Tag Archives: quotidiani

I 10 comandamenti dei social network

1 – Don’t feed the troll.

2 – Non scrivere con le lettere maiuscole.

3 – Leggi fino in fondo il testo che vuoi commentare prima di commentarlo.

4 – Prima di partecipare ad una discussione documentati un po’, almeno su Wikipedia.

5 – Se non hai nulla da dire, taci.

6 – Quando scrivi un commento, rileggilo tre volte prima di inviarlo.

7 – Se un tuo contatto condivide un contenuto, non commentare chiedendogli “posso rubarlo?”. L’ha condiviso lui, non stai rubando nulla, è sufficiente citarlo.

8 – Non commentare i link condivisi dai quotidiani, è inutile: non li leggerà nessuno.

9 – Se possibile, stai lontano dalle discussioni con più di 50 commenti: quasi sempre o si sono esaurite o sono sfociate nell’insulto.

10 – Non spammare. Non troppo, almeno.

Arriva Edicola Italiana, i grandi quotidiani italiani in versione digitale

Su questi pixel ne parliamo da tempo, finalmente è arrivata, anche se con 3 mesi di ritardo. Cito da Repubblica:

Sei grandi gruppi di editoria d’informazione – Caltagirone Editore, Il Sole 24Ore, La Stampa, Gruppo Espresso, Mondadori e RCS Mediagroup – hanno fondato il consorzio Edicola Italiana, il cui atto costitutivo è stato firmato nei giorni scorsi a Milano.  L’iniziativa – la prima che vede insieme fin dall’esordio i principali editori nazionali – ha come obiettivo creare la più completa offerta a pagamento in lingua italiana dei prodotti editoriali digitali, con un’interfaccia che ne semplifichi la scelta, l’acquisto e la fruizione.

Al consorzio – che opererà con un partner tecnologico e commerciale indipendente – possono fin d’ora aderire altri editori che intendono dare ai propri utenti la possibilità di leggere in digitale le proprie testate preferite.

Fra poche settimane sarà dunque a disposizione dei lettori una piattaforma digitale da cui sarà possibile acquistare i principali prodotti editoriali italiani, sicuramente Corriere, Repubblica, il Sole24Ore, la Stampa, l’Espresso, il Messaggero, Panorama.

Vedremo se con questa mossa i quotidiani storici riusciranno a frenare il proprio declino: un declino che non è solo provocato dall’evoluzione tecnologica, ma anche dalla qualità (scarsa) dei contenuti diffusi.

Pubblico quotidiano, la telenovela continua

Oggi su Pubblico l’amministratore delegato della casa editrice smentisce ciò che ha scritto nei giorni scorsi Telese con queste parole:

Egregio direttore, in relazione all’articolo pubblicato a tua firma in data 18/12/2012 su “Pu bblico Giornale” intitolato ”Avanti Pubblico! Le ragioni di una sfida”, nella mia qualità di amministratore delegato della società Pubblico Edizioni Srl, editore di “Pubblico Giornale”, mi vedo costretto a precisare che il medesimo articolo ha riferito notizie non vere sul mio conto. In particolare non risulta vero quanto riportato dal suddetto articolo in merito alla circostanza che “lunedì scorso una pietra ci è caduta sulla testa quando l’amministratore delegato di questa società ci ha comunicato che potevamo chiudere a fine mese: un conto è sapere che non stai bene, un conto è se ti dicono «Scusi, lo sa che lei potrebbe morire?»”. Merita infatti precisare che le notizie relative al l ’andamento di “Pu b b l i co Gi o r n al e ” sia in termini economico- finanziari sia in termini di vendite erano da te conosciute ben prima di lunedì scorso essendo state esternate ripetutamente nel corso dei consigli di amministrazione (a partire dal primo datato 04/10/2012) della società nei quali hai presenziato nella tua qualità di amministratore. In relazione a quanto sopra ti chiedo dunque di voler provvedere, ai sensi dell’art. 8 Legge 47/1948, alla rettifica di quanto riportato nel citato articolo comunicandoti che, in difetto, intraprenderò le iniziative necessarie volte a tutelare la mia reputazione personale e professionale.
TOMMASO TESSAROLO
AMMINISTRATORE DELEGATO
PUBBLICO EDIZIONI SRL

Insomma, Telese si sarebbe inventato la storiella della crisi improvvisa per evitare di dover annunciare ai lettori il fallimento della propria iniziativa: che coraggio!

Attendiamo con ansia la prossima puntata di questa tragicomica telenovela, che non è altro che l’esito di scelte imprenditoriali francamente incomprensibili e di un approccio che definire dilettantistico sarebbe generoso. Chissà come se la stanno ridendo quelli del Fatto.

La dieta dei giornali italiani

MilanoFinanza riporta la decisione del Corriere di tagliare la foliazione: 4 pagine in meno per ridurre i costi e rimettere in sesto i conti del gruppo.

La strada del taglio delle pagine verrà intrapresa anche da Repubblica (che inoltre nel 2013 introdurrà un paywall  per i contenuti online) e dal Sole24Ore.

Si tratta di provvedimenti inevitabili, che giungono con colpevole ritardo rispetto a quanto fatto diversi anni fa dai quotidiani del resto del mondo. Prendiamo l’informazione economica, che essendo ad alto tasso di specializzazione sente la crisi meno dei prodotti generalisti: il Financial Times, compresi tutti gli inserti, non supera le 30 pagine, il Sole24Ore arriva ad 80.

Come si può sperare di sopravvivere alla crisi definitiva della stampa cartacea continuando a mandare nelle edicole un prodotto pachidermico, pesante, lungo quasi 100 pagine, mentre l’attenzione del lettore è ormai una risorsa scarsa che bisogna attrarre con giornali snelli e rinnovati?

Lo stesso discorso vale a maggior ragione per il Corriere e Repubblica, che vantano circa 60 pagine di lunghezza. Delle vere reliquie, dei reperti di un passato che non può tornare.

Come al solito l’Italia rimane indietro: mentre all’estero tutte le aziende editoriali stanno sperimentando nuovi modelli di business, noi stiamo faticosamente tentando di abbandonare quelli vecchi.

Il trend del traffico internet

Questo grafico dell’Economist riporta l’evoluzione del traffico dati mensile medio pro capite in Nord America, dal 2009 al 2012. Ciò che salta subito all’occhio è la crescente importanza dell’intrattenimento multimediale (video e audio) rispetto al traffico totale: si passa dal 30% del 2009 al 60% del 2012. Nel frattempo il web browsing, la navigazione su siti, diventa sempre meno importante.

L’audiovisivo cresce molto più degli altri media e questo non potrà non avere conseguenze economiche sulla sostenibilità di alcuni business che non partecipano alla festa, in primis quotidiani e periodici, che dovranno farsi venire in fretta una buona idea per non rimanere vittime di questa rivoluzione tecnologica.

Un taglio agli sprechi? Partiamo da qui

Forse alcuni di voi se lo sono persi, ma il 10/12/2011 è uscito su molti giornali un appello al Presidente del Consiglio Monti in cui si chiedeva di ritirare i tagli ai finanziamenti all’editoria. Che ve lo siate persi non è sorprendente, visto che gli 8 giornali che l’hanno pubblicato raggiungono a stento le 200.000 copie.

In questi giorni, pressato da una parte dai latrati di farmacisti, tassisti et similia, dall’altra da una torma di politici timorosi di perdere elettori o di acquisire concorrenti una volta dismessa la veste del parlamentare, il governo sembra intenzionato a mettere da parte le liberalizzazioni, la lotta agli sprechi e alle categorie protette (leggi: privilegiate).

Ma il Medioevo è finito da un pezzo, e sarebbe anche giunto il momento di iniziare a grattare via le incrostazioni corporative che asfissiano il nostro Paese. Se non si vuole iniziare da avvocati, farmacisti, notai e tassisti, da qualche parte si dovrà pur cominciare, no?

Iniziamo dal giornalismo: via i finanziamenti a radio e giornali. Se sono capaci di rimanere sul mercato, bene: altrimenti, peggio per loro. Non vedo perché le imposte che pago dovrebbero finanziare La Padania (ma lo stesso discorso vale per Europa, Liberazione o il Manifesto).

I giornali non devono vivere sulle spalle dello Stato, ma su quelle degli inserzionisti e dei lettori.

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 1,723 other followers

%d bloggers like this: