Le primarie lombarde e la politica dei “figli di”

Pare che Umberto Ambrosoli abbia fatto un passo indietro rispetto al suo precedente passo indietro e abbia accettato di candidarsi a presidente della regione Lombardia per il centrosinistra.
Al di là dello stupore nel vedere un’intera area politica bloccata per giorni dalle indecisioni di un potenziale candidato, è l’intera vicenda che mi lascia perplesso, anche considerato che le dinamiche che la caratterizzano non sono affatto nuove nel centrosinistra.

In questo momento la situazione delle primarie lombarde è piuttosto confusa. Ci sono tanti candidati confermati: Roberto Biscardini, Andrea Di Stefano, Alessandra Kustermann, Fabio Pizzul. C’è Giulio Cavalli, che si candida ma è pronto a tirarsi indietro se Ambrosoli conferma la sua disponibilità, c’è Pippo Civati, che si limita a predicare la necessità delle primarie ma finora non si è impegnato in prima persona.

E poi, appunto, c’è Umberto Ambrosoli, il candidato “ufficiale” del PD, appoggiato esplicitamente da Pierluigi Bersani:

La candidatura di Umberto Ambrosoli corrisponde già a quel certo allargamento che noi chiediamo con le primarie. È una candidatura in grado di suscitare adesione in un’area molto ampia di opinione pubblica e anche di forze politiche. Pare una buona notizia che cambia un po’ l’ottica con cui fino a qui si è ragionato.

Insomma, Ambrosoli è l’uomo di cui Bersani ha bisogno per realizzare anche in Lombardia quella coalizione tra “moderati e progressisti” cui si accenna nella Carta d’Intenti e che in sostanza è l’ennesimo inciucio con l’UDC. Come scrivo ormai da tempo, Bersani ha in mente uno scenario ben preciso e vuole realizzarlo: un’Armata Brancaleone composta da PD, SEL, il PSI di Nencini e l’UDC. Renzi è l’unico, tra i candidati alle primarie nazionali, che in caso di vittoria correrebbe da solo.

Questo è il motivo della candidatura dall’alto di Ambrosoli, questo è il motivo dell’ostilità del PD all’ipotesi di primarie regionali. Il partito non le vuole perché rischierebbe di assistere all’ennesima bocciatura della propria linea politica.

Una linea politica che non è fallimentare solo nella scelta delle alleanza, ma anche nella scelta del candidato. Chi è Umberto Ambrosoli? Perché dobbiamo fingere di ignorare la castroneria con cui in questi giorni tutti i politici iniziano i propri interventi, e cioè che quella di Ambrosoli “è una candidatura di spessore”?

Candidatura di spessore? Ambrosoli candidato di spessore? Ha mai fatto politica? Che meriti ha? Cosa può spingere qualcuno a definirlo un candidato “di spessore”? Probabilmente la scarsa conoscenza dell’italiano.

Diciamolo chiaramente, Umberto Ambrosoli non ha alcun merito particolare, è un avvocato penalista come molti altri suoi colleghi, non mi sembra abbia finora dimostrato sensazionali doti di statista.

Ma dovrà pur avere qualcosa di speciale, se il centrosinistra lo vuole come suo candidato, no? Sì, qualcosa di speciale ce l’ha: il cognome. Umberto Ambrosoli è infatti figlio di Giorgio Ambrosoli, ucciso l’11 luglio 1979 da un sicario assoldato da Michele Sindona.

Per questo motivo viene giudicato una personalità di spessore: perché suo padre è stato ucciso. Potrà sembrare una cosa poco gentile da dire, ma è così. La logica sottostante è che siccome è imparentato con un eroe civile, è il candidato con il profilo giusto. Non è mica la prima volta che la sinistra tira fuori dal cappello queste idee strambe: il 5 luglio 2012 Benedetta Tobagi è stata nominata consigliere d’amministrazione RAI in quota PD. Avrebbe ugualmente raggiunto quella posizione, se non fosse figlia di Walter Tobagi, il giornalista barbaramente ucciso dal terrorismo rosso? Vogliamo parlare di Rita Borsellino, di Rosa Calipari?

Io quest’abitudine di candidare parenti di persone uccise proprio non la sopporto: mi sembra in primo luogo una mancanza di rispetto verso chi ha dato la vita per lo Stato, una scelta di cattivo gusto che io eviterei di fare.

Ma soprattutto, mi sembra una strategia politica demente: se il tuo criterio per la selezione dei candidati è il cognome che portano, significa che non ha più idee, che non hai più nulla da dire, che hai bisogno di sfruttare una figura storica per risultare credibile.

Ecco perché sono contrario alla candidatura di Ambrosoli: perché non ha fatto nulla per meritarla, ma sembra che la debba ottenere “per eredità”.

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