Dopo l’indignazione ci vogliono proposte

Se c’è una cosa che è emersa dai tristi fatti di sabato scorso, oltre all’impreparazione delle forze dell’ordine, è la disorganizzazione con cui il movimento degli “indignados” ha affrontato l’appuntamento.

Nessuna modalità di protesta innovativa, nessuna occupazione sul modello, ad esempio, dei colleghi americani. Ci si è voluti affidare ai soliti mezzi: un corteo nel centro storico, con gli striscioni, le bandiere e tutto il resto, ma senza il servizio d’ordine. Col risultato paradossale di vedere i manifestanti che applaudivano i poliziotti, cioè i rappresentanti di ciò che si stava contestando!

Mi pare che le carenze organizzative di questo movimento rivelino in realtà un difetto di fondo: la mancanza di una consistenza politica e programmatica. Abbiamo capito tutti contro cosa protestano gli indignati. Ma cosa vogliono? Quali sono le loro proposte, in campo economico, politico, sociale, culturale? Hanno un progetto? Hanno una vaga idea di come risolvere i problemi che sollevano?

Se sì, sarebbe interessante discuterne. Ma l’impressione che ne ho tratto finora è che sia proprio la sostanza a mancare.

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