Servizio Pubblico, Santoro sfonda. Ma convince?

Ieri è andata in onda la prima puntata di Servizio Pubblico, il programma in multipiattaforma ideato e condotto da Michele Santoro. Un successo, bisogna dirlo: le prime stime parlano del 14% di share, che significa terzo “canale” della serata, dopo RaiUno e Canale5.

Di questo 14% pare che il 12% sia riferito alle televisioni locali che hanno mandato in onda la trasmissione: il residuo 2% sarebbe direttamente imputabile agli accessi web (Il Fatto Quotidiano, Repubblica, Corriere, ServizioPubblico.it, etc). Sono dati interessanti: grazie al nuovo progetto di Santoro le emittenti regionali, fino a questo momento schiacciate e sopraffatte dal duopolio RAI-Mediaset, hanno l’opportunità di ritagliarsi uno spazio di tutto rispetto, paragonabile per share e ricavi pubblicitari alle televisioni mainstream – anche se bisogna tenere presente che con tutta probabilità le prossime puntate otterranno uno share minore, come sempre accade in questi casi.

Ma non è così facile come sembra: al momento, contrariamente a quanto scrivono in molti, un terzo polo non esiste. Un programma che va in onda una volta alla settimana, anche se fa ascolti da record, non può costituire una valida alternativa ad un palinsesto strutturato. Se Santoro vuole veramente creare una televisione indipendente, autonoma da RAI e Mediaset e capace di incidere sul dibattito pubblico in Italia, deve andare oltre il format “Raiperunanotte”, dove sono tutti felici e contenti per una sera, dopodiché per tutta la settimana seguente bisogna tornare a RAI e Mediaset.

Una televisione vera significa avere programmi a tutte le ore di tutta la settimana, o almeno avere un programma in ogni prima serata. Altrimenti la cosa non ha molto senso. Senza contare che il progetto attuale è economicamente inefficiente, nel senso che quando Servizio Pubblico è in onda, il sito del programma deve riuscire a gestire l’enorme traffico che lo riguarda, e dunque deve assicurarsi di avere una larghezza di banda sufficiente. Banda che rimane inutilizzata o utilizzata solo parzialmente nel resto della settimana, quando il traffico sarà sensibilmente inferiore.

Ottima l’idea dei sondaggi su Facebook: un bel modo per coinvolgere gli spettatori. Peccato che la qualità delle domande faccia cadere le braccia. Come quello qui sotto, ad esempio:

Qualcuno aveva dei dubbi su come sarebbe finito questo sondaggio? è serio un sondaggio che come opzione di risposta prevede “il governo se ne deve andare e basta“? Soprattutto, è significativo, tenuto conto del profilo politico medio di chi guarda Santoro? Cosa ci dice? Ci dice che chi guarda Servizio Pubblico vuole che il Governo si dimetta. Ma questo, come dire, lo sapevamo già.

Infatti la domanda non puntava a questo, puntava semplicemente a dare agli spettatori l’impressione che la loro opinione conti qualcosa. Mentre è proprio il contrario: il voto diventa un rito di massa, che si realizza compiutamente nell’imponente flusso di commenti che nessuno leggerà (proprio perché non sono fatti per essere letti).

Ecco perché Santoro non mi entusiasma: il populismo è la rovina dell’informazione.

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Comments

  • lucha  On 11/11/2011 at 3:40 pm

    Una piccola precisazione:

    «Banda che rimane inutilizzata o utilizzata solo parzialmente nel resto della settimana, quando il traffico sarà sensibilmente inferiore.»

    Non so se ne sei a conoscenza, ma la banda non viene venduta a kilogrammi. Si può comprare banda a ore, a giorni, ad intervalli variabili, probabilmente anche just-in-time. Non c’è bisogno di tirare fisicamente i cavi… non più almeno.

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    • Lorenzo Tondi  On 11/11/2011 at 10:06 pm

      Ok. Quello che intendevo è che se ci fosse un palinsesto completo, capace di coprire tutta la settimana almeno nelle fasce serali, i costi relativi a server e compagnia bella (tutto il necessario per garantire una connessione decente, aspetti tecnici di cui non sono esperto) potrebbero presumibilmente essere considerati costi fissi, dal momento che basterebbe stipulare una specie di abbonamento “flat”. Mi sbaglio?

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