Una nuova classe dirigente per il PD

Non se ne può più, hanno superato ogni limite. Eppure di possibilità ne hanno avute tante, forse troppe. Ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

La classe dirigente del Partito Democratico è imbarazzante, probabilmente è la peggiore nell’intera storia dei partiti politici progressisti europei. Anche volendo essere indulgenti non si può far finta di non vedere l’inadeguatezza di questi signori: ristagnano in Parlamento da vent’anni e collezionano un fallimento dopo l’altro.

Volevano fermare Berlusconi e gli hanno consegnato il paese. Volevano migliorare le condizioni dei lavoratori e hanno creato il precariato per non infastidire i sindacati. Negli altri paesi si discute apertamente di matrimonio gay, da noi se un ministro accenna brevemente alla cosa viene costretto a “scusarsi” e il PD fa finta di niente: a volte mi chiedo se lo facciano apposta, ma ho paura della risposta che potrei ottenere.

Cosa stiamo aspettando? Quando ci decideremo, militanti, iscritti e simpatizzanti, ad inserire la rottamazione dei dirigenti come punto prioritario dell’agenda politica del PD? è finito il tempo dei richiami alla compattezza e all’unità, sono minacce poco credibili: sarebbe errato parlare di divisione, visto che essa presuppone l’esistenza di due fronti contrapposti, mentre pochissimi iscritti si schiererebbero con queste vecchie ciabatte.

Il rilancio del PD passa inevitabilmente per l’azzeramento della sua classe dirigente: i vari Veltroni, D’Alema, Bersani, Bindi, Letta devono prendere atto del proprio fallimento prima di condannare il partito allo stesso destino.

I trentenni devono fare un passo avanti, sfidare apertamente la leadership di Bersani e chiedere di risolvere la questione con le primarie. Solo così sapremo con chiarezza dove stiamo andando, con chi e con quale programma.

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Comments

  • V  On 05/29/2012 at 12:10 pm

    finche i trentenni che ci sono in giro sono figli e figliocci dei colonnelli 50enni (vedi Civati cresciuto e pasciuto all’ombra e con i soldi dello specchiatissimo Penati) la vedo dura. La verità e che il PD è irriformabile. Troppo antiche e calcificate sono le incrostazioni, troppo stratificati i sistemi di potere, le clientele e le correnti. Troppo forte poi, economicamente e come struttura di potere l’oligarchia al comando (che controlla risorse, candidature e asset attraverso le fondazioni).
    Ingenuo chi continua a illudersi continuando a foraggiare quel sistema marcio.

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