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La Lega riesce sempre a superarsi. In peggio.

Si sa, la politica italiana non è esattamente un modello, per usare un eufemismo piuttosto pesante. è quella in cui emergono in maniera più drammatica tutti i difetti dei sistemi democratici (la visione miope dei politici, la memoria corta degli elettori, la ricerca del consenso a scapito del benessere generale) senza che siano bilanciati dai pregi.

Eppure a volte si rimane sbalorditi davanti al comportamento criminale di certi individui, comportamento che viene sostanzialmente accettato dai militanti, dagli elettori e dai simpatizzanti. Parliamo di Umberto Bossi, che ha annunciato la propria candidatura a segretario della Lega Nord, dopo aver lasciato l’incarico poche settimane fa. Nel frattempo Maroni cerca di mascherare la sua inettitudine strillando ai quattro venti la nuova proposta del partito: la rivolta fiscale. Ecco come la sintetizza il Corriere:

«Aliquota zero sulla prima casa, licenziare Equitalia e, per i sindaci più coraggiosi, intervenire sul patto di stabilità»

Dei veri briganti. Fanno propaganda elettorale sull’IMU sapendo benissimo che quell’imposta è stata introdotta dal Governo Monti per rimediare al buco creato dall’abolizione, nel 2008, dell’ICI sulla prima casa. Misura che fu votata anche dalla Lega, quando ancora era al governo con Berlusconi. Tra le altre cose, con tutte le imposte che si potevano eliminare, pidiellini e leghisti decisero di togliere proprio quella che andava ai Comuni. Alla faccia del federalismo. Ma questo, ovviamente, ai militanti non lo si è detto.

Berlusconi si è dimesso

Ora è ufficiale. Domani potremo analizzare la questione, stasera si festeggia.

I governi tecnici non sono eletti dal popolo. Ma neanche quelli politici

In questi giorni da più parti ci si dichiara contrari ad un ipotesi di governo tecnico guidato da Mario Monti, sostenendo che governi di questo tipo non godono della legittimazione popolare. è vero, i governi tecnici non sono eletti dai cittadini. Ciò che però non si dice è che neanche i governi politici lo sono. Infatti, come previsto dagli art. 92 e 94 della nostra Costituzione, il Governo è nominato dal Presidente della Repubblica e deve avere la fiducia delle Camere.

Questo significa che l’Esecutivo NON è eletto dal popolo, contrariamente a quanto ha ripetuto per anni Berlusconi e a quanto ripetono ora gli “indignati”, ma è “eletto” dal Parlamento.

Si può comunque ritenere che, essendo Camera e Senato il frutto del libero voto popolare, vi sia un legame indiretto tra Governo e cittadinanza. Il problema è che, allo stato attuale delle cose, il Parlamento NON ha una legittimazione popolare diretta, dal momento che i suoi componenti sono stati eletti in liste bloccate. Possiamo dunque dire che il Governo è espressione del Parlamento, che è espressione dei partiti, che oggi non sembrano esprimere in maniera efficace le istanze dei cittadini.

Risultato? Tutti i pipponi sulla sovranità popolare, sul “governo scelto dal popolo” che ci siamo sorbiti dal 2008 sono privi di fondamento. In questi anni il legame tra politica e cittadinanza si è allentato notevolmente. Che questo sia un bene o un male, dipende dalle posizioni politiche di ognuno. Io penso che sia un male. Penso che sia auspicabile rafforzare il ruolo del Parlamento, rendendolo però capace di legiferare in maniera rapida ed efficace. Per raggiungere questo obiettivo sarebbero necessarie tante modifiche: in primis l’eliminazione del sistema della “navetta” e l’introduzione di un limite stringente al numero di decreti legge o decreti legislativi che il governo può emanare ogni anno. Tuttavia la cosa più urgente da fare è approvare una nuova legge elettorale, o permettere ai cittadini di eliminare quella attuale attraverso il referendum, qualora venga dichiarato ammissibile.

A questo serve un governo tecnico, e serve adesso. Andare a nuove elezioni ci porterebbe al collasso sociale: mesi di campagna elettorale piena di veleni e priva di contenuti, una classe politica accomunata, ancor più che dai privilegi, dalla propria incompetenza. No, non possiamo metterci su questa strada. Non siamo la Spagna. E se continuiamo a far finta di esserlo rischiamo di finire come la Grecia.

I peggiori ministri del Governo Berlusconi secondo il centrosinistra

Ieri iMille Magazine ha lanciato un sondaggio in cui si chiede al lettore di indicare i tre peggiori ministri dell’ormai ex Governo Berlusconi.

I “candidati” sono 8: Roberto Maroni, Maurizio Sacconi, Franco Frattini, Renato Brunetta, Giulio Tremonti, Ignazio La Russa, Mariastella Gelmini, Roberto Calderoli.

Una scelta molto difficile, senza dubbio. Ma i risultati mi hanno sorpreso, almeno in un primo momento. Eccoli.

Su un campione di 1878 voti, immagino abbastanza rappresentativo di una platea sostanzialmente di sinistra o di centrosinistra, i tre ministri che in questi anni si sono costruiti la reputazione peggiore sono Mariastella Gelmini, col 25,4%, Renato Brunetta, col 22,74%, e più staccato Roberto Calderoli, che ha totalizzato il 13,53%.

Strano, o forse no. Sembra che i lettori abbiano votato guardando più all’aspetto umano che ai risultati politici dei candidati. Gelmini, Calderoli e Brunetta sono infatti persone insopportabili; ma siamo sicuri che siano proprio i peggiori?

Nella mia classifica, tra i 3 scelti dai lettori c’è soltanto il Ministro dell’Istruzione, che in effetti ha dimostrato più volte, con la sua opera e con le sue dichiarazioni, di essere tragicamente inadatta a ricoprire quel ruolo. Mi lascia perplesso però la “leggerezza” con cui sono stati giudicati Frattini e Tremonti: due uomini che hanno ricoperto ruoli di primo piano all’interno dell’Esecutivo, lo hanno fatto male e tuttavia continuano ad essere sopravvalutati da tutta la stampa e da gran parte dell’opinione pubblica.

Franco Frattini durante i primi giorni della rivolta libica ha dato uno spettacolo pietoso: dal massacro di civili liquidato come questione interna alla Libia, al terrorismo psicologico sull’onda migratoria che avrebbe dovuto colpire il nostro paese. Ma si potrà obiettare che la politica estera alla gente interessa poco. E sia.

Ma un giudizio così lusinghiero, o comunque così poco critico, su Giulio Tremonti mi ha sorpreso. Il tributarista di Sondrio in questi anni infatti è stato il principale artefice della fallimentare politica economica berlusconiana. Nessun provvedimento per il Paese, una gestione dei conti pubblici da ragioniere, e persino la pretesa di apparire all’opinione pubblica come una figura intellettuale di alto rilievo. La grave crisi in cui oggi versa il Paese dimostra il carattere fraudolento della sua opera politica.

Eppure Tremonti è uno dei politici di centrodestra più apprezzati, anche a sinistra, dove gli viene spesso riconosciuta grande competenza in materia. Nonostante tutti i dati ci confermino che l’Italia non cresce da 10 anni ed anzi in 10 anni si è impoverita, che per i giovani trovare un lavoro è difficile, trovarne uno decente è impossibile. E nonostante la realtà quotidiana confermi gli studi statistici.

Ma si sa, Brunetta è più stronzo di Tremonti.

Si avvicina il governo tecnico

Su quelli che saranno i futuri sviluppi della crisi di Governo si può immaginare qualcosa, una volta venuti a conoscenza di ciò che Napolitano ha fatto oggi:

Nello stesso giorno in cui con una nota rassicura opinione pubblica e mercati sul carattere definitivo delle dimissioni di Berlusconi e si impegna a favorire la formazione di un governo tecnico, il Capo dello Stato nomina senatore a vita Mario Monti, economista che da molti giorni è indicato come il probabile premier di un governo di salute pubblica. Che sia una coincidenza? Dubito.

Rimane una perplessità: che provvedimenti dovrà prendere il futuro governo? Oltre ad accogliere le richieste contenute nella famosa lettera della BCE, cercherà anche di approvare una nuova legge elettorale? Difficile dirlo, ma è improbabile che accada, visto che i partiti in gioco hanno posizioni inconciliabili su questo: PDL e PD spingerebbero per un maggioritario, l’UDC per un proporzionale, come anche la Lega e forse l’IDV. Il rischio dunque è che, una volta esauritosi il compito di un eventuale governo tecnico, si torni a votare con il porcellum e si ottenga una maggioranza nata già moribonda. Uno scenario certo non auspicabile per il futuro del Paese.

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