Sul Quirinale

è difficile intervenire nel dibattito sui recenti avvenimenti politici senza risultare banale e senza ripetere concetti già esposti da altri; ci sono però alcuni punti che mi piacerebbe cercare di fissare, in una sorta di raccolta di ciò che non ha funzionato e di ciò che ci aspetta ora.

Napolitano, scrivono molti commentatori, dopo il fallimento dell’opzione Prodi non ha avuto scelta ed è stato costretto dall’evoluzione della situazione ad accettare un secondo mandato. In realtà la scelta di Napolitano è stata tutt’altro che obbligata, il Presidente ha consapevolmente deciso di chiudere il capitolo del “governo per il cambiamento” e di aprire quello dell’accordo col centrodestra.

D’altro canto se leggete gli articoli di chi cerca di giustificare il Napolitano bis non trovate alcuna menzione precisa del vincolo o dei vincoli che avrebbero predeterminato la condotta del Capo dello Stato: quando arriva il momento di esporli, tutti tirano fuori espressioni come “la situazione eccezionale”, “lo stallo irrisolvibile”, nel tentativo di spostare l’attenzione del lettore dal soggetto al contesto. Certo, alla quarta votazione nessun candidato aveva raggiunto il quorum, ma è ridicolo definire questo scenario “eccezionale”: è successo altre volte e non mi risulta che il Paese in quelle occasioni ne avesse risentito. Una soluzione differente, in sostanza, era tranquillamente realizzabile, a patto di essere disposti a pazientare qualche giorno: ma Bersani ha gettato la spugna e ha lasciato il partito nel caos, senza una figura di riferimento e senza una linea politica da seguire.

La decisione di Napolitano di accettare un secondo mandato è inoltre pericolosa perché pone fine a quella consuetudine decennale che prevede che ogni Presidente della Repubblica faccia un solo mandato. In un paese in cui spesso nemmeno la legge ordinaria è rispettata, il fatto che una consuetudine sia sopravvissuta così a lungo è significativo ed indicativo della sua ragionevolezza: sia chiaro, Napolitano non ha violato alcuna norma, contrariamente a quanto vanno dicendo certi ciarlatani complottisti; ha però modificato almeno in parte le caratteristiche del ruolo che ricopre, un ruolo che era e dovrebbe essere di garanzia e sta gradualmente assumendo tinte troppo decisioniste e personaliste.

La fine della consuetudine del mandato unico è una colpa che ricade esclusivamente su Napolitano e della cui gravità rischiamo forse di renderci conto fra qualche anno. Perché è facile ora dire “ma sì, è un momento di emergenza, tra un paio d’anni si dimette”. Il punto è che si è creato un precedente e per giunta chi lo ha creato in questo momento dispone di un potere troppo ampio, di fatto al di fuori di quelli che sono stati i suoi limiti storici.

Nonostante questo, la stampa e la politica tutta continuano ad adulare il Presidente e difendere fino alla morte qualsiasi sua dichiarazione o condotta, come si è sempre fatto. In questo Paese se critichi il Capo dello Stato sei un delinquente, un populista, non hai rispetto per la Nazione: un motivo in più per riconoscere che il nostro sistema politico non è pronto per il presidenzialismo e probabilmente non lo sarà mai.

Post a comment or leave a trackback: Trackback URL.

Comments

  • DT  On 05/02/2013 at 2:45 pm

    Non capisco perché infrangere questa consuetudine sia pericoloso (e io sono d’accordo su questo) mentre eri tranquillamente disposto a chiudere un’occhio sull’infrangere la consuetudine per cui nessun partito, o coalizione, si dovrebbe prendere le 4 più importanti cariche dello stato… spero non dipenda semplicemente dal fatto che la seconda consuetudine di cui parlo, purtroppo, andava a far gioco alla destra!

    Like

    • Lorenzo Tondi  On 05/02/2013 at 4:19 pm

      La seconda consuetudine non esisteva e non esiste. Da quando c’è il bipolarismo le due cariche più importanti che devono essere rinnovate ad ogni inizio legislatura (presidente della camera e presidente del senato) sono sempre state elette dalla maggioranza di quel momento. Lo ha fatto Berlusconi e lo ha fatto la sinistra, com’è giusto che sia.

      Like

      • DT  On 05/03/2013 at 8:28 am

        Sinceramente sono molto deluso dalla tua risposta. La seconda consuetudine esisteva, nella tua versione, ed è stata infranta da berlusconi (nel 1994 se non ricordo male), all’epoca la sinistra urlò alla dittatura, e quindi stai raccontando una bugia. In secondo luogo, rimane un’altra consuetudine, che è quella di evitare che le 4 (QUATTRO, non due) più importanti cariche dello stato finiscano tutte nelle mani di un’unica coalizione, senza personalità super partes. Cosa mai successa fino ad ora e che sarebbe successa con prodi… ma per fortuna, e non sono sarcastico (purtroppo), esistono i franchi tiratori!

        Like

  • Lorenzo Tondi  On 05/03/2013 at 2:28 pm

    In politica non esistono personalità super partes

    Like

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: