Il programma di “Su la testa” – i primi 5 punti

Nei giorni scorsi è nato “Su la testa”, un nuovo movimento che si propone di costituire una forza politica di sinistra capace di andare oltre le contraddizioni di PD e SEL, una sinistra vicina ai militanti che sappia parlare chiaro e guardare al futuro. Ebbene, ho letto il programma e mi sembra che sia un progetto rivolto più che altro al passato, almeno per quanto riguarda la politica economica. L’ho fatto notare ad Alessandro Gilioli, che mi ha chiesto di spiegare perché non sono d’accordo. Trovate qui le 10 proposte del movimento, qui sotto cercherò di analizzarle brevemente tutte. Relativamente ad ogni proposta, commenterò soltanto quelle che mi sembrano rilevanti e con cui NON sono d’accordo.

1 – Vogliamo l’Europa dei cittadini, non della finanza qui

Tralasciando il titolo da “Siamo la gente il potere ci temono”, arriviamo alla prima pecca:

Vogliamo l’abbandono delle politiche dei tagli automatici della spesa pubblica che colpiscono il welfare e quindi la rinegoziazione del fiscal compact: il welfare non è solo un dovere morale, ma produce anche ricchezza e sviluppo.

Vogliamo che l’Italia s’impegni per arrivare agli Stati Uniti d’Europa, con un Parlamento sovrano e un governo europeo che risponda a questo Parlamento.

I promotori sembrano non capire che prima di poter “arrivare agli Stati Uniti d’Europa”, bisogna mettere a posto l’Italia. I paesi del Nord Europa, molto semplicemente, non si fidano di noi. Non si fidano del modo in cui raccogliamo risorse tramite le tasse e del modo in cui le sperperiamo tramite la spesa pubblica. Uno sperpero che non include solo Fiorito, ma anche i sussidi a pioggia alle imprese, i finanziamenti statali alle grandi aziende e molto altro. Se vogliamo gli Stati Uniti d’Europa (io li voglio) dobbiamo prima risanare il Paese.

Vogliamo un sistema fiscale federale europeo, a cominciare dalla tassa sulle transazioni finanziarie) e vogliamo un bilancio federale europeo: due strumenti per  stabilizzare le economie dei singoli paesi e per ridurre le differenze economiche territoriali.

La tassa sulle transazioni finanziarie è una baggianata populista che farebbe fuggire i grandi capitali e andrebbe a penalizzare solo i piccoli risparmiatori: famiglie a medio reddito, pensionati, lavoratori. Le banche resterebbero intoccate dal provvedimento. Qui si spiega perché. Non si torna a crescere aumentando le tasse, ma sembra che la sinistra continui a non volerlo accettare.

Vogliamo che le decisioni sull’euro e le scelte delle banche centrali siano considerate questioni squisitamente politiche e quindi discutibili come qualsiasi altro argomento.

Frase ambigua. Cosa si vuole dire? Che la banca centrale deve tornare sotto il controllo della politica? Amiamo così tanto le crisi che ne vogliamo causare un’altra, questa volta dall’atmosfera argentina?

Vogliamo la creazione di un’agenzia di rating europea indipendente dal potere politico ed economico-finanziario.

Bella questa! Come fa un’agenzia di rating europea ad essere indipendente? Non può esserlo e non avrebbe credibilità. Se anche si riuscisse a garantirne l’indipendenza (ma dovete spiegarmi come), sarebbe un organismo dotato di enormi poteri controllato da tecnici: ma voi non avete esordito dicendo di essere contrari al “potere gestito dai tecnocrati”?

2 – Basta precariato e sfruttamento, nasce il nuovo welfare qui

Vogliamo l’eliminazione delle attuali forme contrattuali precarie, prevedendole per soli i lavori davvero temporanei, che devono in ogni caso esser pagati di più per riequilibrare la saltuarietà dei compensi.

Veramente, scusate se sono così duro, ma sembrate non avere idea di come funzioni l’economia. Cosa significa “devono in ogni caso essere pagati di più”? Come pretendete di imporre agli imprenditori il prezzo che ritenete opportuno? Con che criteri volete definirlo? A me questo sembra puro fascismo economico. Pericoloso, oltre che inefficace.

Vogliamo che le politiche pubbliche, a partire da quelle fiscali e sul lavoro, disincentivino il più possibile le delocalizzazioni, anche da una parte all’altra del Paese.

Sostanzialmente state promuovendo lo stesso ottuso localismo che la Lega Nord ha portato avanti in questi anni. Delocalizzare è una scelta economica che non va demonizzata. Da noi le delocalizzazioni sono un problema perché il nostro sistema produttivo è rimasto focalizzato su settori in cui ora NON possiamo più competere per evidenti differenze nel costo del lavoro rispetto ad altri paesi.

Vogliamo un piano per il riutilizzo delle centinaia di migliaia di seconde case oggi abbandonate o sottoutilizzate lungo le coste e nelle aree montane con lo sviluppo del turismo sociale e con una particolare attenzione all’infanzia: tutti i bambini hanno diritto alle vacanze.

Questa andrebbe specificata meglio: scritta così mi sa tanto di esproprio generalizzato.

3 – Tassare i ricchi e gli speculatori, tagli alle spese militari qui

Vogliamo il contestuale drastico abbassamento delle commissioni sulle transizioni con sistemi di pagamento elettronici.

E come sperate di ottenerlo? Con la solita, illusoria bacchetta magica, il decreto?

Vogliamo l’introduzione degli scontrini-premio: chi richiede lo scontrino si vedrà rimborsata una parte dell’Iva che lo Stato incassa attraverso quella transazione.

Il cosiddetto “contrasto d’interessi”, già suggerito in passato da Alesina e Giavazzi. Ma non funziona, qui si spiega perché.

Vogliamo spostare il peso fiscale dal lavoro verso i patrimoni, le rendite e i redditi più alti: vogliamo una patrimoniale che non colpisca solo la casa ma tutti i valori, che scatti oltre i 500.000 euro (esclusa la prima casa) con un’aliquota del 5 per mille, crescente al crescere del patrimonio; vogliamo un aumento delle aliquote per gli scaglioni di reddito oltre i 300 mila euro.

La patrimoniale non serve a nulla ed è destinata ad avere un gettito poco significativo: può infatti colpire solo gli immobili, perché una tassazione straordinaria dei titoli mobiliari provocherebbe soltanto la loro fuga all’estero. Basta guardare gli effetti della tassa sugli yacht approvata dal Governo Monti: l’Esecutivo si attendeva 115 milioni, ne ha incassati 23,5.

4 – Ma quali grandi opere: salviamo territorio ed ambiente qui

Vogliamo lo spostamento delle risorse oggi destinate ad alcune “grandi opere” (come la Tav Torino-Lione) verso i sistemi di trasporto locale su ferro, verso la riqualificazione dei centri urbani e verso la difesa del suolo.

Niente Tav? Quindi siete favorevoli al traffico su gomma che appesta la Val di Susa?

Vogliamo spostare in modo deciso e immediato gli investimenti verso le energie rinnovabili, perché «l’Italia è l’Arabia Saudita del solare e dell’eolico» (Jeremy Rifkin) e sarebbe folle non sfruttare questo infinito giacimento.

Chi paga questi investimenti? I consumatori nella bolletta elettrica? I contribuenti? Come se le tasse non fossero già abbastanza alte! Il solare purtroppo è ancora troppo costoso da produrre rispetto agli idrocarburi. Possiamo decidere di raggiungere la grid parity finanziandoci con la bolletta dei consumatori, certo: basta farglielo sapere.

Vogliamo fissare una scadenza per la commercializzazione di veicoli a combustibili fossili e una successiva scadenza per la fine della loro circolazione.

Non vi state sopravvalutando? Con che criteri decidete quando un’auto a combustibili fossili diventa obsoleta? Chi vi credete di essere?

Vogliamo incentivi all’estensione dell’agricoltura biologica e degli orti urbani, sostegno ai gruppi di acquisto solidale e ai presidi di slow food e a  chilometro zero.

Così i poveri pagheranno il cibo ai ricchi di sinistra che mangiano solo prodotti a marchio Slow Food….e i prodotti importati dal terzo mondo, chi li compra? In questo modo togliamo lavoro al coltivatore africano o sudamericano, attenzione.

5 – Diritti civili, stato laico, nessun privilegio al Vaticano qui

Non ho alcuna nota da fare, sono totalmente d’accordo con tutto ciò che è scritto in questa parte. Mi rincresce che nei punti precedenti manchi lo stesso spirito liberale che è presente qui.

Dato che il post è già lungo abbastanza, affronterò i punti rimanenti in un altro articolo. Iniziamo a discutere questi.

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Comments

  • matteoplatone  On 10/15/2012 at 6:32 pm

    1) che vuol dire “fascismo economico”?
    2) l’equo compenso è stabilito dalla dichiarazione dei diritti dell’uomo. Erano fascisti economici?

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    • Lorenzo Tondi  On 10/15/2012 at 7:35 pm

      1) vuol dire fissare d’imperio i prezzi ignorando la struttura del mercato.

      2) non lo so e m’interessa ben poco. Fissare i prezzi per decreto è una cosa stupida, soprattutto, ripeto, se non affronti i problemi sistemici del settore che vuoi regolare

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  • matteoplatone  On 10/15/2012 at 9:57 pm

    1) ah, ok. Ma di decreto parli tu, non se ne parla nel testo. è un’ipotesi che elabori tu interpretando il testo, quindi è del tutto arbitraria poiché non la dimostri. Da qui la fallacia della tua spiegazione, e dunque della tua definizione di “fascismo economico” che dai alla proposta (poi criticabilissima, eh… però la tua argomentazione è infondata, per i motivi sopra esposti)
    2) Non fa un po’ “fascismo” fregarsene della dichiarazione dei diritti dell’uomo? Perché quando parli di diritti (e il lavoro è un diritto, a meno che uno non sia, per l’appunto, fascista… economico o no), quella dichiarazione è sistemica. Se tu subordini all’economia il piano dei diritti, o addirittura lo riduci a “non importante”… be’, quella è una forma di totalitarismo, mi pare.

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    • Lorenzo Tondi  On 10/16/2012 at 1:45 pm

      1) Il testo non parla di decreto, ma è evidente che loro vogliono ottenere quei risultati per via legislativa. Quindi parliamo di legge ordinaria, di legge-delega? Boh, però la sostanza è la stessa.

      2) Non credo che i diritti siano “non importanti”. Semplicemente credo che sia importante definirli in maniera che vengano effettivamente applicati e che non rimangano semplici enunciazioni di principi. Come la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo, che sarà bella quanto vuoi, ma è una semplice enunciazione di principi. Allo stesso modo in cui lo è stata per molti anni la Costituzione italiana in alcune sue parti.

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  • matteoplatone  On 10/15/2012 at 9:59 pm

    (per capirsi meglio, che forse sono stato contorto: se tu dici che non importano i diritti, rispetto all’economia, esprimi un pensiero di tipo totalitario.)

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  • Alessandro  On 10/16/2012 at 9:46 am

    Non puoi dire che ti abbiamo snobbato!😉
    http://ricominciadate.it/uncategorized/in-risposta-al-dogmatismo-neoliberista/

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  • Alessandro Coppola  On 10/16/2012 at 3:39 pm

    Tondi, abbi pazienza ma c’é un passaggio in cui si capisce platealmente che sei tu che guardi al passato. Scambi un programma per il riuso del patrimonio inutilizzato delle seconde case per “esproprio” (cito). Ma l’idea che si possano mettere assieme i proprietari e le istituzioni per riutilizzare meglio quel patrimonio (magari anche facendo guadagnare qualcosa ai proprietari) non ti sfiora?

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    • Lorenzo Tondi  On 10/17/2012 at 7:24 pm

      Attenzione, Alessandro: non è quel che si è detto inizialmente. Nel programma loro parlavano di “piano per il riutilizzo”, senza specificare le modalità. Non si può parlare di cose così importanti in maniera così superficiale, è questo il modo di fare politica di cui abbiamo bisogno?

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  • matteoplatone  On 10/17/2012 at 7:03 pm

    La Costituzione sarebbe una “fonte” del diritto. Cioè mi pare un po’ superficiale questo tuo parere, e sicuramente non fondato sul piano giuridico.
    L’idea che determinati testi che enunciano diritti umani siano ridotti a dichiarazioni di principio, come se i “principi” sul piano politico siano, che so, una cosa astratta, vuota, e tutto sommato, trascurabile (come a dire: “che perditempo questi di Amnesty!”), sul piano storico hanno precedenti solo e soltanto nei regimi di tipo totalitario. Fa un po’ tu.

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    • Lorenzo Tondi  On 10/17/2012 at 7:27 pm

      Nono scusa Matteo, io non sto dando un giudizio di tipo valoriale, sto dando un giudizio storico. Registro semplicemente che la Dichiarazione universale si limita ad essere una dichiarazione di principi, perché il suo valore effettivo è praticamente nullo. Amnesty fa un gran lavoro proprio perché cerca di far rispettare ed applicare i diritti che vengono astrattamente enunciati.
      Sulla inapplicazione della Costituzione ti invito a leggere qualsiasi buon saggio divulgativo sulla storia della repubblica italiana. In particolare ti consiglio “Storia della Prima Repubblica”, di Aurelio Lepre, casa editrice il Mulino.

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