Working Capital è cambiato, vuole diventare grande

Venerdì scorso, nella cornice capitolina del World Wide Rome, è stata presentata la fase 2 di Working Capital, il più grande progetto italiano a sostegno dell’innovazione tecnologica e delle nuove imprese. Il venture capital e le facilitazioni a disposizione delle startup sono un punto debole del nostro Paese. Sembra esserci poco interesse a garantire un ambiente adeguato al pieno dispiegamento delle potenzialità di un’impresa, figuriamoci se poi l’impresa è appena nata e gestita da un ventenne. Eppure è da qui che dobbiamo partire, se vogliamo uscire dalla crisi e costruire un futuro di crescita e sviluppo per tutti. Sembra che Working Capital questa cosa ce l’abbia ben presente: in questi giorni io, Marco e tutti coloro che scrivono sul blog stiamo cercando di raccontare un’Italia diversa da quella che occupa le prime pagine dei giornali. Un’Italia piena di idee, di voglia di fare, che magari sbaglia e anche di grosso, ma che non ha paura di tentare.

Tutte belle parole, direte voi, ma la forza di volontà non basta: servono i soldi. è vero, e qui arriva la buona notizia: arriva Working Capital Accelerator. Ora l’obbiettivo non è più soltanto far nascere nuove imprese, ma anche aiutarle ad ingrandirsi e a diventare economicamente indipendenti: con 2.5 milioni di euro all’anno per tre anni e una rete di competenze a disposizione del giovane imprenditore. Si può fare di meglio, certamente. Forse dovremmo avere un atteggiamento un po’ più aggressivo, soprattutto sulle grandi questioni che incidono negativamente sulle performance del settore: il digital divide, la mancanza di un’agenda digitale, la difficoltà di accesso al credito, la riforma della pubblica amministrazione e l’adeguamento delle normative sulla proprietà intellettuale, ormai anacronistiche. Sono convinto che di tutto questo dovremmo parlare di più e dovremmo farlo a volume più alto, soprattutto in una fase “tecnica” che offre molte opportunità. La nostra voce è destinata a rimanere ininfluente se non verrà accolta e rilanciata dalla società civile, ma quello che si sta facendo mi sembra un buon punto di partenza.

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