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Il difficile rapporto tra i Giovani Padani e l’IRPEF

Non posso fare a meno di segnalarvi questa foto condivisa dalla pagina Facebook del Movimento Giovani Padani Lombardia:

lega irpef

(grazie a Luca Levati per la segnalazione)

Dove sta l’errore, direte voi? L’IRPEF è un’imposta sul reddito, non sulle aziende. La pagano le persone fisiche, non le imprese. Ma l’incompetenza di certa gente non ha limiti.

La favola dei moderati

Tra i tanti difetti del lessico politico di casa nostra, uno mi ha sempre colpito: ostinarsi ad etichettare gli elettori leghisti e pidiellini come “elettorato moderato”. Cercando di spacciare all’opinione pubblica l’idea che votare Berlusconi sia un po’ come votare DC.

Ma come è possibile che tale definizione sia ancora in uso, dopo 18 anni di berlusconismo nefasto e di deliri leghisti? Chi vota per un partito che ha sempre avuto tra i suoi punti programmatici principali la delegittimazione della magistratura NON è moderato, e non lo è nemmeno chi crede nell’esistenza di una fantomatica nazione chiamata Padania.

Eppure in questi giorni di crisi del centrodestra i giornali più importanti scrivono in continuazione di scomparsa dello schieramento moderato. Uno schieramento morto da 20 anni.

PD, ora o mai più

Questo è il momento giusto. Con la destra a pezzi e il Terzo Polo ormai scomparso, la Lega fortemente ridimensionata, il PD ha retto l’impatto di queste amministrative. Ma non può illudersi di reggere alle legislative dell’anno prossimo, se non si dimostrerà capace di dare voce e spazio alla società civile e alle sue aspirazioni.

Le strade percorribili sono solo due: la prima, da percorrere con la solita, scarsissima classe dirigente che continua a perdere da 20 anni, conduce alla batosta elettorale ed alla crisi politica definitiva; la seconda, aperta da un rinnovamento programmatico e dirigenziale, può condurre alla vittoria e può dare il via ad una grande stagione di riforme.

Ovviamente le vecchie carampane del partito non hanno la minima intenzione di abbandonare i loro scranni. La decisione spetta ad altri, in particolar modo ai vari Civati, Renzi, Serrachiani, Orfini, Fassina: mettano momentaneamente da parte le divergenze ideologiche, costringano la generazione sessantottina a cedere le redini.

Azzeramento dei vertici e primarie. Da qui bisogna partire se si ha l’ambizione di diventare forza di governo. Facile a dirsi, un po’ meno a farsi, è vero. Ma non è impossibile, ci vuole solo un po’ di coraggio.

Amministrative, la destra crolla, Grillo trionfa, il PD tiene: e ora?

I risultati delle amministrative sono chiari, nonostante tutte le acrobazie retoriche di questi giorni: la destra ha preso una mazzata colossale, il Movimento 5 Stelle ha riscosso grande successo, il PD ha sostanzialmente tenuto, il Terzo Polo non esiste.

Tutte cose ampiamente prevedibili, a dispetto dello stupore dei giornali: sul Movimento 5 Stelle Fabio Chiusi era stato molto chiaro, nei giorni scorsi. La divisione della destra e la sua crisi politica prima che elettorale sono temi che avevo già toccato in passato:

Un aspetto positivo del governo tecnico è che ha spaccato il centrodestra, causando una crisi dalla quale forse può nascere qualcosa di vagamente somigliante ad una destra europea. Questo a condizione che Casini, Rutelli e Fini non siano così fessi da lasciarsi scappare la ghiotta occasione – ma probabilmente lo sono.

L’unico “dettaglio” è che i tre dell’Ave Maria citati qui sopra non sono stati in grado di prendere il posto del PDL. Peggio per loro. La clamorosa sconfitta della destra è dovuta essenzialmente al crollo del castello di carte su cui ha costruito la propria strategia politica in questi anni: la diminuzione della pressione fiscale e il federalismo. Il PDL, dopo anni di promesse di abbassare le tasse, è stato costretto ad alzarle, in fase di approvazione dei decreti del governo tecnico. La Lega, a fronte di 20 anni di propaganda, di grida e di proclami non solo non ha ottenuto nulla, ma con gli ultimi scandali ha perso anche la sua reputazione residua di partito di “duri e puri”.

Il Movimento 5 Stelle ha pescato soprattutto tra gli elettori scontenti di destra e tra coloro che altrimenti si sarebbero astenuti: possiamo continuare a criticare Grillo quanto vogliamo, ma dobbiamo tenere presente che il Movimento è altro, che ci sono persone motivate e competenti animate da uno spirito ben lontano dall’antipolitica. Il PD dovrebbe finirla di litigare con Grillo sul metodo senza affrontare le questioni di merito: è una strategia inefficace perché è palesemente pretestuosa. Se i grillini hanno il successo che hanno è anche perché i loro elettori sono stanchi di vedere sempre gli stessi candidati, sempre gli stessi programmi che non vengono mai applicati. Questa sfiducia generalizzata non va sottovalutata, perché può portare il 5 Stelle direttamente al governo. E le loro posizioni in materia economica sono semplicemente folli, della serie “il debito non lo paghiamo”, per intenderci. Sfortunatamente sembra che non soltanto i politici, ma anche molti giornalisti facciano fatica ad afferrare il concetto. Ieri Massimo Franco sul Corriere ha scritto:

E emerge come nuovo, sorprendentemente grande contenitore della protesta il movimento Cinque stelle del comico-predicatore Beppe Grillo: una miscela trasversale di mobilitazione dei blog, estremismo e voglia di spazzare via tutto: dall’euro, a Monti, ai partiti che lo sostengono.

L’errore sta nell’associare Grillo al mondo dei blog: è una semplificazione terribile, dimostra una comprensione praticamente nulla del fenomeno. I grillini non vanno bene perché sono presenti sulla Rete, ma perché sono presenti nelle strade, perché offrono risposte (giuste o sbagliate, non importa) ai problemi dell’elettorato.

Che fare, dunque? Ha ragione Caldarola, oggi su Linkiesta: la sinistra non deve illudersi di avere la vittoria in pugno, perché se è vero che il PD ha retto (e questo è in effetti sorprendente), dobbiamo considerare che derivare conclusioni nazionali da elezioni locali può essere fuorviante. Alle politiche l’astensionismo sarà minore, la competizione elettorale sarà più aspra e la presenza di temi più “generali” potrebbe modificare le preferenze degli elettori. La sinistra deve quindi dare messaggi chiari e definiti: una proposta politica unitaria e a vocazione maggioritaria che riunisca tutte le anime riformiste, un programma condiviso, un candidato sostenuto da tutti.

Facile a dirsi, meno a farsi. Perché, in fondo, il problema è uno solo: ci sono ancora riformisti a sinistra?

La Lega riesce sempre a superarsi. In peggio.

Si sa, la politica italiana non è esattamente un modello, per usare un eufemismo piuttosto pesante. è quella in cui emergono in maniera più drammatica tutti i difetti dei sistemi democratici (la visione miope dei politici, la memoria corta degli elettori, la ricerca del consenso a scapito del benessere generale) senza che siano bilanciati dai pregi.

Eppure a volte si rimane sbalorditi davanti al comportamento criminale di certi individui, comportamento che viene sostanzialmente accettato dai militanti, dagli elettori e dai simpatizzanti. Parliamo di Umberto Bossi, che ha annunciato la propria candidatura a segretario della Lega Nord, dopo aver lasciato l’incarico poche settimane fa. Nel frattempo Maroni cerca di mascherare la sua inettitudine strillando ai quattro venti la nuova proposta del partito: la rivolta fiscale. Ecco come la sintetizza il Corriere:

«Aliquota zero sulla prima casa, licenziare Equitalia e, per i sindaci più coraggiosi, intervenire sul patto di stabilità»

Dei veri briganti. Fanno propaganda elettorale sull’IMU sapendo benissimo che quell’imposta è stata introdotta dal Governo Monti per rimediare al buco creato dall’abolizione, nel 2008, dell’ICI sulla prima casa. Misura che fu votata anche dalla Lega, quando ancora era al governo con Berlusconi. Tra le altre cose, con tutte le imposte che si potevano eliminare, pidiellini e leghisti decisero di togliere proprio quella che andava ai Comuni. Alla faccia del federalismo. Ma questo, ovviamente, ai militanti non lo si è detto.

L’affaire Cosentino, i Radicali e la Lega

La richiesta di arresto di Nicola Cosentino su cui la Camera si è espressa ieri in senso negativo, oltre ad aver confermato lo spirito castale ed eversivo con cui opera la maggioranza dei parlamentari, ha messo in luce alcune dinamiche interessanti.

- Per chi avesse dei dubbi al riguardo, ecco la triste conferma: Berlusconi è tutto fuorché un uomo politico finito. Il PdL è ancora saldamente nelle sue mani, a dispetto di tutte le recenti pagliacciate come l’elezione per acclamazione di Alfano a nuovo segretario. Lo diciamo da anni, il Popolo della Libertà è un non-partito, nel senso che NON ha un orientamento ideologico, ma trova la sua ragion d’essere nella tutela parlamentare degli interessi del capo. Un capo che attraverso questo mostro politico riesce ancora a racimolare, secondo gli ultimi sondaggi, il 23% dei votanti. Un’enormità.

- La Lega Nord (fortunatamente) non riesce a liberarsi dall’abbraccio mortale di Umberto Bossi. Nonostante la sua veneranda età e la sua disarmante inettitudine politica, Bossi riesce ancora a controllare il partito, o almeno una sua parte. Quel che basta, in ogni caso, per salvare dall’arresto preventivo gli amici di Berlusconi. Roberto Maroni, se possibile, è ancora più incapace del Senatùr: nonostante abbia dalla sua la maggior parte dei deputati e soprattutto il sostegno della maggioranza dei militanti, non è ancora riuscito a spodestare un ultrasettantenne in precarie condizioni di salute. Per fortuna che i dirigenti della Lega Nord sono stupidi: se avessero realizzato un quinto di quello che hanno promesso, avrebbero portato la Nazione alla rovina.

- I Radicali confermano di essere i talebani del mondo occidentale, degli incorreggibili dogmatici che vivono con la testa tra le nuvole insozzando con il loro comportamento i nobili ideali ai quali dicono di ispirarsi. Con il voto di ieri questi signori hanno garantito al collega Cosentino un trattamento PRIVILEGIATO rispetto a quello che la legge prevede per i privati cittadini. Che l’abbiano fatto avvalendosi di una facoltà loro concessa dalla Costituzione non cambia la sostanza delle cose, anzi la peggiora, visto che trattandosi di facoltà e non di obbligo i deputati mantenevano la piena responsabilità politica delle loro azioni. Negando l’arresto di Cosentino i Radicali hanno violato il principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, sostituendosi ai giudici e sospendendo per l’ennesima volta l’applicazione dello Stato di diritto nel nostro Paese. Il PD farebbe bene a escluderli dall’alleanza di centrosinistra alle prossime elezioni: gente del genere va lasciata nel proprio brodo.

Si avvicina il governo tecnico

Su quelli che saranno i futuri sviluppi della crisi di Governo si può immaginare qualcosa, una volta venuti a conoscenza di ciò che Napolitano ha fatto oggi:

Nello stesso giorno in cui con una nota rassicura opinione pubblica e mercati sul carattere definitivo delle dimissioni di Berlusconi e si impegna a favorire la formazione di un governo tecnico, il Capo dello Stato nomina senatore a vita Mario Monti, economista che da molti giorni è indicato come il probabile premier di un governo di salute pubblica. Che sia una coincidenza? Dubito.

Rimane una perplessità: che provvedimenti dovrà prendere il futuro governo? Oltre ad accogliere le richieste contenute nella famosa lettera della BCE, cercherà anche di approvare una nuova legge elettorale? Difficile dirlo, ma è improbabile che accada, visto che i partiti in gioco hanno posizioni inconciliabili su questo: PDL e PD spingerebbero per un maggioritario, l’UDC per un proporzionale, come anche la Lega e forse l’IDV. Il rischio dunque è che, una volta esauritosi il compito di un eventuale governo tecnico, si torni a votare con il porcellum e si ottenga una maggioranza nata già moribonda. Uno scenario certo non auspicabile per il futuro del Paese.

Il Ministro Maroni si dissoci da Radio Padania

Durante la mattinata di domenica 16 ottobre un’ascoltatrice ha telefonato in diretta a Radio Padania parlando della manifestazione di ieri a Roma e dicendo: «Si ha paura che scappa il morto? Io questo non lo capisco, non ce ne frega niente che scappa il morto». Il conduttore di turno, Alfredo Lissoni, gli ha risposto con nuncuranza: «Lei ha ragione».

Chiediamo a Radio Padania, emittente ufficiale della Lega Nord (partito che in Italia esprime il Ministro degli Interni) di dissociarsi pubblicamente dall’affermazione del suo conduttore e di scusarsi immediatamente per quanto da lui sostenuto.
Chiediamo altresì al ministro degli Interni Roberto Maroni di dissociarsi pubblicamente da quanto sostenuto dalla radio del suo partito.
Alessandro Capricciolli METILPARABEN
Arianna Ciccone VALIGIA BLU
Francesca Fornario DUEMILAUNDICI
Alessandro Gilioli PIOVONO RANE 
Luca Sappino, LS 
Daniele Sensi L’ANTICOMUNITARISTA
Lorenzo Tondi A TUTTO TONDI

Lo stanno scaricando tutti. Ma la Lega rimane al guinzaglio

Il titolo è eloquente. Dopo le parole forti che la presidente di Confidustria Emma Marcegaglia ha pronunciato contro il premier il 20 settembre scorso, oggi Silvio Berlusconi riceve il benservito dal presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni e dal Presidente della CEI, Angelo Bagnasco, cioè da quasi tutti gli amichetti che lo hanno sostenuto più o meno apertamente in questi anni. Gli unici che rimangono fedeli sono i leghisti, che, ormai lo sappiamo, hanno perso qualsiasi parvenza di forza politica autonoma, e si apprestano a votare NO alla mozione di sfiducia presentata dall’opposizione contro Saverio Romano, ministro imputato per mafia. Ma le pressioni si fanno sempre più frequenti, e provengono da personaggi sempre più influenti. Forse laddove ha fallito l’opposizione potrebbero riuscire i mercati e gli organismi internazionali. Speriamo bene.

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