Della serie “l’avevo detto”

Oggi sul Post potete trovare la segnalazione di un articolo del New York Times sui recenti problemi economici della Cina, articolo che conferma nella sostanza ciò che scrissi quasi un anno fa su La Golpe et il Lione. Gli Stati Uniti sono sempre più insofferenti rispetto all’atteggiamento del regime di Pechino, che mantiene basso il valore del renminbi (la moneta cinese) per favorire le esportazioni e garantire la sopravvivenza della poderosa ma inefficiente industria manifatturiera nazionale. In questi ultimi anni però gli interventi governativi non sono riusciti ad impedire un lieve apprezzamento del renminbi, che ora rende le imprese della Repubblica Popolare meno competitive di quelle di altri paesi del sud est asiatico. I recenti dati riportati dal NYT indicano che il settore manifatturiero è in contrazione per il terzo mese consecutivo.

A causa di anni ed anni di politiche monetarie espansive indiscriminate ora l’inflazione viaggia intorno al 6%, mentre il tasso d’interesse che le banche corrispondono ai risparmiatori non supera il 3%. Dal momento che tenere i soldi in un conto corrente è economicamente sconveniente, chi dispone di capitali li impiega nel settore immobiliare, che si sta gonfiando a ritmi preoccupanti.

A tutto questo si aggiunge la precarietà di un sistema bancario che è stato costretto a prestare enormi somme alle imprese statali e ai governi locali e che ora rischia di non riavere indietro quei soldi, spesso utilizzati per finanziare progetti infrastrutturali enormi ma poco profittevoli.

Il regime, per evitare che il paese cada nella recessione – con effetti devastanti sulle prospettive di ripresa dell’economia globale – deve abbandonare la politica dei sussidi alle esportazioni per incentivare lo sviluppo della domanda interna, in un’ottica di miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei cittadini cinesi. Si tratta però di una strada molto pericolosa per i burocrati di Pechino; una politica economica di questo tipo innalzerebbe il livello di benessere della popolazione, e con esso anche le loro aspettative: dopo il pane, i cinesi comincerebbero a pretendere la libertà.

Post a comment or leave a trackback: Trackback URL.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: