Il destino dei dittatori

Gli interventi di molti commentatori a proposito della morte di Gheddafi per mano dei ribelli hanno deprecato il fatto che sia stato ucciso e non sia invece stato arrestato per essere poi giudicato dalla Corte Penale Internazionale.

Chi voleva che il Raìs fosse processato considera la sua uccisione una violazione della Convenzione di Ginevra, dato che ha riguardato un prigioniero di guerra. E probabilmente è vero, gli insorti hanno violato la Convenzione di Ginevra.

Questo però, secondo me, non dovrebbe essere rilevante. La notizia è che finalmente un dittatore, dopo 42 anni di dominio violento e sanguinario, è stato ammazzato dal suo popolo. E di questo sono solo felice. Ne sono felice perché la morte violenta è il modo con cui sei destinato a finire la tua vita, se decidi di usurpare la sovranità del tuo popolo e costruisci un regime basato sulla legge del più forte. Perché è di questo che si tratta, banalmente: un dittatore è uno che volontariamente si pone al di fuori della legalità, al di fuori persino della vita comunitaria. Il tiranno non riconosce il diritto della società di autoregolarsi e di scegliersi i propri rappresentanti, ed instaura un potere che non ha altra legittimazione se non sé stesso.

In quanti considerano ingiusto il trattamento riservato a Mussolini il 28 aprile del 1945, a Giulino di Mezzegra? A ben vedere, ha poi tutto questo senso cercare di stabilire se è giusto o no? Semplicemente, è storia. Quando sistema di potere su cui si regge un dittatore collassa, il dittatore, salvo rari casi, muore. Punto. Hanno fatto eccezione, in tempi recenti, Pinochet, Ben Alì e Mubarak. Con Gheddafi torniamo alla normalità.

Durante una rivoluzione lo Stato collassa e con esso scompare la legge positiva. Il risultato è che i rapporti tra le parti vengono a dipendere soltanto da criteri quantitativi, non qualitativi. Gheddafi ha governato per 4 decenni il suo paese con un pugno di ferro, massacrando migliaia di persone. La sua fine è più che mai meritata. Spero che ora la Libia possa ripartire da zero. E spero che arrivi presto il turno di Assad.

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Comments

  • DTM  On 10/21/2011 at 7:11 pm

    Figurati! Se quella volta non si faceva baciare la mano da berlusconi adesso non dovrei sentire simili fregnacce e da mesi si vedrebbero le bandiere arcobaleno per strada. Farsi giustizia per strada è male, punto. Il bla bla atto a dimostrare e giustificare non è altro che bava sulla bocca di chi ha sete di violenza anche se non se ne rende conto (o non si vuole rendersene conto). E’ un succo scomodo che si può cercare di nascondere con tanti ghirigori, ma sete di violenza è e sete di violenza rimane.

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  • glickertosca  On 10/21/2011 at 7:32 pm

    E se fosse stato ucciso, tanto per non farlo “cantare”… Chi ci dice che i “servizi” avevano imbeccato il Cnt che in caso di cattura Gheddafi dove essere ucciso? Non ci vuole tanto fantaspionaggio; chiaramente per evitare che “cantasse”.
    Perché se Muammar avesse parlato mi sa che sarebbe uscita dalla sua bocca, tanta di quella sporcizia contro gli – stati cosiddetti amici… – di una volta. Tutte le trame ordite insieme: USA, Francia & C. Chiaro questa non è una difesa del – despota – ci mancherebbe. Ma molte volte è meglio che chi sa, e diventa scomodo: “taccia per sempre”.

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