Primarie nazionali e primarie lombarde: trova le differenze

Domani si terranno le elezioni primarie per selezionare il candidato del centrosinistra alle elezioni regionali lombarde del prossimo febbraio. I partecipanti sono tre: Umberto Ambrosoli, Andrea Di Stefano, Alessandra Kustermann.

Ambrosoli è il candidato “ufficiale”, sostenuto da Bersani per permettere quell’allargamento dell’alleanza all’UDC che il segretario del PD sembra inspiegabilmente determinato a portare avanti – alla faccia di tutti i discorsi sulla difesa della sinistra dall’influsso malefico di quel destrorso di Renzi.

Kustermann e Di Stefano sono i candidati della società civile di centrosinistra. Kustermann è sempre stata vicina al PCI e poi ai DS ed è ginecologa alla Clinica Mangiagalli, Di Stefano è giornalista, direttore di Valori e collaboratore di Radio Popolare.

Ad un primo sguardo le primarie lombarde e quelle nazionali hanno un solo punto veramente in comune: i candidati sono tre. In quelle nazionali ufficialmente erano 5, ma Puppato e Tabacci non hanno mai avuto alcuna possibilità, la vera sfida era tra Bersani, Renzi e Vendola.

Ma la somiglianza finisce qui.

Alle nazionali gli immigrati potevano votare ma i 16 enni no; alle lombarde possono votare tutti.

Alle nazionali c’era il doppio turno; alle lombarde il turno è singolo.

Alle nazionali bisognava sottoscrivere un patetico appello in cui si dichiarava di essere elettore del centrosinistra – come se il fatto di partecipare alla consultazione non ne fosse una prova evidente; alle lombarde basta la carta d’identità e la tessera elettorale.

Alle nazionali bisognava versare 2 euro; alle lombarde ci vuole solo 1 euro.

Come mai le regole sono cambiate radicalmente in così poco tempo?

L’obbligo di registrazione non è più necessario? Improvvisamente il pericolo degli infiltrati di destra è venuto meno? Come mai i 16enni possono votare alle lombarde e non hanno potuto farlo alle nazionali? Pierluigi Bersani ha mai dato una spiegazione al riguardo?

Come mai alle nazionali il doppio turno era indispensabile, serviva a dare una legittimazione maggiore, invece alle lombarde non serve più?

Forse, potremmo pensare, gli obbiettivi da perseguire sono diversi: in fin dei conti è giusto così, la Lombardia non è l’Italia. In realtà l’obbiettivo è sempre lo stesso, far vincere il candidato ufficiale, quello appoggiato dalla dirigenza: Bersani in Italia e Ambrosoli in Lombardia. Il punto è che l’elettorato è molto diverso: alle nazionali Bersani doveva puntare sul voto dei militanti, mentre in Lombardia il PD ritiene che si possa vincere solo con un candidato “democristiano” e quindi sostiene Ambrosoli, che avrei grosse difficoltà a definire “di sinistra”. Quindi in Lombardia ci vogliono regole snelle, quasi inesistenti, per permettere di votare anche a chi non vive di pane e politica. Alle primarie nazionali invece la priorità era bloccare Renzi, quel giovanotto ambizioso che osava addirittura proporre il pensionamento di una classe politica che definire fallimentare sarebbe eufemistico: e quindi via con l’Albo degli Elettori, il doppio turno, i divieti incrociati, la registrazione e tutti gli sporchi trucchetti per impedire che la partecipazione fosse troppo alta.

Dispiace usare toni così forti, ma questo modo di organizzare le primarie “a doppio binario”, ostacolando la partecipazione quando hai paura di perdere e favorendola quando sei sicuro di vincere, mi sembra una gran carognata. Bersani recita la parte del grande innovatore ma ha rinnovato solo le facce: i metodi sono vecchi e spregevoli come sempre.

Non so se domani voterò alle primarie, probabilmente sì. Ciò di cui sono sicuro è che se andrò a votare NON voterò Ambrosoli.

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Comments

  • Davide  On 12/15/2012 at 12:54 am

    Si, ok, ma c’è un’altra domanda che chi pubblica ragionamenti come i tuoi dovrebbe porsi. Anche se domani non voti per Ambrosoli, se vincesse, quando arriveranno le regionali lo voterai ancora il pd? Perché, a dirla tutta, nuda e cruda, gli sporchi trucchetti funzionano grazie agli elettori che in questo paese sono un po’ pecoroni (anche a sinistra, anzi, forse soprattutto a sinistra), si lamentano tanto ma votano sempre la stessa cosa a prescindere.

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