Un taglio agli sprechi? Partiamo da qui

Forse alcuni di voi se lo sono persi, ma il 10/12/2011 è uscito su molti giornali un appello al Presidente del Consiglio Monti in cui si chiedeva di ritirare i tagli ai finanziamenti all’editoria. Che ve lo siate persi non è sorprendente, visto che gli 8 giornali che l’hanno pubblicato raggiungono a stento le 200.000 copie.

In questi giorni, pressato da una parte dai latrati di farmacisti, tassisti et similia, dall’altra da una torma di politici timorosi di perdere elettori o di acquisire concorrenti una volta dismessa la veste del parlamentare, il governo sembra intenzionato a mettere da parte le liberalizzazioni, la lotta agli sprechi e alle categorie protette (leggi: privilegiate).

Ma il Medioevo è finito da un pezzo, e sarebbe anche giunto il momento di iniziare a grattare via le incrostazioni corporative che asfissiano il nostro Paese. Se non si vuole iniziare da avvocati, farmacisti, notai e tassisti, da qualche parte si dovrà pur cominciare, no?

Iniziamo dal giornalismo: via i finanziamenti a radio e giornali. Se sono capaci di rimanere sul mercato, bene: altrimenti, peggio per loro. Non vedo perché le imposte che pago dovrebbero finanziare La Padania (ma lo stesso discorso vale per Europa, Liberazione o il Manifesto).

I giornali non devono vivere sulle spalle dello Stato, ma su quelle degli inserzionisti e dei lettori.

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