il suo ruolo originario di strumento di dibattito e diventa fine a sé stesso, un modo per sfogarsi, per sentirsi importante e decisivo per 10 minuti. Una sensazione illusoria, visto che un commento non letto è insignificante, a prescindere dal contenuto. Lo stesso fenomeno si verifica anche sui profili di persone molto seguite (sopra i 2000 amici, per intenderci). Ma queste cose le avevo già scritte qualche tempo fa, proprio su questo blog.
La cosa interessante, a mio avviso, è che è difficile stabilire la soglia oltre la quale i commenti diventano troppo numerosi per essere letti. Basandomi sulla mia esperienza personale, la fisserei intorno a 50, ma dobbiamo tenere in considerazione altri fattori, come le diverse preferenze degli utenti rispetto all’argomento, il tempo a loro disposizione e la loro pazienza. In ogni caso, al di sopra dei 100 commenti un thread diventa illeggibile.
Come si potrebbe risolvere questo problema? Ad esempio, Facebook potrebbe inserire una funzione grazie alla quale l’utente, quando posta qualcosa, può decidere di vietare ai suoi amici commenti di lunghezza inferiore ad un limite da lui fissato. In genere infatti (e sottolineo in genere, ovviamente non è sempre così) i commenti più costruttivi, originali ed articolati richiedono un certo grado di argomentazione, e l’argomentazione richiede uno spazio maggiore di quello richiesto dalle sentenze. Una piccola modifica di questo tipo potrebbe dare al singolo utente la possibilità di tarare il tipo di discussione che vuole avviare sulla base delle sue esigenze. Ne guadagnerebbe non soltanto lui, ma anche il livello del dibattito sui social media.
La sindrome del marinaio è una variante marittima della sindrome dell’allenatore: quella in base alla quale, puntualmente, ogni volta che la gente guarda una partita è convinta di conoscere la vera essenza del calcio, e quindi “l’allenatore è un incapace”, “il terzino destro si muove male”, “il centrocampo sembra schierato da mia nonna”, et cetera. In questi giorni stiamo assistendo a qualcosa di simile, anche se l’argomento, il naufragio della Costa Concordia, è molto meno frivolo. Tuttavia Facebook pullula di gente che scrive che “il comandante è un dilettante”, che “in quel punto lo sanno tutti che gli scogli sono in agguato” e tante altre amenità.
Niente di nuovo, per carità. Il flusso di luoghi comuni che troviamo sui social network non è altro che una versione digitale delle chiacchiere da bar. è solo che in alcuni momenti, scorrendo gli elementi del feed di Fb, mi domando se non stiamo dando troppa importanza a queste infrastrutture, e se questo non rischia di soffocare la riflessione e l’originalità a vantaggio di un pensiero unico, poco significativo ma compreso e fatto proprio dalla totalità degli utenti. Forse dovremmo pensare anche a questo, quando analizziamo il modo in cui i social network stanno trasformando Internet.
Quanti di voi hanno sentito parlare di Google Plus? Probabilmente molti. Quanti lo usano? Verosimilmente, quattro gatti. Ma le cose stanno cambiando, ed anche più velocemente di quanto potremmo immaginare.
Ne ha parlato qualche giorno fa Paul Allen, fondatore di Ancestry.com ed autodefinitosi “unofficial statistician” del social network di Google.
Qui sotto un estratto del suo post:
Secondo il modello predisposto da Allen, a fine dicembre Google Plus avrebbe raggiunto i 62 milioni di membri, registrando un tasso di crescita giornaliero di circa 625.000 persone.
Se questo tasso di crescita dovesse rimanere stabile (ipotesi piuttosto improbabile, per i motivi che vedremo in seguito), il 27 gennaio gli utenti sarebbero 80 milioni; il 27 marzo, più di 118. A fine dicembre del 2012 Plus supererebbe la soglia dei 290 milioni.
Con un “portafoglio” di circa 300 milioni di utenti, Google + avrebbe tutte le carte in regola per insidiare pericolosamente il primato di Facebook. Se il tasso di crescita rimarrà stabile. Ma non sarà così. I membri non si limiteranno ad aumentare, ma aumenteranno sempre più velocemente, e dunque ogni giorno il tasso di crescita sarà sempre maggiore. Come si può spiegare questo fenomeno?
Si può spiegare grazie alle cosiddette esternalità di rete: situazioni in cui il valore che un prodotto ha per un consumatore dipende dal numero di consumatori che utilizzano quel prodotto. Il settore tecnologico è quello in cui queste esternalità emergono con tutta la loro forza. Gli esempi sono numerosi: perché i sistemi operativi Linux, pur essendo di ottima qualità, non sfondano? Perché non sono riusciti ad imporsi nei primi anni di vita del settore; ora hanno una quota di mercato molto bassa e sono poco utilizzati, gli sviluppatori dei giochi e dei software più diffusi non hanno quindi voluto creare applicazioni per sistemi di questo tipo. I consumatori, di conseguenza, continuano a non usare sistemi Linux. E così via, in un circolo vizioso che è difficile spezzare.
