Berlusconi, Travaglio e la sinistra

In un post di oggi il mio amico Elia Nigris si rallegra della sconfitta di Berlusconi e del fatto che questa sconfitta NON sia imputabile a Travaglio ed al travaglismo:

Per loro, è sempre stato più importante sostituirsi alla magistratura, sui giornali, in televisione, preferendo parlare del piano morale e del privato piuttosto che della disdicevole e vergognosa condotta pubblica e politica.

Credo che la questione sia più complessa. Naturalmente è palese a tutti che Berlusconi sia caduto a causa della propria incompetenza e della propria indifferenza rispetto ai problemi del Paese. è significativo che il colpo mortale al suo governo sia arrivato non dai giudici, né dai giornalisti né dall’opposizione, ma dai mercati. Questo a confermare, se ce ne fosse bisogno, che ciò che quasi sempre determina la durata di un esecutivo è il grado di efficacia della sua politica economica.

Credo, come Elia, che tutto il filone della polemica giornalistica sulle escort, sui processi, sulle sue gaffes, sia stato assai poco efficace in questi anni, pur essendo stato al contempo doveroso.

Il punto su cui sono in disaccordo totale, invece, è l’attribuzione delle responsabilità: a che serve incolpare Marco Travaglio? Non è che piuttosto la colpa è di una sinistra che in questi anni si è dimostrata totalmente incapace di proporre un’alternativa valida?

Travaglio è un giornalista, fa il suo lavoro. Il problema è che la grande maggioranza dei suoi lettori lo considera di fatto un referente politico, figura di spicco di un “partito politico” di recente costituzione, Il Fatto Quotidiano. Ancora, accusare di questo il Fatto serve a poco.

Non possiamo neanche prendercela con i “travaglini”, i lettori del Fatto e la base del centrosinistra. Basterebbe rendersi conto che in questi anni a sinistra si è sviluppato un processo perverso: i nuovi leader, i soggetti cui è stata affidata la bandiera dell’opposizione politica a Berlusconi, sono presentatori, giornalisti, comici. Gli unici politici che si sono distinti hanno scelto due strade diverse: Di Pietro fa il poliziotto in pensione, Vendola il rivoluzionario del nuovo millennio (ma con idee assai vecchie). In un qualsiasi paese europeo Di Pietro sarebbe a capo della destra tradizionalista e fascistella, Vendola non avrebbe certo il consenso che ha.

Vero è che gli attacchi di Repubblica in questi anni sono stati completamente inutili, vero è che il Fatto Quotidiano spesso indulge nel populismo. Ma dare la colpa di questo a Travaglio e non al PD mi sembra poco onesto.

P.S. Non diamo per scontata la fine di Berlusconi. Monti si trova davanti dei mesi terribili. E la campagna elettorale sembra sia già iniziata.

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Comments

  • teufer  On 11/15/2011 at 7:09 pm

    Quel “sembra” alla fine è un po’ ottimista: secondo me siamo già in campagna elettorale, almeno da una parte. Un po’ perchè il populismo è in perenne campagna elettorale, un po’ perchè la stampa berlusconiana si sta posizionando sui livelli di squallore da campagna elettorale. Arriveranno a breve anche i Don Camillo e Peppone su Rete4, unico momento in cui quel canale è guardabile.

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  • elianigris  On 11/19/2011 at 1:31 pm

    Tre soli appunti rapidi.
    1. Quando parlo di Travaglio, parla di quello che Travaglio impersona, di un modo di pensare ormai diffusissimo e di Travaglio come riferimento (cosa di cui lui e` fiero) di moltissimi individui, non necessariamente “dell’uomo Travaglio”.
    2. Travaglio non e` un giornalista. O meglio non e` un giornalista nel vero senso del termine. Travaglio, specie quello degli ultimi tempi, fa opinione, non informazione. Un giornalista avrà sempre opinioni, ma Travaglio argomenta le sue come farebbe un politico, infarcendole di dati “misleading” (se va bene), falsi (se va male) per convincere il suo pubblico e non per informarlo.
    3. Figurarsi se il PD non ha colpe. Il PD (e le persone che lo rappresentano) ha piu` colpe di tutti: la prima, aver permesso a Berlusconi di governare per cosi` tanto tempo per proprie incapacità e la seconda aver permesso a Travaglio di fare quello che fa, di avere il consenso che ha, di rendere il populismo di sinistra cosi` forte e cieco.

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