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Il sonno profondo della mente di Fassina

Tra le tante sparate con le quali i dirigenti democratici hanno ritenuto di dover accompagnare il tentato suicidio di oggi, si distinguono alcune perle da Trattamento Sanitario Obbligatorio. Spicca quella di Stefano Fassina, responsabile economico (ahimè) del PD, che tramite Facebook esterna in questa maniera:

Tanti messaggi indignati per la scelta di Franco Marini alla presidenza della Repubblica. Tanti messaggi indignati per la scelta di cercare una convergenza con il PdL per la scelta del Presidenza della Repubblica. Sono molto preoccupato. Non soltanto per il Pd e per la sinistra. Per l’Italia. Sono, tuttavia convinto, che abbiamo fatto la scelta giusta. Sul piano costituzionale, innanzitutto. Perché le regole del gioco e chi le deve far rispettare si devono condividere. Altrimenti, non si va avanti. Come non siamo andati avanti negli ultimi 20 anni. Oggi, ha scritto lucidamente Mario Tronti su L’Unità di domenica scorsa, dobbiamo costruire “un’uscita concordata” dalla cosiddetta II Repubblica. L’uscita concordata deve coinvolgere, innanzitutto, chi si è combattuto in un bipolarismo paralizzante. La coalizione guidata, ancora una volta purtroppo da Berlusconi, è l’avversario inevitabile per chiudere la II Repubblica e aprire una prospettiva di conflittualità culturale e politica costruttiva. Nelle settimane dopo il voto del 24 e 25 febbraio, ho detto e scritto senza ambiguità NO al governo con il PdL. Per una ragione semplice: non potrebbe essere un governo di cambiamento progressivo, nè sul terreno della moralità nella vita pubblica, nè sul terremo economico e sociale. Rimango convinto della necessità e urgenza del “governo di cambiamento”. Sul terreno della riscrittura della seconda parte della Costituzione e del Presidente della Repubblica, invece, la cooperazione è un principio costituzionale imprescindibile. Infine, l’uomo Franco Marini. È una persona integerrima. Indiscutibile per fedeltà costituzionale, per attenzione alle condizioni delle persone che lavorano. Il “compromesso”, condizione di funzionamento della democrazia, non può essere visto sempre come inciucio. Nel caso di Franco Marini è un compromesso di alto profilo. Anche Stefano Rodotà è una personalità di alto profilo morale, istituzionale e politico. Non è però la soluzione per il compromesso necessario a un’uscita concordata dalla II Repubblica. Senza uscita concordata rimaniamo bloccati e lasciamo sole e senza risposta le persone in difficoltà sempre più drammatiche.

Secondo Stefano Fassina il PD ha fatto “la scelta giusta, sul piano costituzionale, innanzitutto”. Ma da quando in qua la Costituzione stabilisce che il Presidente della Repubblica deve essere il frutto dell’accordo di maggioranza ed opposizione? Fassina dovrebbe specificare il numero dell’articolo o passare ad uno stupefacente meno pesante.

E non è tutto: l’inciucio tra PD e PDL per l’elezione di Marini – fortunatamente sventato dalla presa di posizione di SEL, Civati, Puppato ed altri dissidenti – viene giustificato appoggiandosi ad un editoriale scritto su L’Unità dal giovane virgulto Mario Tronti, operaista in gioventù ed evidentemente inciucista superati gli 80 anni. Si citano espressioni deliranti come “un’uscita concordata” dal “bipolarismo paralizzante” della II Repubblica: naturalmente, secondo quel geniaccio di Tronti, dal bipolarismo paralizzante che ha avuto il suo fulcro in Berlusconi si può uscire solo facendo un accordo con….Berlusconi. Poi i giornalisti si lamentano della crisi della stampa….per quale motivo dovremmo comprare l’Unità per leggere i vaneggiamenti di un tizio a cui viene dato spazio solo perché è stato cooptato dal segretario??

Ma a Fassina leggere Tronti non basta, pare: vuole anche riscrivere la seconda parte della Costituzione col centrodestra. Una nuova bicamerale? Un attacco irrefrenabile di dalemismo? O piuttosto è la manifestazione della malattia di cui soffrono questi tristi personaggi, quella convinzione di essere grandi statisti e di dover fare accordi a destra e a manca, con la pretesa di sapere tutto quando in realtà non si sa un cazzo?

Chissà. Fatto sta che una lezione forse l’hanno imparata: la sinistra deve imparare a fare a meno di Berlusconi. Infatti ormai si fa del male da sola con invidiabile destrezza.

Su Monti, Berlusconi e ciò che ci aspetta

Alcune riflessioni sparse sulla giornata di oggi; prendetele come dei semplici spunti, non sono nelle condizioni di scrivere un post organico né credo che avrebbe senso farlo.

-Mario Monti, com’era ragionevole aspettarsi, non si candida col Terzo Polo ma si dice disponibile a guidare un governo appoggiato dalle forze politiche che volessero condividere la sua agenda programmatica. Ovviamente Monti si sta rivolgendo a Bersani, a poco gli servono Casini e gli altri spacciatori di nulla senza il sostegno del PD.

-La campagna elettorale è iniziata da un po’ e si vede, molti membri del PDL oggi si davano parecchio da fare: su Twitter Antonio Palmieri ripeteva la storiella delle riforme bloccate dalla sinistra, mentre è stata proprio la destra a bloccare le liberalizzazioni e a sabotare i provvedimenti anti-corruzione. Lo stesso Palmieri poi ironizza sulla presunta subalternità di Monti ai disegni della Merkel: peccato che l’idea criminale di imporre il pareggio di bilancio nel 2013 fosse stata proposta dalla psichedelica coppia Berlusconi-Tremonti nell’estate del 2011, quando i due guidavano il Paese con l’incompetenza che li contraddistingue.

-L’IMU resterà ed è giusto che resti. Fatevene una ragione. Può essere rimodulata e resa più progressiva ma non verrà abolita. Un’imposta sulla casa esiste in tutti i paesi europei; l’IMU è alta? Prendetevela con Berlusconi, che nel 2008 abolì l’ICI. L’IMU nasce per rimediare a quel danno.

-Su Twitter oggi qualcuno ha trovato demagogiche le parole di Monti sugli evasori, accusati di “mettere le mani nelle tasche degli altri italiani”. Secondo questi liberali della domenica, se il recupero dell’evasione non va nella riduzione delle tasse prendersela con gli evasori é demagogico. Quando ci si deciderà a dire che l’evasione fiscale è SEMPRE da condannare??

-La mia idea è che Monti abbia fatto l’unica cosa che gli convenisse fare: ritirarsi dalla mischia ed alzare la posta in gioco. Così facendo, non a caso, assume l’atteggiamento distaccato e pensoso di chi punta ad un incarico super partes: la Presidenza della Repubblica.

-Questo Governo non ha fatto granché in questi mesi e la consistenza dell’agenda che Monti oggi ha messo a disposizione della politica stona con i miseri risultati dell’Esecutivo: nessuna legge elettorale, nessuna riforma di ampio respiro, nessuna seria revisione della spesa, nessuna liberalizzazione. La domanda che dovremmo farci è: era ragionevole aspettarsi qualcosa di diverso da un governo appoggiato da una maggioranza emergenziale composta da PDL, PD e UDC?

Così i bersaniani insultano Renzi

Mentre tra Bersani e Renzi i rapporti sono sempre stati civili, non si può dire altrettanto di quelli tra i militanti di entrambe le correnti. I toni sono astiosi, velenosi, francamente insopportabili. La polemica di Renzi contro la vecchia classe dirigente è certamente dura, anche nel linguaggio. Posso capire che ad alcuni un termine come “rottamazione” dia fastidio. Si tratta, in ogni caso, di una polemica che rimane nel campo della politica. Dall’altra parte invece ci sono tanti bersaniani (non tutti, ovviamente) che non perdono occasione per insultare gratuitamente Renzi e i renziani ad ogni ora del giorno e con qualsiasi pretesto. Ciò che lascia perplessi non è tanto la veemenza della critica, ma la sua assenza: su Facebook chi sostiene Bersani non critica Renzi ma lo “sputtana”. Ecco una rapida rassegna dei temi più gettonati:

- Renzi è troppo giovane, ha solo 38 anni, deve stare al suo posto.

Sembra quasi che essere giovani sia una colpa. Anche se hai quasi 40 anni non puoi azzardarti a sfidare la dirigenza, devi stare al tuo posto ed aspettare di essere cooptato. Quanto supererai i 55 potrai ricoprire incarichi di primo piano, ma ora no, è troppo presto.

- Renzi è di destra, vuole andare col PDL, è una creatura di Berlusconi e tutte le varianti del caso

L’accusa più facile da smontare. Se fosse veramente di destra, per quale motivo Renzi avrebbe dovuto imbarcarsi in un’odissea interminabile come le primarie? Avrebbe potuto fondare un suo partito e raccogliere voti a man bassa in un centrodestra distrutto. Non l’ha fatto, evidentemente perché il suo orizzonte politico è nel centrosinistra. Si ha come l’impressione che certi dirigenti (e molti militanti) dopo la scomparsa di Berlusconi abbiano bisogno di trovare un nuovo nemico: vogliono qualcosa contro cui combattere ma farebbero meglio a trovare qualcosa per cui combattere. Invece accusano Renzi di essere di destra, senza badare al fatto che Bersani vorrebbe governare insieme all’UDC. Ma Casini non era stato per anni il sodale di Berlusconi? Mah.

Renzi è liberista, è l’esponente di un’ideologia sconfitta dalla storia

Non so da chi sia stata diffusa quest’idea, ma è sbagliata. Molti sono convinti che negli ultimi vent’anni l’Italia abbia navigato sulle procellose onde della finanza e del liberismo. Non è così. Certo, ci sono state le privatizzazioni, ma nella maggior parte dei casi non hanno portato più concorrenza, sono semplicemente stati dei regali agli amichetti di turno. In compenso le tasse sono rimaste altissime, perché una parte consistente dei cittadini non le paga, lo Stato è rimasto elefantiaco ed inefficiente, la spesa è stata soprattutto spesa corrente ed è stata spesso utilizzata come strumento di gestione delle clientele elettorali. Se vogliamo chiamare tutto questo “liberismo” bene, ma possiamo farlo solo se crediamo che “liberismo” sia sinonimo di “corporativismo”.

Renzi è un pessimo amministratore, i fiorentini lo odiano

Eppure proprio a Firenze e in tutta la Toscana Renzi ha vinto nettamente rispetto a Bersani, al primo turno delle primarie. Come mai?

Arrivano le “berliste” civiche

Come anticipato nei giorni scorsi dalla stampa, ecco che arrivano le prime liste civiche berlusconiane, che affiancheranno il PDL per cercare di arginarne il crollo e per recuperare almeno parte dei voti andati a Grillo.

è praticamente impossibile che Berlusconi torni al Governo, ma queste liste potrebbero comunque garantirgli una presenza parlamentare importante e quindi la possibilità di essere, se non il vero e proprio ago della bilancia, un soggetto dotato ancora di un certo peso politico. Non sottovalutiamole.

Come sarà l’Italia nel 2013?

Ne parlo su Linkiesta:

Il Movimento 5 Stelle ha avuto grande successo alle elezioni amministrative di quest’anno anche grazie ad un programma genericamente localista e post-ideologico, perfetto per delle elezioni che, almeno negli ultimi anni, sono poco legate alle dinamiche nazionali.

è dubbio che il partito fondato da Grillo possa ottenere le stesse percentuali anche nel 2013: ciò che è certo è che….

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/tutto-tondi/l-italia-nel-2013#ixzz1wveTDT9m

La favola dei moderati

Tra i tanti difetti del lessico politico di casa nostra, uno mi ha sempre colpito: ostinarsi ad etichettare gli elettori leghisti e pidiellini come “elettorato moderato”. Cercando di spacciare all’opinione pubblica l’idea che votare Berlusconi sia un po’ come votare DC.

Ma come è possibile che tale definizione sia ancora in uso, dopo 18 anni di berlusconismo nefasto e di deliri leghisti? Chi vota per un partito che ha sempre avuto tra i suoi punti programmatici principali la delegittimazione della magistratura NON è moderato, e non lo è nemmeno chi crede nell’esistenza di una fantomatica nazione chiamata Padania.

Eppure in questi giorni di crisi del centrodestra i giornali più importanti scrivono in continuazione di scomparsa dello schieramento moderato. Uno schieramento morto da 20 anni.

PD, ora o mai più

Questo è il momento giusto. Con la destra a pezzi e il Terzo Polo ormai scomparso, la Lega fortemente ridimensionata, il PD ha retto l’impatto di queste amministrative. Ma non può illudersi di reggere alle legislative dell’anno prossimo, se non si dimostrerà capace di dare voce e spazio alla società civile e alle sue aspirazioni.

Le strade percorribili sono solo due: la prima, da percorrere con la solita, scarsissima classe dirigente che continua a perdere da 20 anni, conduce alla batosta elettorale ed alla crisi politica definitiva; la seconda, aperta da un rinnovamento programmatico e dirigenziale, può condurre alla vittoria e può dare il via ad una grande stagione di riforme.

Ovviamente le vecchie carampane del partito non hanno la minima intenzione di abbandonare i loro scranni. La decisione spetta ad altri, in particolar modo ai vari Civati, Renzi, Serrachiani, Orfini, Fassina: mettano momentaneamente da parte le divergenze ideologiche, costringano la generazione sessantottina a cedere le redini.

Azzeramento dei vertici e primarie. Da qui bisogna partire se si ha l’ambizione di diventare forza di governo. Facile a dirsi, un po’ meno a farsi, è vero. Ma non è impossibile, ci vuole solo un po’ di coraggio.

Amministrative, la destra crolla, Grillo trionfa, il PD tiene: e ora?

I risultati delle amministrative sono chiari, nonostante tutte le acrobazie retoriche di questi giorni: la destra ha preso una mazzata colossale, il Movimento 5 Stelle ha riscosso grande successo, il PD ha sostanzialmente tenuto, il Terzo Polo non esiste.

Tutte cose ampiamente prevedibili, a dispetto dello stupore dei giornali: sul Movimento 5 Stelle Fabio Chiusi era stato molto chiaro, nei giorni scorsi. La divisione della destra e la sua crisi politica prima che elettorale sono temi che avevo già toccato in passato:

Un aspetto positivo del governo tecnico è che ha spaccato il centrodestra, causando una crisi dalla quale forse può nascere qualcosa di vagamente somigliante ad una destra europea. Questo a condizione che Casini, Rutelli e Fini non siano così fessi da lasciarsi scappare la ghiotta occasione – ma probabilmente lo sono.

L’unico “dettaglio” è che i tre dell’Ave Maria citati qui sopra non sono stati in grado di prendere il posto del PDL. Peggio per loro. La clamorosa sconfitta della destra è dovuta essenzialmente al crollo del castello di carte su cui ha costruito la propria strategia politica in questi anni: la diminuzione della pressione fiscale e il federalismo. Il PDL, dopo anni di promesse di abbassare le tasse, è stato costretto ad alzarle, in fase di approvazione dei decreti del governo tecnico. La Lega, a fronte di 20 anni di propaganda, di grida e di proclami non solo non ha ottenuto nulla, ma con gli ultimi scandali ha perso anche la sua reputazione residua di partito di “duri e puri”.

