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Su Bersani e la soluzione Prodi

Sono contento che tra i grandi elettori del PD si sia affermato il nome di Prodi, come avevo auspicato ieri: mi sembra uno dei pochi nomi (insieme a Rodotà) in grado di mantenere unito il partito e di convincere almeno parte dei 5 Stelle.

Ma una cosa va tenuta ben presente: sarebbe folle attribuire il merito di questa scelta a Bersani. Perché se c’è uno che in questi giorni ha sbagliato tutto ciò che poteva sbagliare, quello è proprio il segretario.

Ieri in sostanza Pierluigi Bersani ha quasi distrutto il centrosinistra: che l’abbia fatto di proposito o per incapacità personale è irrilevante. Non fosse stato per le prese di posizione di Renzi, Civati e Vendola, Bersani avrebbe condotto il PD alla catastrofe. Al prossimo congresso si potrà e si dovrà affrontare la questione: il problema non è solo il segretario, ma soprattutto il gruppo di incompetenti che lo hanno appoggiato con l’unico obbiettivo di conservare il posto in Parlamento e di mantenere intatti i rapporti di forza interni tra post-comunisti e post-democristiani.

Questa classe dirigente va mandata a casa al più presto e la questione ormai non è più rimandabile.

Le primarie del centrosinistra: tutte le informazioni necessarie

 

L’elenco completo degli uffici elettorali lo trovate qui:

sehttp://www.primarieitaliabenecomune.it/cerca-ufficio/step-1

L’elenco completo dei seggi lo trovate qui:

http://www.primarieitaliabenecomune.it/trova-il-seggio

I candidati sono elencati qui:

http://www.primarieitaliabenecomune.it/candidati

Elezioni 2013, il Governo che verrà

A giudicare dai toni che caratterizzano questa prima fase della campagna elettorale per le primarie PD, appare a tutti evidente che qui è in gioco non soltanto il posto di segretario, ma anche la struttura delle alleanze per le elezioni imminenti e la composizione della maggioranza parlamentare.

Nonostante i candidati siano 5, alcuni di loro hanno ben poche possibilità di incidere. Il confronto riguarda due fronti contrapposti: da una parte Matteo Renzi, dall’altra il blocco socialdemocratico di Bersani e Vendola. Tengo questi due appaiati perché hanno posizioni sostanzialmente identiche: una sinistra tassa e spendi, molto vaga sui diritti civili ma molto precisa sul sogno da realizzare: patrimoniale e Tobin Tax (fidiamoci!).

Se ciò non bastasse, dovremmo anche considerare che le primarie sono a doppio turno e che dunque il terzo classificato (verosimilmente Vendola) non potrà che appoggiare Bersani.

Sulle base di queste premesse, possiamo già delineare la composizione della maggioranza e dell’Esecutivo a seconda che vinca Renzi o Bersani.

Se vince Bersani

Se vince Bersani si fa un’alleanza PD-SEL-PSI più forse l’IDV, un’alleanza che non avrebbe la maggioranza per governare. Si arriverebbe quindi ad una grossa coalizione, probabilmente senza l’IDV, con UDC, Fini, alcuni transfughi pidiellini. Presidente della Repubblica Mario Monti, Presidente del Consiglio Corrado Passera.

Se vince Renzi

Se vince Renzi il PD si spacca, perché la dirigenza del partito non accetterebbe mai di farsi da parte. Il sindaco di Firenze formerebbe un partito di sinistra liberale e cercherebbe l’accordo con Fermare il declinoil movimento politico liberale fondato quest’estate da Oscar Giannino, Lugi Zingales (che è anche consigliere di Renzi), Michele Boldrin e altri economisti. In questo caso però, non conoscendo la consistenza delle forze in gioco, è difficile immaginare la struttura della maggioranza.

Ad ogni modo, ciò che è sicuro è che se vince Bersani il PD si allea con l’UDC. Basta guardare tutti i sondaggi, è questione di numeri.

Alcune cose sulla Carta d’Intenti del centrosinistra

è stata pubblicata ieri la Carta d’Intenti della coalizione di centrosinistra, scritta da Bersani, Nencini e Vendola. Ci sono alcuni punti che mi sembra interessante sottolineare.

