I guardiani imperialisti del copyright

Semplicemente pazzesco:

A 23-year-old student from the UK will be extradited to the United States to face trial for operating a website overseas that linked visitors to external pages that hosted copyrighted material.

Richard O’Dwyer of Sheffield Hallam University in northern England will soon find himself on American soil following the United States’ recent victory in an attempt to extradite the student stateside over a website he ran. American authorities attest that O’Dwyer’s TVShack website, while not in violation of any UK laws where he lived and operated it, infringed on American copyright legislation.

Che per chi non mastica l’inglese, tradotto a spanne, è più o meno:

Uno studente 23enne britannico verrà estradato negli Stati Uniti, dove verrà processato per aver gestito un sito oltreoceano (quindi nel Regno Unito, ndr) che ospitava link a siti esterni che contenevano materiale protetto da copyright.

Richard O’Dwyer della Sheffield Hallam University, nell’Inghilterra del Nord, si troverà presto sul suolo americano in seguito al recente successo ottenuto dagli USA nel tentativo di estradare lo studente. Le autorità americane sostengono che TVShack, il sito di O’Dwyer, anche se non ha violato alcuna legge del Regno Unito, ha infranto la legislazione americana sul copyright.

Sono due, a mio avviso, gli aspetti inquietanti di questa decisione:

1) Al di là delle opinioni sull’opportunità o meno di reprimere le violazioni del copyright, qui stiamo parlando d’altro. Perché il sito in questione si è limitato a suggerire ai suoi utenti siti esterni in cui era reperibile materiale protetto da copyright. Non ha commesso quindi alcun reato o illecito. Questo significa che le autorità americane ( e i magistrati britannici che hanno autorizzato l’estradizione) ritengono che sia legittimo condannare qualcuno per aver espresso un’opinione su qualcosa. Perché poi il link questo è, un’opinione: “andate a vedervi questo sito, ché secondo me è interessante”. Secondo questo ragionamento, in linea teorica, sarebbe possibile accusare di “violazione di copyright” o cose simili chiunque, ad esempio, abbia criticato pubblicamente la legislazione in materia. E in questi casi passare dalla teoria alla prassi è piuttosto facile.

2) Il sito incriminato aveva sede legale e base operativa nel Regno Unito, non negli USA. Gli americani sono riusciti ad imporre le proprie regole su quelle britanniche, nonostante il caso da giudicare fosse soggetto a queste ultime. Mi sembra che questo sia un precedente molto pericoloso.

Il quadro generale è piuttosto fosco: credo che l’atteggiamento fanatico dei rappresentanti delle industrie che oggi detengono un monopolio intellettuale sia sotto gli occhi di tutti. Credo che sia altrettanto chiaro a tutti che questi soggetti, esponenti di un ceto industriale parassitario e retrogrado, sono disposti a tutto pur di non rinunciare alla loro posizione dominante nei mercati della conoscenza e alle rendite di posizione che ne ricavano: anche alla compressione delle libertà dei consumatori e all’eliminazione del potenziale innovativo di tutto il settore. L’amministrazione Obama sembra del tutto prona alle richieste di questi centri di potere, mentre in molti paesi europei, Italia compresa, una classe politica incompetente continua ad avanzare proposte di legge che mettono in pericolo la libertà della Rete e i diritti di proprietà dei consumatori ed ostacolano la creazione di un mercato concorrenziale. Per salvare le posizioni privilegiate di alcuni incumbent si sta sistematicamente distruggendo il futuro di un’intera industria.

Credo che la necessità di limitare fortemente l’ambito di applicazione e la durata del copyright e dei brevetti sia evidente e debba ormai entrare con prepotenza tra gli argomenti principali dell’agenda politica. Altrimenti ci aspetta un periodo di stagnazione economica e costante violazione dei diritti umani. Anche in Occidente.

Post a comment or leave a trackback: Trackback URL.

Comments

  • Jack Brusco  On 03/16/2012 at 1:03 pm

    per lo stesso principio, un blogger americano che parla male del governo cinese potrebbe essere processato e condannato in cina! e’ assurdo

    Like

Trackbacks

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: