La contraddizione di Fassina

In questi giorni il dibattito interno al Partito Democratico è dominato dallo “scontro” tra Pietro Ichino e Stefano Fassina, il primo sostenitore di una riforma del mercato del lavoro che coniughi flessibilità e garanzie minime per i lavoratori, il secondo che difende la Fiom e considera la flessibilità il problema, e non la soluzione.

Chi mi segue da tempo sa come la penso: credo che sia necessario eliminare i costi della rigidità del lavoro e contemporaneamente riformare il welfare, istituendo dei sussidi di disoccupazione universali, consistenti e decrescenti nel tempo.  Questo permetterebbe alle imprese di essere più competitive e di non scaricare il costo di questa maggiore competitività sui lavoratori. Mi trovo dunque più vicino alle proposte di Ichino e Boeri che a quelle di Fassina. Ma non è di questo che voglio parlare, almeno non oggi.

Ieri Fassina, in un’intervista a Repubblica, ha liquidato le posizioni di Ichino come fortemente minoritarie:

«Una linea ha il 2 per cento, l’altra il 98 per cento», sottolinea Fassina. «Io capisco Ichino. Lui rappresenta quel 2 per cento e per farlo valere, per difenderlo ha bisogno di andare sui giornali tutti i giorni»

Ivan Scalfarotto ha fatto notare sul suo blog che questa affermazione conferma la tendenza di Fassina a trasformare le opinioni maggioritarie all’interno del partito in opinioni che godono di consenso unanime. Una brutta abitudine, in effetti. Ma quello che mi ha colpito di più, dell’intervista a Fassina, è questo passo:

Il punto è che il governo tecnico sembra pronto a sposare la linea Ichino. «Questo è vero solo in parte — precisa Fassina —. Ho ascoltato il primo intervento pubblico del ministro del Welfare Fornero. Non ho trovato elementi in contrasto con le nostre idee. Ha detto che interverrà sulla vicenda Fiat, che serve un confronto tra le parti, che i diritti dei lavoratori sono una conquista. Mi è piaciuta moltissimo». E comunque, continua Fassina, «il governo Monti non è il governo del Pd. Ci convivono forze politiche con idee e culture contrapposte, su cui il governo è chiamato a trovare un bilanciamento. Tenere chiaro il profilo del Pd è la migliore assicurazione per la durata di Monti. Così si capirà quali sacrifici fanno i partiti nell’interesse del Paese.

Leggete tutto, e in particolare la frase in neretto. Il problema posto dal giornalista è che il governo Monti sembra più vicino alla linea Ichino che alla linea Fassina. Questi risponde che è giusto che le posizioni del PD sul lavoro siano diverse da quelle del governo Monti, perché in questo modo la gente capirà che il PD sta facendo sacrifici nell’interesse del paese. è una frase che lascia di stucco! Qui Fassina sta dicendo esplicitamente che la sua posizione sul mercato del lavoro è contraria agli interessi del Paese e che il PD la sacrificherà proprio nell’interesse di tutti. Ma allora perché il PD continua a considerarla la sua linea ufficiale?

Ricapitoliamo: il responsabile economico del Partito Democratico difende le sue posizioni sul mercato del lavoro dichiarando che quelle posizioni sono contrarie al pubblico interesse e che vengono momentaneamente accantonate per appoggiare la linea del Governo Monti.

Stefano Fassina era padrone di sé quando ha rilasciato quest’intervista? O semplicemente è in malafede ed è orgoglioso di farlo sapere a tutti?

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Comments

  • roberto ruocco  On 11/26/2011 at 3:49 pm

    Aspè…il presupposto è trovare una sintesi, in nome di questa sintesi per il bene del paese , un partito che ha il diritto di avere le sue idee, sacrifica quest’ultime. Mi sembra che hai fatto un salto di troppo, la frase se vuoi ha senso. Poi sia ben chiaro Fassina è stupido, puoi essere di destra di sinistra o moderato, ma se sei stupido, sempre pericoloso per un partito sei…la russa, gasparri, le varie ministronze docent

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    • Lorenzo Tondi  On 11/26/2011 at 4:37 pm

      Un partito ha certamente il diritto di avere le sue idee, nessuno lo nega. Però qui secondo me non stiamo parlando di sintesi o non sintesi. Se i partiti devono fare dei sacrifici, quindi devono abbandonare le proprie posizioni in favore di altre che nel partito non esistono o, nel caso del lavoro, sono minoritarie, lo fanno, secondo quanto dice Fassina, nell’interesse del Paese. Ma allora la loro posizione precedente NON era nell’interesse del paese. è semplice logica.
      Se non faceva l’interesse del Paese, quale interesse faceva? Fassina non lo dice, io azzardo una risposta: l’interesse della CGIL e dei lavoratori anziani. Interessi che secondo me sono meritevoli di tutela, ma non penalizzando i giovani lavoratori, come la linea Fassina prevede di fare.
      Che un partito persegua interessi di parte è legittimo, basta che lo si dica esplicitamente, e non ci si nasconda dietro i discorsi in difesa dei precari.

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  • silvia del guercio  On 11/26/2011 at 4:02 pm

    Questo articolo è un condensato di malafede. Oltretutto è molto da processo Sovietico il far dire a Fassina …che lui è contrario agli interessi del Paese.

    Fate un Congresso e vincetelo, se ne siete capaci, ma non sfruttate il Governo Monti per far fuori Bersani (e prima di lui Fassina) senza passare per un Congresso.

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  • Lorenzo Tondi  On 11/26/2011 at 4:29 pm

    Perché sarei in malafede? Ho semplicemente riportato quello che ha detto Fassina.

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  • roberto ruocco  On 11/26/2011 at 5:00 pm

    Non è un problema di partito, ma di istituzioni e di Berlusconi e non scherzo. La cosidetta LINEA del partito è una linea politica, e come tutte le linee politiche è venuta fuori in un particolare periodo storico ( meno di 6 mesi fa). Ora semplifichiamo: per il destrorso(sostituisci tu orso con onzo e suona meglio) berlusconiano cos’è la sinistra? Sostanzialmente la CGIL, e fanno di tutto per far apparire le posizioni di sinistra le posizioni della cgil. Allo stesso tempo il pd, partito di centrosinistra, che come ogni centro sinistra ha più anime, deve reagire ed a giugno senza dubbio conveniva convergere sulle posizioni della cgil, perchè come sindacato può mobilitare meglio l’elettorato storico…insomma il sindacato è un catalizzatore politico, ma quale elettorato catalizza? Principalmente i pensionati, che hanno maggiore interesse a vedere i loro diritti protetti a scapito dei giovani, che non hanno un vero referente istituzionale. Così il pd a giugno scelse una linea CGIL-style, gli conveniva non farsi vedere diviso, ed il documento di ichino non è stato messo al voto. Questo è anche peggio del centralismo democratico sia ben chiaro, per quanto concepibile in un ottica di cavalcare l’onda dei referendum. Ora la linea del partito si sta fortemente ammorbidendo, non c’entra alcun governo Monti, c’entra che con Berlusconi al governo, linee più aperte al mercato erano fortemente attaccabili, e lo dimostra il fatto che il pd è favorevole alla liberalizzazione dell’acqua ma ha taciuto su questa storia. Io penso che Lorenzo voglia mettere in luce come Fassina oltre ad essere un pessimo economista, è anche uno stupido politico, perchè la sua dichiarazione, se la vuoi attaccare la puoi attaccare con troppa facilità, per non parlare di siamo il 98% ancora centralismo democratico style.

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