Internet Explorer è in crisi

Uno dei principali indicatori del successo di un prodotto, anzi in realtà l’unico, è la quota di mercato che è riuscito a conquistarsi. Per Microsoft arrivano brutte notizie: uno dei suoi prodotti di punta, Internet Explorer, da quest’anno è sceso sotto il 50% di tutti i computer, logorato dall’ascesa di Google Chrome e dei browser per smartphone e tablet. Mozilla Firefox rimane il secondo programma in quanto a popolarità, ma sembra incapace di continuare a crescere: la variazione di ottobre rispetto a settembre è un misero +0,03%, a fronte di un +1,42% del browser di casa Google. Per vedere come sono messi gli altri player c’è l’infografica di Linkiesta.

Questi dati dimostrano che della concorrenza tra i giganti dell’informatica a beneficiarne sono soprattutto gli utenti, che possono scegliere tra prodotti gratuiti e di alta qualità. Lo stesso Explorer è infatti migliorato sensibilmente rispetto a quando doveva misurarsi soltanto con Firefox. Sarebbe ora di aprire anche il mercato dei sistemi operativi, impedendo ai costruttori di computer di inserire Windows sulle loro macchine come sistema predefinito, o Mac nel caso di Apple. La competizione tra Windows, Mac e Linux diventerebbe diretta e porterebbe ad un crollo verticale dei prezzi, con grandi vantaggi per i consumatori. I sistemi Linux sono open source e nella stragrande maggioranza dei casi vengono distribuiti gratuitamente: quindi il prezzo dei sistemi operativi potrebbe scendere fino a zero. La maggiore concorrenza nel settore dei browser è stata introdotta nell’Unione Europea nel marzo 2010, quando è entrato in vigore la possibilità dell’acquirente di Windows di selezionare, al primo avvio del prodotto da lui acquistato, il browser che preferisce. Se e quando verrà introdotta una norma simile per quanto riguarda i sistemi operativi il settore ne uscirà probabilmente rivoluzionato. In meglio.

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Comments

  • teufer  On 11/06/2011 at 8:59 pm

    In teoria è già possibile farsi vendere un computer non installato, sebbene non tutti (praticamente nessuno) i negozi lo facciano. E’ un po’ meno pratico imporlo per legge: innanzitutto installare un sistema non-Apple su un Mac è un’inferno (strati di emulazione et similia), in secondo luogo come si gestisce la questione smartphone? Hanno anch’essi un sistema operativo preinstallato, a volte scritto e praticamente sempre compilato per quell’architettura specifica e quasi mai sostituibile con un altro (e ritorneremmo agli strati di emulazione).

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  • Lorenzo Tondi  On 11/06/2011 at 9:55 pm

    Certo che è già possibile, ma dai, onestamente, non lo fa nessuno. Sul Mac infatti temevo che fosse un problema. Però lo è adesso: voglio dire, se un provvedimento del genere venisse preso, la Apple probabilmente progetterebbe il computer in maniera diversa. Ha senso quel che dico?

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  • teufer  On 11/09/2011 at 7:40 pm

    Sì e no. La Apple sarebbe forzata a cambiare tecniche di design (e probabilmente fallirebbe, visto che l’unico personaggio capace di azzeccare le innovazioni lì dentro era Jobs) o più facilmente smetterebbe di vendere in italia: per quale motivo dovrebbe riprogettarsi, sacrificando uno dei propri elementi più caratteristici, solo per accontentare le richieste di un mercato minore (e i fanboy continuerebbero a comprare all’estero)?
    D’altra parte, una maggiore apertura del mercato degli OS farebbe un gran bene anche a quelle fighette di GNU\Linux, che non potendo fare concorrenza a nessuno si permettono le peggio vaccare, solo per giocare a fare gli originali. La possibilità di poter finalmente prendere a calci l’odiata Microsoft li forzerebbe a mettere un po’ di sale in zucca e a pensare prima di rilasciare.

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