Sul mercato del lavoro la sinistra deve fare la sinistra

Uno dei motivi per cui l’attuale governo ha da tempo smesso di essere credibile, in Italia, in Europa e nel mondo, è l’inettitudine mostrata nel gestire la crisi finanziaria prima, quella del debito poi.

L’incompetenza del governo in materia economica è drammaticamente riassunta in un indicatore scarno e crudele: il tasso di disoccupazione giovanile, pari al 27,6% (dato relativo ad Agosto 2011). Il nostro paese, per un giovane desideroso di entrare nel mondo del lavoro, è invivibile. Le condizioni difficili in cui le nostre imprese si trovano ad operare rendono impossibile il ricambio della forza lavoro. Intere generazioni di ragazzi e ragazze, che portano in dote un capitale umano enorme, ancora più prezioso perché costruito faticosamente con anni di studio finanziati dallo Stato, vengono costrette ad accettare un impiego precario, malpagato e senza prospettive di carriera.

Se le risposte del centrodestra sono state insufficienti, d’altro canto bisogna ammettere che anche la sinistra sembra non voler risolvere il problema. Sinistra e destra hanno infatti approvato due riforme, rispettivamente il Pacchetto Treu e la Legge Biagi, che hanno creato e consolidato un dualismo contrattuale ingiusto e economicamente fallimentare.

Il PD non può continuare a rimanere trincerato nelle posizioni della FIOM: se vuole governare per motivi che vadano oltre il potere fine a sé stesso, deve delineare una riforma del mercato del lavoro che istituisca un unico contratto più flessibile e a tutele crescenti, accompagnato da un sistema di sussidi di disoccupazione decrescenti nel tempo, sul modello di quanto già fatto da diversi paesi scandinavi.

La semplificazione delle forme contrattuali deve andare di pari passo con una generalizzata diminuzione dell’imposizione fiscale sulle imprese e sui lavoratori: bisogna porre fine alla situazione attuale, che di fatto penalizza chi lavora e produce rispetto a chi vive di rendita.

Il mercato del lavoro deve anche aprirsi alla numerosissima forza lavoro giovane e qualificata che preme sulle nostre frontiere: senza i lavoratori extracomunitari il nostro sistema pensionistico è destinato al collasso, nel giro di 20 o 30 anni. Una grande ondata migratoria invece ci permetterebbe di ringiovanire la popolazione, di garantire la sostenibilità nel lungo periodo del nostro Welfare, e facendo aumentare la domanda aggregata potrebbe costituire uno stimolo decisivo alla ripresa dei consumi.

In realtà la questione non può essere ridotta ad un conflitto intergenerazionale: l’attuale sistema punisce non solo i giovani, ma anche i lavoratori produttivi e talentuosi. Garantire ad entrambi un futuro dignitoso è un proposito che la  sinistra deve fare suo. Adesso, prima che sia troppo tardi.

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Comments

  • Daniele  On 10/13/2011 at 4:28 pm

    Concordo con la tu analisi ed aggiungo un elemento: non solo la disoccupazione giovanile, ma anche quella dei quarantenni/cinquantenni, che è altrettanto drammatica e con in più l’incombenza dell’età e delle famiglie.
    Pare che non freghi a nessuno, nè a destra, nè a sinistra.

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