Egitto, la democrazia è ancora un miraggio

Ieri una manifestazione di protesta animata da cristiani copti e da musulmani è stata stroncata brutalmente dall’intervento dell’esercito nei pressi di Palazzo Maspero, sede della radio e della televisione di stato egiziane.

Secondo il blog Egyptian Chronicles la protesta è andata avanti senza problemi fino al tunnel Shubra, quando i manifestanti sono stati oggetto di lanci di sassi e alcune persone (che, pare, non stavano manifestando) hanno sparato in aria.

Davanti al palazzo della televisione la manifestazione è stata dispersa con la forza dall’esercito, e sono iniziati scontri tra le due parti. Veicoli della polizia militare hanno travolto diverse persone, e diversi poliziotti sono stati aggrediti dai manifestanti.

La copertura mediatica degli eventi da parte di svariate televisioni satellitari (25 TV, al-Hurra, al Jazeera) è stata interrotta dall’esercito, mentre la televisione di Stato ha sin da subito accreditato l’ipotesi della violenza etnica, indicando i copti come una forza pericolosa per il benessere e la stabilità dello Stato. I presentatori della televisione governativa hanno lanciato appelli alla popolazione perché “proteggesse l’esercito dai Copti”. La “chiamata alle armi” ha avuto successo, centinaia di giovani musulmani sono scesi per strada e ne sono seguiti ulteriori scontri con i manifestanti.

Il bilancio di questa “domenica nera” è di 24 morti e 212 feriti. Dal resoconto degli avvenimenti sembra ormai chiaro che il governo provvisorio, formato dal Consiglio Supremo delle Forze Armate, sta cercando con ogni mezzo di destabilizzare il paese facendo leva sull’argomento etnico, per impedire la transizione democratica e sostenere l’esigenza di un governo forte: un modo come un altro per restaurare la dittatura.

Sembra che l’opposizione non sia in grado di reagire in maniera efficace alle mosse dei militari; il fallimento della Rivoluzione egiziana è ancora possibile ed è un pericolo da cui fuggire: avrebbe infatti conseguenze devastanti sul processo di democratizzazione del Medio Oriente e dell’Africa mediterranea.

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