- il primo punto risponde alla domanda che tutti voi vi sarete fatti: ma chi cazzo è Nencini?? Trattasi di Riccardo Nencini, segretario del Partito Socialista Italiano, minuscola formazione socialdemocratica che nel 2013 sarà alleata del PD. Ora, io non ho nulla contro Nencini né contro i 27 iscritti del PSI, ma un’osservazione devo farla: era veramente necessario allearsi con un partito del genere? Domanda retorica, ovvio, non era e non è necessario, il PSI non supera l’1%: in sostanza, non esiste. è quindi politicamente incomprensibile che Bersani e Vendola abbiano deciso di aggregarlo alla coalizione: il centrosinistra non ne trae alcun vantaggio, mentre Nencini ottiene una visibiiltà enorme e una presenza nell’eventuale governo decisamente sproporzionata rispetto alla sua reale forza elettorale. Il lato tragicomico  è che quest’alleanza ha firmato una Carta in cui ci si dichiara contrari alla ripetizione delle vecchie pratiche di lottizzazione del Governo: la stessa alleanza che include un minuscolo movimento per permettere a Nencini di poter continuare ad usufruire dei finanziamenti che la legge garantisce ad ogni partito.

- Ormai è ufficiale, Bersani vuole governare con l’UDC. La cosa era nell’aria già da parecchio tempo, in verità: la notizia è che Vendola non è più contrario, avendo firmato la Carta. Vi si legge infatti:

Qui vive la ragione più profonda che ci spinge a cercare un terreno di collaborazione con le forze del centro liberale. Per questo i democratici e i progressisti s’impegnano a promuovere un accordo di legislatura con queste forze, sulla base della loro ispirazione costituzionale ed europeista e di una responsabilità comune di fronte al passaggio storico, unico ed eccezionale, che l’Italia e l’Europa dovranno affrontare nei prossimi anni.

C’è una seconda notizia: per Bersani & co. l’UDC è un partito liberale. Direi che è il caso di chiamare in fretta un’ambulanza. Il PD decide quindi coscientemente di mantenere in vita un residuo della politica democristiana come Casini, un politico che non rappresenta nessuno eppure è cercato da tutti. C’è da dirlo, il leader dell’UDC è probabilmente il politico più intelligente in circolazione: vale il 5% eppure riesce a vendersi e ad essere presentato come l’ago della bilancia.

- Questo è il punto secondo me più importante: da quel che si legge è evidente che le primarie per Bersani e Vendola sono semplicemente uno specchietto per le allodole. A prescindere da chi vinca le alleanze sono già state predisposte: tutti insieme appassionatamente con i preti. Prima ancora che si conosca l’identità del candidato premier. Prima ancora che si sappia qualcosa sul programma elettorale. La Carta d’Intenti persegue scopi anti-renziani: se infatti il sindaco di Firenze dovesse vincere le primarie, probabilmente si alleerebbe non con l’UDC, ma con Fermare il Declino, il movimento promosso, tra gli altri, da Michele Boldrin ed Oscar Giannino. L’unico movimento genuinamente liberale, un movimento che quindi Bersani e Vendola vogliono tenere lontano a tutti i costi, preferendogli l’accordo con Casini.

In sostanza PD, SEL e PSI stanno cercando di fondare con l’UDC una nuova area politica, statalista e autoritaria, capace di vincere ma incapace di governare. Una grosse koalition all’italiana, appoggiata dalla Chiesa e dalle banche, con Monti o Passera a capo del governo.

Auguri.

Le primarie che non ci sono

Ad oggi la lista dei candidati alle primarie è già numerosa: ci sono Pierluigi Bersani, Matteo Renzi, Nichi Vendola, Laura Puppato, Stefano Boeri e Bruno Tabacci. Qualcun altro vuole aggiungersi?

Le persone, è evidente, non mancano. Le regole? Alcuni dicono che le primarie saranno di partito, secondo altri devono essere di coalizione, c’è chi dice a turno unico, chi a doppio turno.

I giorni passano e questi punti continuano a non essere affrontati. Non si sa nemmeno se queste primarie verranno effettivamente organizzate, visto che al momento non sono ancora state indette e non è prevista alcuna data precisa.

Metà settembre, 6 candidati, nessuna data, zero regole. Che belle primarie.

Santoro e Freccero a capo della RAI?

L’annuncio al Festival del Giornalismo di Perugia: Michele Santoro e Carlo Freccero si candidano, rispettivamente, a direttore generale e presidente della RAI. I mandati sono vicini alla scadenza e il Governo Monti può (a condizione di volerlo) esprimere finalmente una scelta indipendente dai partiti e dalle logiche correntizie che in questi decenni hanno distrutto l’azienda. Nello specifico, le candidature di Santoro e Freccero vanno guardate positivamente?

Conosco poco il secondo, il primo non mi piace granché, ma credo che l’opzione vada giudicata tenendo conto del contesto: in particolare, delle reazioni della politica. Unite mirabilmente da toni isterici e aggressivi e da parecchia bava alla bocca, destra e sinistra hanno risposto in maniera molto simile. Gli unici a dichiararsi favorevoli sono Parisi, Di Pietro e Vendola, gli altri commentano in questo modo:

Se i politicanti vari si spaventano e rispondono in maniera scomposta e volgare, è per un motivo evidente: hanno una paura fottuta di perdere il controllo di radio e televisione. Nel caso avvenisse, sarebbe l’inizio della loro fine.

Io sarei anche favorevole a questa candidatura…..poi leggo un altro articolo, sempre sul Fatto. Carlo Tecce intervista Freccero, che si lancia in lodi sperticate del modello televisivo “à la Servizio Pubblico” e sintetizza così il debutto del talk show santoriano:

Michele Santoro e i centomila presentano Servizio Pubblico. Mettiamoci un bel punto, spazziamo il vecchio. Andiamo oltre il nemico, il contraddittorio, il pesetto di maggioranza. Non c’è bisogno di avere la Santanchè o Ghedini. Questa comunità ha rivoluzionato la televisione. Stringiamoci intorno al nuovo, e smettiamola di creare teatrini e presepi con chi dice qualcosa e chi replica col contrario. Abbiamo visto una trasmissione nuova con un modo nuovo.

Ecco, a me questa sembra una cazzata bella grossa. Se c’è un aspetto della tv berlusconiana che Santoro ha accentuato con Servizio Pubblico, è stata proprio la contrapposizione tra gli invitati e l’incentivo allo scontro verbale, a discapito della qualità del dibattito. Il modo è nuovo ma la trasmissione è vecchissima. Poi arriva ciò che vorresti non aspettarti (ma che in realtà hai già “odorato”):

Il sondaggio in tempo reale è uno strumento di democrazia senza luoghi.

Falso, il sondaggio su facebook durante la trasmissione è soltanto demagogico, per due motivi:

1) è privo di qualsiasi valore statistico, visto che il campione è casuale nel numero (anche se mostra una certa regolarità) e distorto nel target (chi partecipa al sondaggio è uno spettatore di Santoro e quindi ne condivide quasi sempre la linea politica: il campione è autoselezionato)

2) è l’equivalente mediatico dello “scambiamoci un segno di pace” cattolico. Un rito di massa in cui ognuno si sente per un attimo più buono (nel caso del segno di pace) o più importante (nel caso del sondaggio) ma le conseguenze pratiche sono nulle. Serve ai telespettatori per illudersi di contare qualcosa, alla squadra di Servizio Pubblico per coinvolgere il pubblico e mostrare i muscoli.

Questo modello è migliore di quello che abbiamo avuto finora? Francamente non saprei, probabilmente sì. Vale comunque la pena di rischiare. Con la consapevolezza, però, che Santoro a capo della RAI non significa per forza una televisione migliore.

P.S. In ogni caso mettetevi il cuore in pace, temo che il Governo Monti non sia disposto a prendere in considerazione questa candidatura.

Vendola, Emiliano e De Magistris: arriva la sinistra populista

Una recente intervista concessa al settimanale Gli Altri da Michele Emiliano, sindaco di Bari, ci permette di soffermarci su un processo che potrebbe rivelarsi decisivo per il futuro della sinistra italiana: la creazione di un polo, di un’area politica ben definita e riferibile a Emiliano, Vendola e De Magistris. Una sinistra a guida meridionale, sanguigna e parolaia allo stesso modo, una sinistra che punta ad un’identità populista e lo dice espressamente. Cito dall’intervista:

E lei a questo morbo risponde: Lista civica nazionale.
Una lista formata da Pd, Sel e Idv per appoggiare le campagne di personalità eccellenti. Che confluiscano poi nei gruppi parlamentari. Un movimento che metta sangue vivo nelle arterie dei partiti. Peraltro né io né De Magistris andremmo in Parlamento, in quanto impegnati a livello locale. Dimostrazione che ci crediamo sul serio.
A cosa, in concreto?
Al fatto che il Sud, realtà che conosco meglio ma la cui crisi temo sia estendibile a tutto il Paese, non verrà salvato dai partiti. Ma solo da chi è connesso quotidianamente con la società.
Lasciare campo aperto ai Cesari, dunque? Il tempo del carisma e dei plebisciti?
Sì, e non lo vedo come un rischio. Con molti sindaci ha funzionato. Ed è stata forse l’unica esperienza politica positiva degli ultimi decenni.
Ma anche la radice dei nuovi populismi, da cui manco il governo tecnico è immune. Monti, il taumaturgo.
Ma Monti mica è stato eletto. E poi sa perché non temo il populismo? Perché laddove c’è democrazia (le primarie) e la meritocrazia (lotta allo strapotere dei funzionari) non c’è personalizzazione.

Il primo punto, il più importante. è finita l’era dei partiti, il futuro è nelle mani di “chi è connesso quotidianamente con la società”. Quindi, ci vuol dire Emiliano, la cosa importante non è lavorare per trovare soluzioni ai problemi della società, ma riuscire ad interpretare gli umori profondi dei suoi componenti. Parole inquietanti, mi pare. Anche perché sorrette dalla convinzione implicita che il Governo sia eletto dal popolo, in violazione di quanto previsto dalla Costituzione. Lo vediamo dalla polemica su Monti, accusato di non essere stato eletto. Dobbiamo dedurne che Emiliano vuole introdurre un sistema presidenziale?

Sull’economia c’è da ridere (o piuttosto da piangere):

Il lavoro.
Ti dico: vuoi la flessibilità? Ok, ma la paghi cara. Vuoi aiutare le imprese a ripartire? Bene, ma devi garantire ai lavoratori un reddito per i periodi di inattività. Precarizzare la vita, ridurre le persone nell’incertezza più globale (investire, fare figli, progettare) è pura violenza.

Quindi per Emiliano la precarietà si combatte tassando di più i contratti atipici. Demagogia allo stato puro. L’aumento dell’imposizione fiscale su questi contratti sarebbe soltanto l’ennesimo balzello sulle spalle dei precari: la soluzione è  abbassare le imposte su impresa e lavoro e introdurre un contratto unico con la garanzia di un sussidio di disoccupazione decrescente nel tempo, come proposto da Pietro Ichino. Sui sussidi, dal testo citato sopra, sembra che Emiliano sia d’accordo: ma allora perché non perde occasione per rimarcare la propria lontananza dalle posizioni dei liberal PD?

L’impressione è che ricevere il plauso del popolo per Emiliano sia più importante dei contenuti politici e questo non è un buon segno. La sinistra ha già tirato fuori dal cappello un Mussolini, quasi 100 anni fa: meglio evitare che la storia si ripeta.

DAW dà in pasto ai suoi lettori una bufala su Vendola

Tutta la vicenda è raccontata in maniera efficace da Tommaso Ederoclite su Linkiesta.

Riporto uno screenshot con parte del testo:

Peccato che l’account di Twitter da cui è stata tratta la notizia sia un fake, un falso.

Peccato anche che la reazione di DAW non sia stata propriamente corretta. Il blogger infatti non solo non ha ritenuto necessario rettificare, ma ha cancellato il post “incriminato”

Update:  Per fortuna c’è un lieto fine. DAW ha pubblicato un post di rettifica, che trovate qui.

Vendola si fa i viaggioni

Finalmente Nichi Vendola si sbilancia ed espone in maniera univoca e perentoria l’identità del suo partito:

La nostra identità è il viaggio, ma non solo: è anche girare….vedere gente….muoversi….conoscere….fare delle cose

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