Storia dell’industrialismo italiano – Parte settima: l’Intersind, l’accordo sulla scala mobile e la conflittualità sindacale

Esistono due versanti interpretativi della storia delle relazioni sindacali negli ultimi trent’anni del secolo scorso. Il primo riguarda la conflittualità sindacale in generale, il secondo ha a che fare con le relazioni industriali all’interno della FIAT, molto più violente e aspre.

Perché la conflittualità raggiunse la sua punta massima negli stabilimenti FIAT? Perché erano enormi, i più grandi d’Italia e riunivano quindi enormi masse operaie in spazi relativamente ristretti. L’adesione di massa degli operai alla mobilitazione di fabbrica è particolarmente forte nei primi anni, mentre a partire dal 1975 la protesta si radicalizza ma diventa minoritaria.

A partire dall’inizio degli anni ’70 la dirigenza intraprende con decisione la strada della contrattazione sindacale interna, a livello aziendale, per evitare che la conflittualità crescente portasse all’affermazione di dinamiche di contrattazione a livello inferiore, di singolo impianto o di singola linea di montaggio. Ma è un tentativo che fallisce. Col passare degli anni e con l’ingresso nel cuore degli anni di piombo infatti la tensione aumenta, anche a causa del clima avvelenato dalla diffusione del terrorismo.

La situazione è ulteriormente peggiorata dall’istituto della delegazione diretta: i lavoratori eleggono direttamente i propri rappresentanti, che invece in precedenza erano dei professionisti nominati dal sindacato. I dirigenti aziendali, abituati a confrontarsi con una ventina di persone, dovettero fronteggiare più di 500 delegati, che spesso si distinguevano più per fervore militante che per competenza tecnica. Bisogna anche considerare che parte della rappresentanza non era sotto il controllo dei sindacati confederali, essendo invece riferibile a movimenti della sinistra extraparlamentare come Lotta Continua.

Nell’ottobre 1980 la FIAT presenta un piano di ristrutturazione che prevede 15.000 licenziamenti: i sindacati oppongono un rifiuto netto e bloccano lo stabilimento di Mirafiori ad oltranza. Dopo alcune settimane di stallo, la dirigenza ritira i licenziamenti e decide di inserire 24.000 lavoratori in cassa integrazione. I sindacati però si rendono presto conto che la cosa avrebbe effetti drammatici sulle condizioni dei lavoratori e si dicono disponibili a riprendere la contrattazione. Si apre una nuova fase, che emerge in tutta la sua importanza con la marcia dei quarantamila nel centro di Torino.

Post a comment or leave a trackback: Trackback URL.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: