Malinconico si dimette, Monti non si smentisce

Le dimissioni del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Malinconico, in seguito alle rivelazioni sui rapporti avuti con l’imprenditore della “cricca” Francesco Maria Piscitelli, sono l’epilogo politico di una vicenda assai vaga, che è sicuramente irrilevante dal punto di vista penale, e potrebbe anche essere insignificante dal punto di vista morale. In altri termini, non è detto che Malinconico fosse in malafede. Quel che è sicuro è che la sua condotta era più inopportuna che mai, soprattutto in questa congiuntura economica, che impone sacrifici ai cittadini ed esige sobrietà e trasparenza dal governo, soprattutto nell’imminenza della “fase 2” delle liberalizzazioni e delle misure per la crescita.

Monti ne è perfettamente consapevole ed ha agito di conseguenza. Anche questo è un punto che lo separa dal suo predecessore. Non si tratta solo di stile, né della fine delle barzellette da caserma , soppiantate dagli arguti motti di spirito. Si tratta di un diverso profilo etico, che guarda alla credibilità dello Stato più che agli interessi politici di breve periodo.

Non mi sembra una differenza di poco conto.

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