Nuove tasse sulle borse di studio ai medici specializzandi

Come forse avrete letto, il Parlamento ha introdotto una tassa sulle borse di studio ai medici specializzandi (borse che già prima di quest’intervento erano tra le più basse d’Europa). Visto che la tassa è stata accolta con indifferenza da molte persone, mi interessava provare a fornire un punto di vista differente: pubblico quindi volentieri un post di Gabriele Pagani, studente di medicina all’Università Statale di Milano.

Io già me li immagino i commenti: “che vi lamentate, intanto 1000 euro al mese ve li trovate in tasca”, “c’è gente che sta molto peggio di voi”, “la rivolta dei figli di papà” (e quest’ultimo l’ho davvero letto).

Ma qui ci sono in ballo questioni molto importanti:

1 – Fare medicina è un INVESTIMENTO. Paghiamo le tasse più alte di tutte le facoltà pubbliche, i nostri libri costano svariate centinaia di euro, studiamo per 6 anni senza la parvenza di un’autonomia economica. Per chi è fortunato, come me, tutto questo è a carico dei genitori. Per gli studenti fuori sede molto spesso no. E, per 1000 euro al mese per cinque o sei anni di specialistica, questo non è più un investimento vantaggioso. Per NIENTE. E non voglio sentire storie di passione, soddisfazione personale o altri cazzi, perché uno col lavoro ci deve vivere, oltre che fare quello che gli piace. Per non parlare di chi a 28/29 anni vorrebbe, ad esempio, potersi costruire una famiglia.

2 – Chi ci accusa di essere “figli di papà che si lamentano quando la maggior parte dei giovani sta peggio di noi” non sa una cosa, ovvero che lo specializzando è un MEDICO. Il medico che lo visita in pronto soccorso, che fa il giro visite, che gli da le medicine, che lo opera è spesso uno specializzando. Lo specializzando è un dottore a tutti gli effetti e come tale si assume la responsabilità (penale) di vite umane. Lo so che ci sono gli stagisti che lavorano 10 ore al giorno per 650 euro al mese (se va bene), ma qui stiamo parlando di una cosa diversa. Inoltre lo specializzando è sospeso in un limbo in cui è caricato di tutti i doveri e le responsabilità di un medico, ma non ne ha i diritti. Non hanno un tetto massimo di ore di lavoro, non hanno il recupero della notte, potenzialmente lavorano sabato, domenica, pasqua, pasquetta, natale e via dicendo. E, ciliegina sulla torta, per contratto non possono fare altri lavori. Che anche se li potessero fare, vorrei proprio vedervi.

3 – Lo sapete che c’è una spaventosa carenza di medici in Italia? Ora mi dite che cazzo di strategia è aumentare di 100 posti la graduatoria del test (senza adeguare le strutture, ma questo è un altro discorso), per poi dirci che non potremo avere un’indipendenza economica fino a 30 anni? Hai voglia a fermare la fuga di cervelli, quando in Svizzera, a 150 km da casa mia, gli specializzandi li pagano TREMILA EURO AL MESE.

Personalmente mi sembra opportuno aggiungere un paio di considerazioni. La prima è l’atteggiamento di sufficienza con cui si affronta nel nostro Paese il problema della mancanza di medici. Un paese che non investe nella formazione di nuovo personale e nella creazione di un welfare efficiente e moderno è destinato ad avere parecchi problemi, soprattutto se, come nel nostro caso, la popolazione sta invecchiando rapidamente.

Infine, questo caso è l’ennesima dimostrazione del fallimento del progetto “riformista” del governo tecnico. Le liberalizzazioni non si sono viste, il taglio degli sprechi e dei costi della politica nemmeno. Il risultato è che l’aggiustamento dei conti sta gravando esclusivamente sui contribuenti a reddito fisso, che non possono evadere né eludere e costituiscono quindi un bersaglio sicuro. Ma è illusorio pensare di rimettere in sesto il bilancio caricando i cittadini di imposte: i mercati lo sapevano con Berlusconi e se lo ricordano anche con Monti.

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