Monti, la prima delusione: un sottosegretariato agli editori

Ieri sera sono stati resi noti i nomi dei sottosegretari e dei viceministri del governo Monti. Molte sono le scelte azzeccate, alcune quelle discutibili: fra di esse spicca la nomina a sottosegretario all’Editoria di Carlo Malinconico. Laureato in Giurisprudenza, ex magistrato e professore universitario, Malinconico dal 2008 è presidente della FIEG (Federazione Italiana Editori di Giornali): è quindi un uomo molto vicino agli interessi anacronistici e corporativi delle case editrici e della stampa tradizionale. Questo signore nel 2010 ebbe la faccia tosta di proporre una “tassa su Internet” per finanziare i giornali.

Davanti ad un’evidente trasformazione della tecnologia di diffusione nel mercato giornalistico, Malinconico si limitava a chiedere a gran voce una nuova tassa per mantenere in vita a spesa dei contribuenti un settore moribondo, che già resiste soltanto grazie ai finanziamenti pubblici.

Sperate nella liberalizzazione dell’Ordine dei Giornalisti? Vorreste porre fine all’uso del denaro pubblico come fonte di sostentamento per la peggiore stampa del mondo occidentale? Credete che sia opportuno modificare, anche solo leggermente, la legge sul copyright?

Beh, non avrete nulla di tutto questo. Questo sottosegretario farà gli interessi della FIEG, della SIAE e di tutte le corporazioni che basano la loro esistenza sullo sfruttamento di rendite monopolistiche, sul parassitismo sociale e sulla protezione legislativa.

Monti, mi dispiace ma stavolta hai toppato.

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Comments

  • Andrea Martelloni  On 11/30/2011 at 1:37 pm

    Evvai. Anche se in passato non abbiamo mai avuto ministri particolarmente liberali e coscienti in tal senso (Urbani, Gentiloni…). Direi che costui non farà che continuare la tradizione.
    Comunque la legge sul diritto d’autore in sé, almeno per come appare nel CC ad esempio, secondo me non ha bisogno di essere riformata. Ci sono solo alcune terrificanti normative (ad esempio, bollino con tassa SIAE anche per contenuti liberi) fatte dal 2001 in poi. C’è anche la brutta tendenza, purtroppo europea, di minacciare la disconnessione forzata per qualunque violazione del diritto d’autore, anche quelle difficilmente controllabili dagli utenti. E serve assolutamente un garante che garantisca l’obiettività nelle cause per plagio, per evitare che tra i due contendenti vinca sempre quello registrato in SIAE, la quale non avrebbe alcun diritto di attestare la paternità di un’opera. Per il resto, c’è chi è messo peggio (pensa al DMCA e ai brevetti software USA…).

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  • Lorenzo Tondi  On 11/30/2011 at 5:27 pm

    Io la legge sul diritto d’autore la modificherei pesantemente, invece. Chiaramente lascerei intatti i vari diritti morali (a parte il diritto di pentimento, che eliminerei). Per quanto riguarda i diritti di utilizzazione economica, eliminerei la durata a vita, che mi sembra una ingiustificata estensione di una rendita monopolistica. è necessario contemperare l’esigenza dell’artista di essere retribuito per il suo lavoro e la libertà del mercato e le condizioni dei consumatori. Quindi i diritti esclusivi di sfruttamento economico andrebbero limitati a pochi anni: 5 anni nel caso dei libri, 3 anni nel caso dei film. Per la musica li eliminerei del tutto: i file che compri su itunes o i cd, a pensarci bene, non sono il prodotto, ma il riprodotto. Il vero prodotto che un cantante o un gruppo mette sul mercato è il loro concerto. Sul piano pratico, peraltro, sai bene che la gran parte dei profitti dei musicisti deriva dai live e non dai loro dischi. Distribuire gratuitamente i propri lavori inoltre ti permette di raggiungere un pubblico molto più ampio. Una band tedesca di cui non ricordo il nome ha eliminato il copyright sui propri lavori e sta vendendo come mai aveva fatto.

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