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Storia dell’industrialismo italiano – Parte quarta: l’ENI e l’economia mista

Nasce e si sviluppa in questi anni il sistema italiano dell’economia mista, in cui l’industria pubblica affianca e sostiene la crescita dell’impresa privata. Tra i simboli dell’intervento dello Stato nell’economia spicca per rilevanza l’ENI di Enrico Mattei.

Nato nel 1906 a Acqualagna, nelle Marche, da famiglia umile, lascia il paese giovanissimo per andare a cercare fortuna a Milano. Verso la fine della Seconda Guerra Mondiale si unisce ai partigiani cattolici, di cui diventa presto uno dei leader. Si occupa di garantire i rifornimenti, i finanziamenti ed i contatti con gli Alleati: nel 1945, volente o nolente, è un personaggio di una certa caratura politica e viene nominato dal governo provvisorio commissario dell’AGIP, con l’incarico di liquidarla.

Mattei si rende conto del ruolo centrale che l’indipendenza energetica riveste nel percorso di sviluppo del Paese. Ci sono giacimenti di gas e di petrolio in territorio italiano che possono e dovrebbero essere sfruttati. Nel 1953 il Parlamento decreta l’atto di nascita dell’ENI: assorbe l’AGIP ed è sempre guidata da Mattei, che lascia il seggio di parlamentare per manifesta incompatibilità.

Inizia qui la politica terzomondista dell’azienda italiana e l’atteggiamento aggressivo nei confronti delle Sette Sorelle, le grandi imprese petrolifere americane. Mattei è fautore di una politica di divisione dei profitti più favorevole ai paesi produttori, in funzione anticolonialista e per sottrarre quote di mercato agli americani. è tra i primi nel mondo occidentale a concludere affari anche in Unione Sovietica.

A S.Donato Milanese crea il centro di Metanopoli, il quartier generale dell’ENI. Nonostante il successo internazionale dell’ENI, Mattei è politicamente dipendente dalla corrente democristiana che fa riferimento a Fanfani. Per assumere un peso politico autonomo fonda un quotidiano, il Giorno, che diventa presto famoso per la sua aggressività e la sua grafica innovativa: è su quelle pagine, fra l’altro, che Giorgio Bocca inizia la sua lunga carriera.

Grande corruttore, Enrico Mattei ha con i partiti un rapporto esclusivamente strumentale, è disposto a sfruttarli in ogni modo pur di realizzare i fini aziendali.

Mattei muore nell’ottobre del 1962, dopo essere decollato da Gela verso Milano. Quando l’aereo inizia le manovre per atterrare all’aeroporto di Linate, i contatti con la torre di controllo si interrompono e il velivolo si schianta al suolo. Stranamente l’aereo è completamente frantumato: è probabile che la tragedia sia stata causata dall’esplosione di un ordigno a bordo e non da un errore umano. Il caso è uno dei tanti episodi rimasti irrisolti della storia repubblicana, in tutti questi anni la magistratura non è riuscita a fare chiarezza sulla vicenda.

In comune con gli altri protagonisti del miracolo economico Mattei aveva la fiducia assoluta nel progresso, da conseguire tramite lo sviluppo industriale e modelli di produzione mutuati dall’esperienza americana. Un secondo tratto che lo lega a personaggi come Olivetti o Valletta è la grande attenzione alla comunicazione. Abbiamo già parlato del Giorno, ma non è l’unico caso. Incaricò il grande regista Joris Ivens di girare un film in difesa dell’Italia e del suo modello di crescita.

è evidente nella sua opera l’enfasi sulla necessità di creare grandi strutture di formazione dei lavoratori e dei dirigenti.

Mattei, insieme ad Olivetti, spinge per uno spostamento a sinistra della base parlamentare e degli equilibri politici italiani, ritenendola una precondizione per la definitiva realizzazione del progetto di rilancio del Paese.

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