Il cancro corporativo

In questo strano Paese ognuno a parole sostiene di fare gli interessi della collettività, ma quando si tratta di passare ai fatti ecco arrivare le serrate, gli scioperi selvaggi, i ricatti in stile mafioso e i pestaggi ai colleghi “eretici”.

In questi giorni le corporazioni che infestano l’Italia stanno dando un pessimo spettacolo: timorose di perdere i propri privilegi a causa del pacchetto di liberalizzazioni che il Governo Monti si appresta a presentare alle Camere, annunciano proteste, blocchi del servizio, manifestazioni.

I tassisti, come al solito, spiccano per animosità e violenza: sul Corriere leggiamo che a Milano questa mattina un tassista è stato picchiato e derubato di 50 euro da alcuni suoi colleghi. La sua colpa? Stava lavorando invece di bloccare il traffico. Magari stava lavorando perché ha “soltanto” 36 anni, ha comprato la licenza da poco e vuole guadagnare il più possibile, chi lo sa. Quel che è certo è che l’atteggiamento intimidatorio di molti esponenti di questa categoria è intollerabile.

I farmacisti annunciano serrate. Uno di loro giorni fa in un programma televisivo si diceva convinto che la liberalizzazione delle farmacie non avesse senso, perché i nuovi esercizi non riuscirebbero a rimanere sul mercato. Secondo il tizio, in sostanza, la quantità delle farmacie “offerta” nel nostro Paese soddisferebbe pienamente la domanda. Benissimo, dico io: ma allora perché ha tanta paura dei nuovi concorrenti? Se veramente il numero di farmacie italiane fosse ottimale, non ci sarebbe bisogno di alcun numero chiuso, perché nessuno deciderebbe di entrare nel mercato. Il punto invece è che proprio l’esistenza di una barriera all’entrata (del tutto artificiale) nel settore delle farmacie implica che, in assenza di quella barriera, entrerebbero altri concorrenti.

Gli avvocati non vogliono essere da meno. Maurizio De Tilla, del sindacato dell’Avvocatura Civile, tuona con sdegno:

Qui si punta alla rottamazione del processo civile. Le manovre economiche e gli interventi legislativi hanno disintegrato il diritto di difesa dei cittadini.

Che poi, tradotto, sta per:

Qui si punta ad accorciare la durata dei processi civili, cioè ad eliminare la nostra rendita di posizione. Questi provvedimenti stanno disintegrando il nostro diritto ad un processo lungo e ad un lauto compenso.

Con questi impostori, zero compromessi. Il decreto di cui stiamo leggendo la bozza in queste ore è un primo passo verso una società più aperta, inclusiva, libera e meritocratica. In una parola, una società più giusta.

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