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Le minacce che non puoi rifiutare

Le grandi compagnie del web 2.0 hanno ormai definitivamente abbracciato i metodi mafiosi.

Ars Technica riporta che Google avrebbe letteralmente minacciato Acer di interrompere la fornitura del sistema operativo Android nel caso in cui l’azienda cinese avesse lanciato prodotti con un sopra installato un sistema concorrente. La direzione che sta prendendo il settore è inquietante.

I link della settimana – 16/07/2012

Perché la tecnologia non sta cambiando la politica? 

Ars Technica recensisce Nexus 7, il nuovo tablet di Google

La nuova, assurda legge giapponese sul copyright

I contrasti inesistenti del PD e il populismo di Bersani. Da leggere entrambi.

 

I link della settimana

Mario Seminerio su uno dei tanti impostori intellettuali italiani che si spacciano per liberali;

Gmail diventa il più grande servizio di email del mondo, superando Hotmail;

Anche Twitter, dopo Google, inaugura il Transparecy Report, in cui dà conto delle richieste di censura o di informazioni sugli utenti ricevute da aziende o governi;

Nextdoor, il social network della porta accanto;

Arriva il pannello solare double-face.

I link della settimana

Perché l’unione bancaria è preferibile agli eurobond;

come WordPress si sta trasformando in una vera e propria piattaforma;

Stefano Quintarelli sulle nomine AgCom;

a Luglio il lancio internazionale di Google TV;

un accordo di libero scambio per il Sud – Est asiatico;

 

Most valuable global brands: un’infografica

Molto interessante, quest’infografica che riassume l’indagine condotta annualmente da MillwardBrown, perché aiuta ad evidenziare alcune tendenze di lungo periodo dell’economia mondiale: come si modificano i rapporti di forza tra diversi settori e tra diverse zone geografiche.

Possiamo notare facilmente il peso fondamentale che Internet e le tecnologie informatiche hanno assunto: tra le prime 10 aziende per valore del marchio, 7 sono ICT.

Altri due punti da tenere d’occhio: un’età media delle imprese in calo, dovuta probabilmente all’entrata di nuovi competitori in molti mercati, e il ruolo sempre più importante dei paesi emergenti, asiatici ma non solo, anche se la Cina come al solito fa la parte del leone. Buona lettura.

Facebook vs Google: chi vale di più?

Una bella infografica di NowSourcing che prova a fare un po’ di chiarezza sul valore della futura IPO di Facebook: sarà superiore a quello di Google?

La storia delle email che mandiamo con Google

Un bel video di Big G che ci spiega cosa succede quando inviamo un’email:

Fermiamo SOPA e PIPA. Sciopero mondiale in difesa della libertà di Internet

Oggi colossi del web come Wikipedia, Google e WordPress e migliaia di altri siti in tutto il mondo si fermeranno per protestare contro SOPA e PIPA, le leggi liberticide che il Congresso degli Stati Uniti vuole approvare. Ecco perché aderisco alla protesta:

1) Perché queste leggi sono pericolose, con la scusa della tutela del copyright violano la libertà d’espressione e i diritti civili degli utenti, gettano nel cestino il principio della presunzione d’innocenza, e se approvate costituirebbero un precedente troppo importante per essere ignorato dalle autorità degli altri paesi. Se SOPA e PIPA entrassero in vigore Facebook, Wikipedia, Youtube, Google, Flickr e molti altri sarebbero direttamente responsabili di ogni singola violazione del copyright da parte di un loro utente. Sarebbero ovviamente costretti a chiudere. Veramente questa è l’Internet che vogliamo?

2) Perché negli ultimi anni numerosi sono stati i tentativi dei paesi occidentali di “cinesizzare” la Rete, di imbavagliare blog e siti d’informazione, con il pretesto della tutela del copyright. Questa tendenza è inquietante. Se è comprensibile che le dittature di tutto il mondo impediscano il libero utilizzo di Internet, è intollerabile che la stessa volontà di censura venga affermata nel mondo occidentale, mettendo in forse i fondamenti stessi delle nostre società.

3) Perché è indispensabile che oggi la risposta dei netizen ai disegni illiberali delle corporation di hollywood sia forte e perentoria, anche nell’ottica di una mobilitazione di medio-lungo periodo, visto che la questione probabilmente non si risolverà a breve. Siamo stanchi di essere quotidianamente considerati da giornali e televisioni come dei delinquenti.

4) Perché la tutela del copyright non giustifica in alcun modo la negazione delle libertà individuali degli utenti. Badate bene, queste libertà sono tutt’altro che virtuali: sarebbe un errore pensare che in fin dei conti parliamo di internet, la vita reale è altro. Ormai la rete è una componente imprescindibile dell’ambiente economico e sociale in cui operiamo. Un’Internet meno libera significa una società meno libera, e la relazione è più diretta di quanto possiate pensare.

La schermata censurata di WordPress

5) Perché non possiamo tollerare che i nostri diritti debbano soccombere in favore della protezione di un istituto ormai anacronistico, che deve essere radicalmente riformato. Il copyright non protegge i diritti dell’autore, ma viola quelli di tutti gli altri: gli utenti e i potenziali concorrenti dell’autore stesso. Un monopolio, anche se chiamato con un nome diverso, rimane un monopolio: il copyright ostacola la concorrenza e l’innovazione nei settori in cui viene applicato e danneggia gravemente i consumatori, sul piano della qualità del prodotto e su quello del prezzo. Tutelare gli artisti e gli autori non significa garantire loro una rendita vitalizia. Soprattutto se gran parte della rendita non va agli artisti ma a chi li sfrutta. è ora che le case di Hollywood e gli intermediari parassitari dell’industria discografica lo capiscano.

La pagina principale della versione inglese di Wikipedia, come appare oggi

Ecco perché il mio blog sarà irraggiungibile dalle 14 alle 2 di questa notte.

Se condividete le mie motivazioni e volete partecipare alle mobilitazioni, andate su Sopastrike.com.

La crescita impetuosa di Google Plus

Quanti di voi hanno sentito parlare di Google Plus? Probabilmente molti. Quanti lo usano? Verosimilmente, quattro gatti. Ma le cose stanno cambiando, ed anche più velocemente di quanto potremmo immaginare.

Ne ha parlato qualche giorno fa Paul Allen, fondatore di Ancestry.com ed autodefinitosi “unofficial statistician” del social network di Google.

Qui sotto un estratto del suo post:

Secondo il modello predisposto da Allen, a fine dicembre Google Plus avrebbe raggiunto i 62 milioni di membri, registrando un tasso di crescita giornaliero di circa 625.000 persone.

Se questo tasso di crescita dovesse rimanere stabile (ipotesi piuttosto improbabile, per i motivi che vedremo in seguito), il 27 gennaio gli utenti sarebbero 80 milioni; il 27 marzo, più di 118. A fine dicembre del 2012 Plus supererebbe la soglia dei 290 milioni.

Con un “portafoglio” di circa 300 milioni di utenti, Google + avrebbe tutte le carte in regola per insidiare pericolosamente il primato di Facebook. Se il tasso di crescita rimarrà stabile. Ma non sarà così. I membri non si limiteranno ad aumentare, ma aumenteranno sempre più velocemente, e dunque ogni giorno il tasso di crescita sarà sempre maggiore. Come si può spiegare questo fenomeno?

Si può spiegare grazie alle cosiddette esternalità di rete: situazioni in cui il valore che un prodotto ha per un consumatore dipende dal numero di consumatori che utilizzano quel prodotto. Il settore tecnologico è quello in cui queste esternalità emergono con tutta la loro forza. Gli esempi sono numerosi: perché i sistemi operativi Linux, pur essendo di ottima qualità, non sfondano? Perché non sono riusciti ad imporsi nei primi anni di vita del settore; ora hanno una quota di mercato molto bassa e sono poco utilizzati, gli sviluppatori  dei giochi e dei software più diffusi non hanno quindi voluto creare applicazioni per sistemi di questo tipo. I consumatori, di conseguenza, continuano a non usare sistemi Linux. E così via, in un circolo vizioso che è difficile spezzare.

Lo stesso discorso vale per Windows, ma con effetti opposti. Microsoft è riuscita ad ottenere il monopolio nel mercato dei sistemi operativi già nella metà degli anni ’80, attraverso pratiche predatorie ed anticoncorrenziali che purtroppo l’autorità antitrust USA non ha potuto o voluto impedire. Nonostante il successo del Mac, mantiene ancora oggi questo monopolio. Come mai? Perché la qualità di Windows è particolarmente elevata? No, perché è un sistema usato da tutti, quasi tutte le aziende producono software compatibile solo con Windows, quindi i consumatori continuano ad usare Windows.

Nel settore dei social network le esternalità di rete sono ancora più rilevanti. Facebook ora vale miliardi di dollari non perché sia un sito particolarmente ben fatto o per altri motivi, ma soltanto perché può offrire agli inserzionisti pubblicitari una platea di 800 milioni di clienti potenziali!

Perché, nonostante le politiche di Facebook non siano molto rispettose della privacy e dei diritti dell’utente, la stragrande maggioranza degli stessi utenti continua a frequentare il sito? Perché se si cancellasse perderebbe tutti i contatti che ha accumulato, tutto il patrimonio di link e status condiviso con gli altri. Un patrimonio che non potrebbe ricostruire da nessun’altra parte.

Google, pur essendo entrata solo quest’estate nel mercato dei social network, è un’azienda enorme, ha una potenza di fuoco impressionante, domina il settore dei motori di ricerca e quello dei sistemi operativi per smartphone: ha quindi moltissime occasioni per convincere i suoi clienti ad iscriversi a Plus. E qui arriviamo al punto fondamentale: più utenti si iscrivono a Plus, maggiore sarà il valore del sito agli occhi dei potenziali clienti, degli inserzionisti e degli sviluppatori di applicazioni (ad esempio, Zynga).

A differenza di Facebook, che partiva da zero, Google può contare sugli iscritti a Gmail, su coloro che utilizzano il motore di ricerca, su tutti i proprietari di smartphone Android. Un vantaggio enorme. Ecco perché il tasso di crescita giornaliero non rimarrà stabile, ma aumenterà. D’altra parte l’esperienza lo conferma. Qui sotto potete vedere un grafico, anch’esso elaborato da Allen, che descrive l’andamento della “popolazione” di Google +.

Ipotizzando che la curva qui sopra rappresenti la popolazione come funzione del tempo, la sua pendenza da un punto di vista matematico indica la derivata prima della popolazione rispetto al tempo – dPop/dTempo – cioè come varia la popolazione al variare del tempo. Come possiamo vedere, la derivata è sempre positiva, infatti la curva è sempre crescente.

Quello che cambia, nel corso dei mesi, è il segno della derivata seconda, cioè della variazione della derivata prima al variare del tempo – sostanzialmente la variazione del tasso di crescita di cui abbiamo parlato prima.

Dal 17 luglio al 18 settembre la derivata seconda è negativa, quindi la popolazione cresce, ma cresce sempre di meno. Probabilmente il calo del tasso di crescita in questo periodo è da imputare alla minore attività su internet che caratterizza il periodo estivo.

Da settembre in poi, la derivata seconda è sempre positiva: la popolazione non si limita a crescere col passare del tempo, ma cresce sempre più velocemente.

Allen parla di 400 milioni di utenti entro la fine del 2012: un’enormità, anche se pur sempre la metà di quelli che già oggi ha Facebook. Insomma, la partita tra i due colossi, nonostante il divario iniziale, è ancora apertissima.

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