Sulle elezioni europee: alcuni pensieri a caldo

Alcune rapide considerazioni sulle elezioni europee chiusesi ieri sera.

1) I partiti populisti/euroscettici NON hanno registrato l’exploit di cui tutti i media parlano, almeno non nei termini in cui ne parlano. La destra xenofoba ed anti-euro ha sfondato in Danimarca, Austria, Francia e UK. Danimarca e Austria sono paesi piccoli che quindi hanno poco impatto sulla composizione del Parlamento Europeo. I successi di UKIP nel Regno Unito e del Front National in Francia sono in effetti importanti, ma erano tutt’altro che imprevedibili. Tutti i principali sondaggi davano dai mesi quei partiti sopra il 20%.

2) Beppe Grillo stavolta ha sbagliato quasi tutto: ha sbagliato i toni della campagna elettorale (gli insulti a Schulz, ad esempio), in primo luogo, ma soprattutto ha sbagliato a pompare in maniera irragionevole le attese rispetto alla performance del Movimento.

3) Il risultato ottenuto dal PD è storico, monumentale, pazzesco. Il partito guidato da Matteo Renzi è il primo partito praticamente ovunque, con l’eccezione dell’Alto Adige e di pochi comuni sparsi.

4) Berlusconi sembra ormai essere irrilevante, nel senso che Forza Italia ha ottenuto più o meno la stessa percentuale che prendeva il PDL quando Berlusconi si era “ritirato”. Alfano è riuscito a superare lo sbarramento per un soffio, ma certo non può aspirare ad essere il futuro campione della destra italiana. Fratelli d’Italia è un partitucolo. La destra italiana è in avanzato stato di decomposizione.

5) I liberali, riuniti in Scelta Europea, non esistono più. Pagano la decisione idiota di associare la lista all’esperienza montiana tramite il nome “Scelta Europea”: gli elettori non leggono “mercato” né “Verhofstadt” ma “tasse”.

6) Renzi è padrone del Governo e della politica nazionale: non esiste una vera opposizione e i partner di maggioranza non possono decidere più nulla. Le elezioni politiche ad ottobre diventano a questo punto uno scenario credibile.

7) In Europa il Partito Popolare (centro-destra) rimane la prima forza politica, il Partito Socialista Europeo non riesce a sfruttare anni di austerità per rubare voti alla destra, probabilmente perché nella gran parte dei casi la stessa austerità è il frutto del lavoro congiunto di popolari e socialisti.

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