L’Egitto, la Siria e la costruzione della memoria resistenziale

è decisamente degno di nota quel che hanno combinato alcuni attivisti egiziani e siriani. Se ne parla sul blog Egyptian Chronicles: si tratta di due siti che riportano nomi, cognomi e dettagli anagrafici dei “martiri” delle rispettive rivoluzioni. Per l’Egitto abbiamo Lan Nanashom, che ha un’impostazione “fotografica” e commemorativa, sembra voler costituire una sorta di monumento virtuale. Il sito siriano, I martiri siriani, ha invece una grafica più spartana e un approccio più “quantitativo”: vi trovate una mappa con la distribuzione geografica delle uccisioni, svariati grafici che misurano l’evoluzione del numero delle vittime nel corso del tempo, cose così. Un vero peccato che siano entrambi disponibili solo in arabo.

Iniziative interessanti, dicevo, in primo luogo perché i dati che raccolgono potranno essere molto utili in futuro, a tutti gli storici che vorranno avere un quadro dettagliato delle varie fasi della primavera araba; in secondo luogo perché si tratta forse di uno dei primi tentativi organici e strutturati di identificare la base storica ed umana di una memoria collettiva dei movimenti democratici dei due Paesi. Qualcosa che sia difficile da eliminare, una volta condivisa online. Qualcosa che punti a dare un senso di unità e compattezza alle forze rivoluzionarie, anche considerando che in Siria la repressione governativa va avanti ormai da un anno e che in Egitto il cammino verso la democrazia e la definitiva affermazione dello Stato di diritto è appena cominciato.

Questo weekend ha visto l’intensificarsi dei bombardamenti sulla cittadina di Homs: trovate alcune foto qui e qui, che mostrano lo stato di desolazione in cui si trova. Qui invece trovate alcune riprese delle vittime dei bombardamenti: tra queste anche diversi bambini.

Non sono un esperto di relazioni internazionali né di geopolitica mediorientale, ma credo che governo siriano abbia oltrepassato ogni limite già da diversi mesi, dimostrando di essere disposto a mantenere il potere a qualunque costo, e che quindi le potenze europee debbano trovare al più presto un modo per sbloccare la situazione. Anche con un intervento militare, se necessario.

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