Lo stesso discorso vale per Windows, ma con effetti opposti. Microsoft è riuscita ad ottenere il monopolio nel mercato dei sistemi operativi già nella metà degli anni ’80, attraverso pratiche predatorie ed anticoncorrenziali che purtroppo l’autorità antitrust USA non ha potuto o voluto impedire. Nonostante il successo del Mac, mantiene ancora oggi questo monopolio. Come mai? Perché la qualità di Windows è particolarmente elevata? No, perché è un sistema usato da tutti, quasi tutte le aziende producono software compatibile solo con Windows, quindi i consumatori continuano ad usare Windows.
Nel settore dei social network le esternalità di rete sono ancora più rilevanti. Facebook ora vale miliardi di dollari non perché sia un sito particolarmente ben fatto o per altri motivi, ma soltanto perché può offrire agli inserzionisti pubblicitari una platea di 800 milioni di clienti potenziali!
Perché, nonostante le politiche di Facebook non siano molto rispettose della privacy e dei diritti dell’utente, la stragrande maggioranza degli stessi utenti continua a frequentare il sito? Perché se si cancellasse perderebbe tutti i contatti che ha accumulato, tutto il patrimonio di link e status condiviso con gli altri. Un patrimonio che non potrebbe ricostruire da nessun’altra parte.
Google, pur essendo entrata solo quest’estate nel mercato dei social network, è un’azienda enorme, ha una potenza di fuoco impressionante, domina il settore dei motori di ricerca e quello dei sistemi operativi per smartphone: ha quindi moltissime occasioni per convincere i suoi clienti ad iscriversi a Plus. E qui arriviamo al punto fondamentale: più utenti si iscrivono a Plus, maggiore sarà il valore del sito agli occhi dei potenziali clienti, degli inserzionisti e degli sviluppatori di applicazioni (ad esempio, Zynga).
A differenza di Facebook, che partiva da zero, Google può contare sugli iscritti a Gmail, su coloro che utilizzano il motore di ricerca, su tutti i proprietari di smartphone Android. Un vantaggio enorme. Ecco perché il tasso di crescita giornaliero non rimarrà stabile, ma aumenterà. D’altra parte l’esperienza lo conferma. Qui sotto potete vedere un grafico, anch’esso elaborato da Allen, che descrive l’andamento della “popolazione” di Google +.
Ipotizzando che la curva qui sopra rappresenti la popolazione come funzione del tempo, la sua pendenza da un punto di vista matematico indica la derivata prima della popolazione rispetto al tempo – dPop/dTempo – cioè come varia la popolazione al variare del tempo. Come possiamo vedere, la derivata è sempre positiva, infatti la curva è sempre crescente.
Quello che cambia, nel corso dei mesi, è il segno della derivata seconda, cioè della variazione della derivata prima al variare del tempo – sostanzialmente la variazione del tasso di crescita di cui abbiamo parlato prima.
Dal 17 luglio al 18 settembre la derivata seconda è negativa, quindi la popolazione cresce, ma cresce sempre di meno. Probabilmente il calo del tasso di crescita in questo periodo è da imputare alla minore attività su internet che caratterizza il periodo estivo.
Da settembre in poi, la derivata seconda è sempre positiva: la popolazione non si limita a crescere col passare del tempo, ma cresce sempre più velocemente.
Allen parla di 400 milioni di utenti entro la fine del 2012: un’enormità, anche se pur sempre la metà di quelli che già oggi ha Facebook. Insomma, la partita tra i due colossi, nonostante il divario iniziale, è ancora apertissima.
I 10 comandamenti dei social network
1 – Don’t feed the troll.
2 – Non scrivere con le lettere maiuscole.
3 – Leggi fino in fondo il testo che vuoi commentare prima di commentarlo.
4 – Prima di partecipare ad una discussione documentati un po’, almeno su Wikipedia.
5 – Se non hai nulla da dire, taci.
6 – Quando scrivi un commento, rileggilo tre volte prima di inviarlo.
7 – Se un tuo contatto condivide un contenuto, non commentare chiedendogli “posso rubarlo?”. L’ha condiviso lui, non stai rubando nulla, è sufficiente citarlo.
8 – Non commentare i link condivisi dai quotidiani, è inutile: non li leggerà nessuno.
9 – Se possibile, stai lontano dalle discussioni con più di 50 commenti: quasi sempre o si sono esaurite o sono sfociate nell’insulto.
10 – Non spammare. Non troppo, almeno.
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