Chi voterò alle primarie del centrosinistra

Le primarie di domani sono importanti perché per la prima volta l’identità del vincitore non è certa: mentre in passato si sapeva che i vincitori sarebbero stati Prodi, Veltroni e Bersani, ora la candidatura di Renzi ha il peso politico che nessuno sfidante ha mai avuto.

La sfida è evidentemente una sfida a due, visto che le candidature di Puppato e del compagno Tabacci sono puramente simboliche – per fortuna, visti i contenuti dei loro programmi.

Chi scegliere dunque tra Matteo Renzi e Pierluigi Bersani? Ci sono due criteri principali su cui basare la propria scelta: un criterio programmatico e un criterio politico.

Il criterio programmatico

Sul piano dei contenuti, i due programmi sono a volte molto simili, a volte radicalmente diversi. L’impressione che ho avuto confrontandoli è che quello di Renzi sia molto più preciso e documentato. è un programma pieno di numeri, con tante proposte chiare, scritte nero su bianco, su temi come la semplificazione della Pubblica Amministrazione, la selezione della classe dirigente, il contrasto all’evasione fiscale, la digitalizzazione degli adempimenti burocratici.

Renzi è favorevole all’abolizione del finanziamento ai giornali e ai partiti. Bersani è contrario, perché li ritiene un prezioso strumento di pluralismo. Si dice che senza finanziamenti ai giornali rimarrebbero in vita solo le testate che esprimono il punto di vista dei “poteri forti”: eppure in tutti questi anni lo Stato ha letteralmente tenuto in vita decine di giornali e periodici, senza apprezzabili risultati in termini di maggiore fertilità culturale o maggior consapevolezza dell’opinione pubblica. Nei tempi d’oro della carta stampata in Italia ogni giorno venivano venduti 5-6 milioni di copie, in Gran Bretagna 15, in Germania 30. Forse il problema è da ricercare anche nella qualità dei giornali, non solo nel pubblico che non li acquista.

Lo stesso discorso si può fare per il finanziamento pubblico ai partiti: fu abrogato dagli italiani nel 1993 attraverso un referendum, ma venne reintrodotto come “rimborso elettorale”. Nonostante questi finanziamenti, stiamo uscendo con fatica dal tunnel buio del berlusconismo – ci stiamo uscendo, bisogna aggiungere, non per merito della sinistra ma per l’esaurimento politico di Berlusconi. Perché il terzo uomo più ricco d’Italia ha dominato in tutti questi anni in presenza di questi finanziamenti? Perché il supporto economico che lo Stato garantisce ai partiti non dà a tutti le stesse possibilità, ma assegna risorse enormi ai partiti più forti, creando così una solida barriera al cambiamento e all’entrata di nuovi concorrenti nel “mercato” elettorale.

Mi sembra anche che Renzi sia più chiaro sulle misure da prendere per diminuire la pressione fiscale e per combattere l’evasione. In particolare, è stato chiaro sulla necessità di versare le risorse reperite dal contrasto all’evasione in un Fondo dedicato esclusivamente alla riduzione della pressione fiscale per chi già pagava le imposte. Un modo per dimostrare con chiarezza che se pagano tutti ognuno paga meno.

Chi dice che il programma di Renzi non ha contenuti dice il falso. Il programma c’è ed è sostanzioso: sui diritti civili, ad esempio, le sue posizioni sono avanzate almeno quanto quelle di Bersani, che sconta l’esigenza di accontentare il blocco clericale che lo appoggia. Più diritti alle coppie gay, testamento biologico, fecondazione assistita. Tutte cose che ci sono. C’è anche, pensate un po’, la depenalizzazione della marijuana, proposta da Vendola ma, che io sappia, non da Bersani. Si propone anche una revisione del copyright, per adattare l’istituto alla mutata struttura del mercato e tutelare gli interessi dei consumatori. Anche su questo non mi risulta che Bersani abbia proposte particolari. Questo è il primo motivo per cui voto Renzi: perché nonostante il suo programma contenga aspetti su cui sono in disaccordo, come il prestito d’onore per gli studenti o l’introduzione del presidenzialismo (la cui effettiva realizzazione sarebbe comunque impossibile, vista la maggioranza necessaria), mi sembra che l’impostazione generale sia quella di una sinistra moderna, liberale, capace di affrontare con più sicurezza le sfide della globalizzazione. Il programma di Bersani da questo punto di vista mi sembra piuttosto lacunoso: punta su tobin tax, patrimoniale ed eurobond, facendo finta di ignorare che l’esistenza di un mercato globale svuota il gettito delle prime due e che le obbligazioni europee sono al momento una proposta inattuabile perché l’integrazione dell’Unione non è ad uno stadio sufficientemente avanzato.

Il criterio politico

Il secondo criterio è squisitamente politico: voto Renzi anche perché rappresenta il primo politico che vuole rompere con l’eredità storica del PD: è il primo politico che vuole lasciarsi alle spalle il centrosinistra risultante dall’unione tra democristiani e post-comunisti per creare una sinistra liberalsocialista. Per la prima volta c’è un candidato che può realisticamente vincere e che corre esplicitamente contro la vecchia classe dirigente. Quella classe dirigente che ha consegnato il Paese a 20 anni di berlusconismo, quella classe dirigente che ha passato anni a litigare, a spartirsi poltrone, a masturbarsi nei convegni delle proprie fondazioni mentre la sinistra veniva regolarmente bastonata nelle competizioni elettorali. Questa classe dirigente è facilmente identificabile: Franceschini, Bindi, Fioroni, Gentiloni, Finocchiaro, Marini, Sposetti e compagnia bella. Questa classe dirigente si è schierata, per palese spirito di sopravvivenza, con Bersani. Anche per questo motivo Bersani, che mi sta simpatico e mi sembra un politico ragionevole e di buon senso, non mi sembra votabile: perché è prigioniero del patto catto-comunista su cui è stato costruito il PD. E perché, cosa non secondaria, vuole fare il governo di larghe intese con l’UDC. Io con i democristiani non voglio avere nulla a che fare, soprattutto se di cognome fanno Casini.

Per questo domani voterò Matteo Renzi, nonostante i suoi difetti, nonostante alcuni aspetti del suo programma, nonostante mi stia anche discretamente antipatico. Perché significa esprimere la propria preferenza per una sinistra libera dai vecchi paraocchi ideologici, significa liberare almeno in parte la sinistra dai residui di due ideologie anticapitaliste come il cattolicesimo e il socialismo. Significa dare un piccolo contributo alla nascita della sinistra del terzo millennio.

Un contributo minuscolo, un mattone di un edificio enorme. Mettete anche voi il vostro. Domani votate Matteo Renzi.

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Comments

  • marina terragni  On 11/27/2012 at 2:46 pm

    Ma: 1. Renzi raccoglie in pieno l’eredità democristiana, di cui è figlio, nonostante la camicia bianca da obamiano e la verve televisiva da Bonolis. Solo un democristiano dei più brutti poteva concepire un orrore come il cimitero degli aborti, deliberato dalla sua giunta in marzo. 2. il programma di Puppato è pieno di argomenti, tiene al centro i ragazzi, forse difetta nella comunicazione, ma te lo dico da professionista sel settore, la comunicazione è fondamentalmente trucco e imbroglio. Non cerchiamo un televenditore, cerchiamo una persona responsabile, d’esperienza, capace di visione, che disegni un futuro, soprattutto per voi.

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