Sull’immigrazione, tre anni dopo

Nell’aprile 2011 scrissi sul mio vecchio blog un post in cui cercavo di spiegare perché l’immigrazione dovrebbe essere considerata una risorsa e non un problema. In quelle settimane, complice l’inizio della stagione primaverile, l’immigrazione clandestina, nella forma minoritaria ma “spettacolare” degli sbarchi sulle coste siciliane, era al centro dell’attenzione mediatica. Tre anni dopo la situazione non sembra essere cambiata molto: le considerazioni di allora sono attuali anche oggi, per questo le riposto qui sotto.

Una delle caratteristiche principali dei politici italiani (e uno dei motivi della loro incapacità di governare il paese) è la tendenza a parlare di argomenti di cui sanno poco o niente. È una tendenza odiosa e deleteria, perché impedisce di condurre un dibattito sul merito della questione, che porti magari ad una soluzione condivisa.

Questo è quello che sta accadendo in questi giorni, con le dichiarazioni di molti esponenti della maggioranza sui flussi migratori che stanno interessando la Sicilia. C’è chi parla di rimpatri immediati, qualcuno vorrebbe mandarli tutti in Francia, addirittura qualche distinto signore invoca una “soluzione finale” a colpi di mitra. Nessuno ha fatto notare che il tema è ben più complesso, che non può essere ridotto ad un problema di ordine pubblico. Mi sembra quindi doveroso cercare di fissare alcuni punti la cui conoscenza è indispensabile per affrontare con obiettività il discorso.

1) L’immigrazione è un dato di fatto. C’è e non la si può fermare, la si può semmai governare. Il blocco navale è dispendioso e soprattutto inutile.

2) Nonostante siano gli sbarchi ad attirare l’attenzione dei media, l’80% dei migranti arriva in Europa via terra.

3) Gli immigrati clandestini non sono criminali, sono persone a cui i governi vietano di entrare legalmente e che quindi entrano illegalmente. Chi accusa i migranti di arrivare in Italia con l’appoggio della criminalità organizzata incorre in un cortocircuito logico: siamo noi che, impedendo loro di arrivare regolarmente, abbiamo creato un enorme mercato illegale e lo abbiamo regalato alle mafie.

4) Gli immigrati non rubano, non stuprano, non uccidono più di quanto facciano gli italiani. Non esiste alcuna correlazione, nel nostro paese, tra aumento dell’immigrazione e aumento della criminalità. Le statistiche dimostrano anzi che dalla metà degli anni ’70 la criminalità è in costante diminuzione.

5) L’immigrazione non è un problema, ma una risorsa. L’idea secondo cui gli immigrati ruberebbero il lavoro ai giovani italiani non ha fondamento. La maggior parte di loro infatti svolge mansioni giudicate troppo umili o poco attraenti dai giovani. La causa della disoccupazione giovanile non è la concorrenza dei migranti, ma lo status di intoccabilità di cui godono gli anziani, tutti assunti a tempo indeterminato, specialmente nel settore pubblico.

6) L’Italia è un paese sempre più anziano, il che costituisce un problema per la stabilità del sistema pensionistico. I dati Istat del 2010 mostrano che il 20% della popolazione ha più di 65 anni, mentre solo il 14% ne ha meno di 15. Se aggiungiamo che la maggior parte del restante 66% ha più di 45 anni, possiamo concludere che nei prossimi 15-20 anni, in assenza di forti flussi migratori, il nostro sistema di welfare rischierebbe il collasso.

7) In molti pensano che i posti di lavoro siano delle caselle fisse, immodificabili, ma non è così. I migranti sono persone, non merci. Come tali non si limitano a lavorare, ma consumano per soddisfare i propri bisogni; se aumentano i consumi, aumenterà anche la produzione, e probabilmente crescerà anche l’offerta di posti di lavoro.

La realtà è che il nostro Paese ha bisogno dell’immigrazione, ne ha un disperato bisogno. Probabilmente è necessario stabilire delle quote, procedere per gradi; ma limitarsi a gridare e a mostrare i muscoli serve solo ad incattivire gli animi, mentre quello di cui abbiamo bisogno è una classe dirigente competente e pragmatica.

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