A Serviziopubblico c’è Celentano ma manca il resto

Un’intera puntata dedicata allo “scandalo Celentano” a Sanremo è il segnale di due tendenze:

1) Santoro non ha più molto da dire e quindi sfrutta occasioni come questa per spezzare la monotonia delle puntate dedicate allo scontro Governo-Sindacati piuttosto che agli sprechi della politica.

2) ServizioPubblico sta ottenendo risultati sempre peggiori in termini di ascolto, ed ha bisogno della comparsata di Celentano per prendere un po’ di fiato.

In ogni caso è evidente che la televisione italiana, soprattutto quella che pretende di fare un prodotto di qualità elevata, non può più andare avanti a proporre cantanti pop del ’38 come ospiti di punta. A maggior ragione se vuole rompere gli schemi e produrre contenuti inediti.

Del populismo della trasmissione di Santoro ho già scritto, ma questa sera registriamo un nuovo record: la proposta di candidare Beppe Grillo alla presidenza della RAI (Beppe Grillo!) accolta su Facebook da ondate di commenti entusiastici e deliranti, il sondaggio utilizzato ancora una volta come mezzo plebiscitario per eccitare e far sfogare i telespettatori.

Di Pietro chiede che i dirigenti RAI (dei funzionari, dei burocrati!) siano eletti dai cittadini. Poi, immagino, verrà il turno dei magistrati, che in fin dei conti sono dipendenti pubblici. Poi toccherà agli ispettori di polizia, ai medici, e a tutti gli altri.

Tutto questo, ad essere sincero, mi sembra un po’ inquietante.

 

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