La vignetta di Vauro e la critica di Caldarola

Chi di voi legge Linkiesta forse avrà avuto modo di seguire, negli ultimi giorni, un dibattito sul presunto antisemitismo diffuso anche a sinistra, scatenato da una vignetta di Vauro del 2008 raffigurante Fiamma Nirenstein. Riassumiamo brevemente la vicenda, prima di esaminarla.

Vauro nel dicembre 2008 pubblica sul Manifesto questa vignetta:

Il 23 ottobre 2008 Peppino Caldarola, che al tempo lavorava al Riformista, scrisse un pezzo satirico in cui affermava (prima colonna dell’articolo, undicesima riga)

“Vauro non accetta di censurare la vignetta, che ha fatto tanto ridere Gino Strada, in cui chiama Fiamma Nirenstein “sporca ebrea”.

Vauro querela Caldarola e Polito, allora direttore del Riformista. Pochi giorni fa, la sentenza di condanna dei due giornalisti al pagamento di 25.000 euro di danni.

Il 24 gennaio 2012 Caldarola scrive un post sul suo blog su Linkiesta in cui espone la sua versione dell’accaduto. Leggetelo perché vi serve per seguire il discorso.

Il giorno dopo risponde ai commenti al primo articolo con un secondo pezzo, sempre su Linkiesta, in cui tuttavia aggiunge ben poco a ciò che aveva scritto il giorno prima.

I piani concettuali del discorso sono due, e vanno tenuti separati: il primo è politico-culturale, il secondo è giuridico. Iniziamo dal punto culturale: la vignetta di Vauro è antisemita?

Inizio dicendo che a me questa vignetta non piace. La trovo volgare, populista e pregna di un’aura piuttosto inquietante. Il mio giudizio non ha a che vedere con l’autore: a me Vauro fa abbastanza ridere, o almeno mi faceva ridere. Da un paio d’anni a questa parte sembra aver abbandonato l’umorismo da osteria per abbracciare quello da caserma. Ma forse i miei gusti sono semplicemente cambiati. Questo comunque ha poco a che vedere con ciò di cui parliamo.

Questa vignetta inoltre non mi piace perché trovo che sia spregevole il suo messaggio politico: un ebreo di destra è un traditore. Quello che sta dicendo Vauro è sostanzialmente che un ebreo non ha il diritto di essere di destra. Non solo non ha questo diritto, ma non si capisce neanche come possa pretendere di averlo. Il discorso di Caldarola sull’antisemitismo a sinistra va preso sul serio, perché è vero che la storia del pensiero rivoluzionario e progressista non è esente da macchie del genere, ed è altrettanto vero che alcuni ultras della causa palestinese hanno atteggiamenti verso Israele che rientrano in una tradizione iconografica e contenutistica cara agli antisemiti.

Ciò detto, mi pare che lo stile del disegno, che secondo alcuni ricorda certe vignette naziste degli anni ’30, sia giustificato dall’esigenza di rappresentare la Nirenstein come “mostro elettorale”, secondo la definizione del titolo. Non credo vi sia alcun intento antisemita da parte di Vauro.

Due cose però mi danno fastidio di tutta la vicenda:

1) La pretesa di Vauro di giocare una partita in cui le regole valgono solo per gli altri. Quando viene querelato dai suoi bersagli, grida al complotto contro il diritto di satira; quando viene bersagliato a sua volta, si indispettisce e querela all’istante. Non è un atteggiamento molto coerente.

2) L’insistenza con cui la satira a sfondo etnico-religioso viene accusata di razzismo, a fronte di un enorme repertorio umoristico basato sulla discriminazione che però non viene condannato. Pensiamo alle battute e alle vignette sui nani: Vauro ne ha fatte a centinaia, su Brunetta e Berlusconi. Come mai Caldarola non si è inalberato? Un altro esempio? Il modo in cui Vauro gioca sullo strabismo di Gasparri: l’effetto comico è notevole, ma non si può certo dire che non sia una maniera prepotente e vessatoria di rappresentare qualcuno. Per non parlare di come il disegnatore toscano rappresenta Giuliano Ferrara, Renzo ed Umberto Bossi e molti altri. Era proprio necessario fare tutto questo casino? Perché le vignette sugli ebrei sono razziste e quelle sui grassi, sui malati, sugli strabici, sui nani, sui carabinieri scemi non lo sono?

Sul piano giuridico, c’è veramente poco da dire. La vignetta di Vauro sarà anche discutibile, ma Caldarola ha torto. Nell’articolo dell’altro ieri su Linkiesta l’autore scrive:

Mesi dopo la vignetta scrivo un corsivo sul “Riformista” sotto il titolo di questa stessa rubrica di oggi, “Mambo”, in cui ironizzo sulla sinistra radical e metto una frase di critica contro la vignetta di Vauro sostenendo che è come se avesse scritto “sporca ebrea”.

Falso. Caldarola scrisse parole diverse, in quell’articolo:

Vauro non accetta di censurare la vignetta in cui chiama Fiamma Nirenstein “sporca ebrea”

Cosa che Vauro non ha fatto. Quindi il giudice, a mio avviso, ha ragione: trattasi di diffamazione, visto che il giornalista ha accusato il comico di aver scritto qualcosa che non  è stato scritto. Ricapitolando: Vauro avrebbe fatto una figura migliore evitando di querelare, ma la sentenza di condanna non costituisce un attentato alla libertà d’espressione, e quindi tutte le polemiche di queste ore risultano infondate.

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