Il tormentone della pacificazione

Oggi sul Corriere trovate un editoriale di un certo Giovanni Belardelli che costituisce una tappa notevole nel viaggio onirico che caratterizza l’estate afosa di via Solferino.
Dice il Belardelli che bisogna finirla con questa “ventennale guerra civile fredda” tra destra e sinistra, due parti politiche che, si lamenta l’autore, “al di là del minimo sindacale (?) cui li obbliga la comune presenza nel governo Letta, non riescono a condividere nulla l’uno delle valutazioni dell’altro”.

Destra e sinistra sono in disaccordo? Hanno visioni del paese diverse, diciamo pure opposte?? Orrore! Sacrilegio!!
A costo di essere accusato di portare avanti una strategia “divisiva” (aggettivo tra i più usati in questa ridicola fase politica), qualcuno dovrebbe ricordare agli editorialisti del Corsera che NON è poi così strano che destra e sinistra abbiano posizioni differenti: dopotutto è forse questa la ragione principale della loro esistenza distinta, no?
Anzi, se proprio vogliamo prendere sul serio le parole del Belardelli, mi pare che negli ultimi tempi ci sia il problema opposto, mi pare cioè che destra e sinistra siano sempre più simili e simbiotiche, non grazie alla comunanza di idee (che non esiste perché manca la materia prima) ma piuttosto grazie ad un potente istinto di conservazione di categoria.

Non contento, il lisergico Belardelli prende il volo: “esiste effettivamente nel Paese uno squilibrio di potere tra magistratura e politica”, di gravità tale da mettere in pericolo il principio della separazione dei poteri, come viene insinuato al termine del pezzo.
La cosa straordinaria è che per l’editorialista lo squilibrio è a vantaggio della magistratura. Il Belardelli sta già pregustando  le lettere di congratulazioni dei grandi maestri della letteratura Fantasy per il mirabolante mondo che è riuscito a creare nello spazio ristretto di un editoriale.
Trasformare un sistema ipergarantista (coi potenti) che vanta tre gradi di giudizio, immunità parlamentari, legittimi impedimenti, tempi di prescrizione accorciati con tempistiche sospette in un sistema dominato dalla magistratura è infatti opera degna del miglior Tolkien (o piuttosto Lovecraft).

D’altro canto da diversi mesi il Corriere è fermamente schierato in difesa di questa grossolana armata Brancaleone che ci ostiniamo a chiamare maggioranza, è comprensibile che la narrazione estiva della grande avventura delle larghe intese raggiunga vette irraggiungibili: attendiamo dunque con (scarsa) fiducia la fine della favoletta paraeversiva e il duro ma salutare ritorno alla realtà.

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