Per Mario Monti le liberalizzazioni non sono una priorità

Leggo sul sito del Corriere che il pacchetto di liberalizzazioni di cui si è parlato nei giorni scorsi non farà parte dell’emendamento del Governo alla manovra. La presentazione di queste misure è infatti stata rimandata di un anno, con la sola eccezione della liberalizzazione dei farmaci di fascia C.

Sul resto sembra che l’esecutivo non voglia prendere provvedimenti. Come se sbloccare i mercati delle professioni e dei trasporti non fosse un passo necessario e non più rinviabile per riportare il Paese sul sentiero della crescita.

Ci siamo stancati di assistere alle grida e ai deliri della propaganda corporativa ogni volta che  qualcuno propone di scalfire, anche in minima parte, i granitici privilegi di cui godono queste categorie. Gli avvocati, i notai, i commercialisti, i farmacisti, i tassisti, svolgono la loro attività godendo e abusando della loro posizione dominante, posizione che non ha alcuna giustificazione teorica o pratica.

Le liberalizzazioni non sono un discorso secondario: senza concorrenza e competizione l’Italia non potrà mai tornare a crescere. Monti lo sa bene, è ora che agisca di conseguenza.

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Comments

  • Jacopo  On 12/13/2011 at 6:16 pm

    Ciao, parlo da avvocato giovane (31 anni) senza padri nè padrini, divenuto tale solo col mio impegno: non capisco quale sia la posizione dominante di cui parli riferendoti all’avvocatura. Io non la vedo, siamo 230.000 iscritti agli ordini in Italia, l’esatto opposto di quello che significa “Casta”; hai visto poi i redditi medi degli avvocati, soprattutto giovani? Ti farebbero cambiare idea. Conosco anche alcuni commercialisti giovani che sono a sudare come me per non arrivare quasi mai durante l’anno a 2000 euro al mese. Se può questo essere definito Casta…
    Forse le uniche vere corporazioni sono quelle dei notai e dei farmacisti e, non ne sono sicuro, dei tassisti.
    Liberalizzare le professione è una locuzione a prima vista interessante: ma potresti correre il rischio di farti difendere da un avvocato che non ha mai visto in vita sua una marca da bollo o il codice di procedura penale..

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  • Lorenzo Tondi  On 12/13/2011 at 6:45 pm

    “hai visto poi i redditi medi degli avvocati, soprattutto giovani? Ti farebbero cambiare idea. Conosco anche alcuni commercialisti giovani che sono a sudare come me per non arrivare quasi mai durante l’anno a 2000 euro al mese.”

    per l’appunto. Gente che fatica ad entrare nella professione e che fa la fame perché ha la sola “colpa” di essere giovane. Proprio perché quello degli avvocati, come quello dei commercialisti, è un settore che funziona secondo criteri corporativi.

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  • Jacopo  On 12/13/2011 at 8:13 pm

    Poteva essere vero fino a 15 anni fa, ma adesso ti assicuro che non è così: il 65% degli avvocati ha meno di 45 anni. Facendo entrare chiunque, magari senza alcun controllo sulla qualità di quello che si può offrire professionalmente, si deprime ancor di più la possibilità di affermarsi per i giovani, mentre i vecchi godono della loro posizione già acquisita.
    Corporativismo per te è controllo delle competenze professionali a vantaggio di un minimo di preparazione?

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  • Lorenzo Tondi  On 12/13/2011 at 10:14 pm

    Corporativismo, ad esempio, è imporre delle tariffe minime, al di sotto delle quali è vietato scendere.

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  • Jacopo  On 12/14/2011 at 9:17 am

    Quello è giusto, ma ti posso dire che da circa 4 o 5 anni anche studi legali con esperienza decennale non applicano più tariffe minime, in quanto derogabili.
    Io non le ho mai applicate per esempio e così tutti i miei colleghi coetanei: resiste solo una piccola fascia di professionisti di medio-alto livello che si trincera dietro i minimi tariffari, ma sono destinati o a scomparire o ad andare in pensione prima o poi.
    Ciò che voglio dire è che le tariffe minime sono già naturalmente destinate a scomparire (e non me ne dispiaccio certo..).
    Il punto è che si consente a tutti di poter fare l’avvocato succederà sempre di più quello che sto iniziando a vedere: pratiche di diverso tipo gestite da geometri o agenzie di infortunistica stradale (a titolo di esempio) che, una volta impostate male, è sempre più difficile raddrizzare poichè seguite da professionisti che non hanno le conoscenze tecniche idonee, ma che vengono chiamati dal cittadino perchè costa meno rispetto ad un avvocato: a fronte però di un minor prezzo si ottiene in cambio una prestazione professionale inadeguata che, o non si risolve più perchè magari si è prescritto il diritto o si è riconosciuto un debito inconsapevolmente, oppure si risolve male..

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