Il Movimento 5 Stelle ha pescato soprattutto tra gli elettori scontenti di destra e tra coloro che altrimenti si sarebbero astenuti: possiamo continuare a criticare Grillo quanto vogliamo, ma dobbiamo tenere presente che il Movimento è altro, che ci sono persone motivate e competenti animate da uno spirito ben lontano dall’antipolitica. Il PD dovrebbe finirla di litigare con Grillo sul metodo senza affrontare le questioni di merito: è una strategia inefficace perché è palesemente pretestuosa. Se i grillini hanno il successo che hanno è anche perché i loro elettori sono stanchi di vedere sempre gli stessi candidati, sempre gli stessi programmi che non vengono mai applicati. Questa sfiducia generalizzata non va sottovalutata, perché può portare il 5 Stelle direttamente al governo. E le loro posizioni in materia economica sono semplicemente folli, della serie “il debito non lo paghiamo”, per intenderci. Sfortunatamente sembra che non soltanto i politici, ma anche molti giornalisti facciano fatica ad afferrare il concetto. Ieri Massimo Franco sul Corriere ha scritto:

E emerge come nuovo, sorprendentemente grande contenitore della protesta il movimento Cinque stelle del comico-predicatore Beppe Grillo: una miscela trasversale di mobilitazione dei blog, estremismo e voglia di spazzare via tutto: dall’euro, a Monti, ai partiti che lo sostengono.

L’errore sta nell’associare Grillo al mondo dei blog: è una semplificazione terribile, dimostra una comprensione praticamente nulla del fenomeno. I grillini non vanno bene perché sono presenti sulla Rete, ma perché sono presenti nelle strade, perché offrono risposte (giuste o sbagliate, non importa) ai problemi dell’elettorato.

Che fare, dunque? Ha ragione Caldarola, oggi su Linkiesta: la sinistra non deve illudersi di avere la vittoria in pugno, perché se è vero che il PD ha retto (e questo è in effetti sorprendente), dobbiamo considerare che derivare conclusioni nazionali da elezioni locali può essere fuorviante. Alle politiche l’astensionismo sarà minore, la competizione elettorale sarà più aspra e la presenza di temi più “generali” potrebbe modificare le preferenze degli elettori. La sinistra deve quindi dare messaggi chiari e definiti: una proposta politica unitaria e a vocazione maggioritaria che riunisca tutte le anime riformiste, un programma condiviso, un candidato sostenuto da tutti.

Facile a dirsi, meno a farsi. Perché, in fondo, il problema è uno solo: ci sono ancora riformisti a sinistra?

Costamagna vs Carfagna: i deliri dell’antiberlusconismo

Guardatevi il video dell’intervista di Luisella Costamagna a Mara Carfagna. Niente di importante, per carità, è solo una piccola scaramuccia televisiva. Però dà l’idea del grado di bassezza intellettuale a cui è giunta una certa sinistra antiberlusconiana.

Quella che pur di attaccare Berlusconi si getta in polemiche dal sapore bigotto e clericale sui calendari sexy fatti da Tizia piuttosto che da Caia. Perché è evidente: la Costamagna ha invitato la Carfagna soltanto per provocarla, solo perché piace a Berlusconi e in passato ha posato nuda per Max. Non importa se è stata uno dei ministri “migliori” dell’ultimo Governo Berlusconi, lo scopo della trasmissione è presentarla come una svergognata, una sgualdrinella, una che è disposta a dare via il culo pur di diventare ministro.

Il problema è che la Costamagna è notoriamente un’esponente di punta del giornalismo “di sinistra”. Ma se essere di sinistra significa parlare come i democristiani degli anni ’60, allora no, grazie.

Gianfranco Fini vuole raccattare Letizia Moratti?

Letizia Moratti, apprendiamo oggi dai giornali, si è dimessa dalla carica di consigliere comunale del PDL a Milano, ufficialmente per dedicarsi a tempo pieno alla comunità di San Patrignano. Sarà vero?

Da quel che scrive Gianfranco Fini su Facebook, viene qualche dubbio:

Staremo a vedere. Leggendo i commenti sembra che i militanti non siano entusiasti. Certo che se Fini si riduce a corteggiare la Moratti significa che quelli di FLI sono messi proprio male!

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